Stefano Carofei / Imagoeconomica

Andrea Marcucci, va eletto subito un segretario nell’assemblea dei mille del 21 aprile come sostiene Maurizio Martina? Il reggente rifiuta un mandato a termine. »Non . serve che io faccia il passacarte o il commissario liquidatore, mi sono candidato segretario» dice.

 
«A Maurizio dico: armiamoci di buonsenso, ragioniamo. Ma non faccia strappi, né fughe in avanti».
 

Lei, che è capogruppo dem Al Senato, è per anticipare le primarie o per riconfermare Martina?

 
«Le due cose non sono necessariamente incompatibili. Il congresso si potrebbe fare a inizio del prossimo anno, e intanto ci potrebbe essere una guida condivisa, perché il valore assoluto è l’unità del Pd. Se si azzerano tutte le cariche in vista del congresso anticipato, allora sarebbe il presidente del partito Matteo Orfini a guidare la transizione, ma potrebbe anche andare avanti Martina».
 

Lei si augura sempre un governo Lega-M5S, come scrisse in un tweet?

 
«Non si trattava di un auspicio, ma di una constatazione visto il comportamento di 5MS e Lega nella spartizione degli uffici di Camera e Senato. Appariva chiaro che ci fosse a monte un accordo consolidato che spianava la strada a maggioranze di governo».
 

Ma come può il Pd favorire un governo di “sovranisti”?

 
«Si deve prendere atto del risultato elettorale. Noi in Parlamento, come opposizione faremo attività di proposta, controllo, indirizzo».
 

Dario Franceschini però la pensa diversamente, dice che il Pd deve abbandonare l’immobilismo e aprire le contraddizioni nel campo degli avversari.

 
«A Dario rispondo che non è vero che non abbiamo parlato con i grillini. Io e Delrio abbiamo avuto un incontro con Giulia Grillo e Danilo Toninelli prima dell’elezione delle cariche istituzionali. L’esito è stato disastroso per i toni, i modi irriverenti. Questo ci ha convinti ad essere chiari e definitivi, perché i muri sono talmente alti sui contenuti, sui programmi, nella cultura politica da non portarci ad alcun tipo di alleanza».
 

Non ci saranno quindi novità oggi nell’incontro al Quirinale?

 
«No, non vedo quali possano essere. Ma sta a Martina che guida la delegazione fare la sintesi del dibattito che c’è stato nelle assemblee parlamentari dem».
 

Anche le donne Pd sono sul piede di guerra e denunciano la beffa delle candidature plurime femminili che sono servite in realtà per fare entrare più uomini in Parlamento.

 
«Ho letto la lettera – appello. Oggi nel Pd c’è una presenza femminile inferiore rispetto alla passata legislatura. Non mi fa piacere. Però in Senato posso dire che abbiamo previsto la parità di cariche nel nuovo regolamento del gruppo, come del resto lo statuto del partito vuole. L’allerta sulla parità è anche mio. Credo che la risposta sia negli atti concreti, a Palazzo Madama la carica più alta che ha il Pd, la vice presidenza è andata a una donna Anna Rossomando».
 

La riunione con Renzi in via Veneto negli uffici della sua famiglia è stata una riunione della corrente renziana?

 
«No. È stata una delle tante riunioni di queste giornate convulse».