VIRGINIO MEROLA SINDACO DI BOLOGNA - Foto: Paolo Cerroni / Imagoeconomica
VIRGINIO MEROLA SINDACO DI BOLOGNA - Foto: Paolo Cerroni / Imagoeconomica

«Se nel Pd a Roma continuano a non discutere, decidono da soli di estinguersi. Non si può continuare a non convocare il congresso che invece sarebbe necessario per definire una nuova prospettiva. Va bene tutto, ma non l’afasia. Dobbiamo scendere in campo, dare vita all`alternativa ripartendo dalle città, chiedere a tutti gli attuali dirigenti di farsi da parte. A luglio organizzerò a Bologna un’assise di sindaci per ripartire dai programmi». Il sindaco di Bologna, Virginio Merola, ha visto da vicino, domenica scorza, cadere nelle mani dei 5Stelle Imola, per 73 anni una roccaforte rossa. E adesso è arrabbiato e preoccupato.

 

Sindaco Merola, perché il centrosinistra ha perso a Imola secondo lei?

«Perché governare bene non basta più , c’è un clima che porta a dire: cambiamo tutto. E il Pd è stato identificato come l’ultima élite legata al passato. Io credo che in qualche mese diventerà chiaro che il racconto giallo-verde porta in realtà all’affermazione di una nuova élite. Ma ora noi dobbiamo reagire per costruire una proposta alternativa».

 

Le sembra che il Pd non lo stia facendo abbastanza?

«Io trovo incredibile che non si abbia nemmeno la forza per organizzare le tappe del prossimo congresso. Questo è il frutto di una concezione proprietaria e correntizia di un Pd che non parla a nessuno. Il congresso è assolutamente necessario, ma non più sufficiente».

 

Cosa può fare un partito politico oltre a un congresso?

«Di fronte all’avanzata delle destre, perché di questo stiamo parlando, occorre ricominciare con un campo largo, che riunisca associazioni e amministratori, bisogna aprire una pagina completamente nuova. All’interno di questa pagina deve esserci anche il Pd, ma non basta».

 

Non basta il congresso. Non basta il Pd. Bisogna andare oltre? E verso dove?

«Io qualche mese fa ho pubblicato un libro che si intitolava “Insieme” e poi, guarda caso, è andato tutto al contrario. Oggi l’incapacità di discutere i motivi della sconfitta e di trarne le conclusioni lascia milioni di persone, di nostri elettori, interdetti e attoniti. Così si rischia davvero di essere inutili».

 

Pensa al “cantiere per l’alternativa” di Zingaretti quando parla di un campo largo? Sosterrebbe il governatore del Lazio nella corsa per la segreteria?

«Stimo molto Zingaretti, ma mi pongo in una logica nuova. Dobbiamo riaccendere la connessione sentimentale con le persone. Perché la gente, al contrario, ci ha preso di mira. Dobbiamo costruire un’altra Italia possibile. La gara sui nomi non mi appassiona, bisogna ripartire dalle città e dalle tante buone amministrazioni che ci sono, che esprimono pratiche positive e coinvolgimento. Abbiamo bisogno di un movimento per l’alternativa, di un percorso, di un progetto prima di arrivare a un nome. Con gli uomini soli al comando credo che abbiamo già dato. Il congresso deve nascere sulla base di una discussione vera, che coinvolga migliaia di persone con le loro idee».

 

Lei adesso cosa farà?

«Organizzerò a Bologna, già nel mese di luglio, un grande appuntamento per gli amministratori, per studiare nuove modalità di coinvolgimento dei cittadini. Non penso a un’iniziativa di partito ma a un’assise aperta a quei sindaci che possono aiutarci a ripartire dal basso. La sinistra ha bisogno di riprendere una battaglia  culturale e politica, per rispondere alla perdita completa di rapporto e contatto con le persone che c’è stata».