DARIO NARDELLA / Foto: Imagoeconomica

Se Dario Nardella fosse uno spin doctor e non il sindaco di Firenze, avrebbe già lo slogan elettorale per Marco Minuti: «Competenza, concretezza e credibilità».

 

Le tre C dell’ex ministro?

«Sono tre anche i motivi per cui ho firmato l’appello dei sindaci per la candidatura di Minniti a segretario. Ho lavorato con lui da sindaco quando era ministro ed è una persona che può incarnare i valori di cui ha bisogno la sinistra oggi, per rappresentare una alternativa credibile al governo gialloverde».

 

Secondo motivo?

«È anche la genesi di questa candidatura, che vede i sindaci protagonisti e che consentirà di mettere al centro del congresso del Pd la vita degli italiani e il ruolo delle città. La terza ragione è che questa candidatura spariglia, cambia lo scenario di un Pd condannato a un congresso di mera investitura. O peggio, a una resa di conti tra correnti».

 

Sbaglia il presidente Rossi quando dice che, con Minniti segretario, Salvini resterebbe vent’anni?

«Trovo offensivo considerare Minniti un inseguitore di Salvini. E l’unica figura che può mettere a nudo l’inaffidabilità di Salvini e del suo governo, proprio perché ha dimostrato che argomenti come la legalità e l’immigrazione possono essere affrontati seriamente e con più efficacia anche dalla sinistra».

 

Non ci avete perso le lezioni, su questi temi?

«No, le abbiamo perse sottovalutando clamorosamente questioni che noi sindaci viviamo ogni giorno con i nostri cittadini».

 

La sinistra rimprovera a Minniti politiche di destra. Può essere lui l’uomo giusto per allargare il Pd?

«Minniti ha una storia che viene dalla sinistra. Non sarebbe un candidato solitario, ha con sé tanti amministratori e ha saputo meglio di ogni altro coniugare solidarietà con legalità. E con lui ministro che i sindaci hanno messo in campo le migliori esperienze di accoglienza e legalità».

 

La sfida tra Zingaretti e Minniti, ritenuto da molti il candidato di Renzi, non rischia di lacerare il Pd?

«Solo chi non conosce Minniti o chi è in malafede può pensare che sia una operazione renziana. Un confronto tra candidati, se si parla di contenuti e di valori, non è affatto un problema. Anzi».

 

Non la preoccupa la scelta di Gentiloni e Franceschini di sostenere Zingaretti?

«Minniti, nel momento in cui dovesse sciogliere la riserva, sarebbe la persona più titolata a includere e unire, parlando sia alla sinistra sia ad un elettorato moderato. Zingaretti è una persona per bene e stimo molti suoi sostenitori, ma Minniti è una figura adatta a unire il partito e a parlare fuori dal Pd. Qui c’è la chiave della rivincita».

 

Per Enzo De Luca serve una «autocritica spietata». Non pensa che Renzi dovrebbe farsene carico?

«Se facciamo un congresso con lo sguardo all’indietro, non abbiamo capito niente. Non risponderò più a chi continua a chiedermi se sono renziano o antirenziano».

 

E lei, come pensa di battere alle Comunali i candidati di Salvini e Di Maio?

«M5S e centrodestra non hanno ancora dei candidati, né un’idea di città. Sono solo spinti dall’obiettivo di attaccare chi governa Firenze, come dimostra il veto incrociato sul nuovo aeroporto».

 

L’election day non sarà un ostacolo per lei?

«Al contrario. In questi anni abbiamo realizzato molte cose, dal nuovo sistema tranviario alla riqualificazione delle periferie. E Firenze può incarnare la doppia sfida della buona amministrazione locale e di un modello nuovo di Europa, nel quale le città diventano protagoniste».