ANDREA ORLANDO - Alessandro Paris / Imagoeconomica

Orlando “Non si può restare a guardare. Abbiamo il dovere di cercare un patto sulle presidenze”

 

«Non possiamo decidere noi chi è il presidente della Camera o del Senato. Ma se si apre un ragionamento tra Tizio e Caio, e pensiamo che Tizio sia per tutti più di garanzia di Caio, allora dobbiamo incidere». Seduto nel cuore del Transatlantico, Andrea Orlando osserva centinaia di novelli deputati muoversi come formichine impazzite alla vigilia del gong che aprirà oggi la sfida delle presidenze. Il ministro della Giustizia si muove da giorni lontano dai radar. Non ha voglia di aggiungere confusione a confusione. «Sono in una fase zen…», scherza. Ma non nega qualche ragionamento sul rebus politico che ha mandato in stallo il sistema.

Difficile la posizione del Pd: all`opposizione, ma potenzialmente decisivo per lo snodo delle presidenze e dei futuri assetti di maggioranza. Eppure fermo. Immobile.

In fin dei conti è la strada migliore?

«Io sono convinto che non ci siano le condizioni per fare alleanze, non ho particolari dubbi su questo. Però dico una cosa: non è neppure . immaginabile che noi, con il nostro 20%, non partecipiamo alla dialettica parlamentare. Altrimenti tanto varrebbe non venire in Parlamento: che facciamo, ce ne stiamo a casa?».

 

Quindi sarebbe bene che il Pd si muovesse per incidere nella scelta dei presidenti?

«È chiaro che non possiamo decidere noi chi saranno i presidenti delle due Camere. Ma se ci troviamo di fronte a due scelte, ed è possibile spingere di più nella direzione di una o dell`altra, ha senso provare a incidere. È sempre andata così, anche nella Prima Repubblica. In fondo, queste dinamiche si assomigliano. Tanto più se il Pd è all`opposizione…».

 

All’opposizione di chi? C`è chi immagina che, al termine di un lunghissimo balletto, si finirà con un patto tra Di Maio e Salvini. Lei cosa pensa?

«Sono abbastanza convinto che si vada a finire lì, ma certo non mi metto a fare il tifo affinché Salvini e Di Maio si mettano d`accordo. Purtroppo c`è stato anche chi ha sostenuto una tesi tanto ridicola, chi ha detto di aspettare questo scenario, preparando la vaschetta con i pop corn: un conto è prendere atto di una condizione, altro esaltarsi… Li abbiamo contrastati in campagna elettorale e adesso cosa gli diciamo, per favore mettetevi d`accordo? Detto questo, se sei in questa fase devi provare a influire il più possibile su presidenti di Camera e Senato che siano di garanzia per tutti, tanto più se vai all`opposizione».

 

Crede che il leader della Lega sia pronto a stringere un accordo con il Movimento?

«Dipende se Salvini vuole capitalizzare il risultato o rischiare puntando tutto su nuove elezioni. Devo dire che la storia è piena di gente che ci ha provato, puntando tutto senza poi raccogliere. Pensate a Chirac, che sciolse in anticipo l`Assemblea nazionale e si ritrovò con la coabitazione».

 

A meno che la situazione non si incastri e non si torni al voto. Possibile?

«Non penso sia impossibile, in queste condizioni… Se non si fa un governo, si va a votare».

 

A due settimane dalle elezioni che lettura si può dare della batosta del Pd?

«Fuori dalle mura urbane i Cinquestelle si sono dimostrati fortissimi. E noi non abbiamo perso, abbiamo rischiato di essere spazzati via. Come in una morsa, con i nostri voti divisi tra Lega e grillini. Un tempo esisteva un voto di classe, oggi è tra inclusi e esclusi. I non garantiti non ci hanno votato».

 

Dove avete sbagliato?

«Abbiamo fatto una campagna dicendo di aver messo in sicurezza l`Italia. Ma siamo sicuri che chi vive male in questo sistema abbia vissuto bene questo messaggio? ».

 

Difficile sostenere argomenti diversi dopo essere stati al governo per tutti questi anni, non le pare?

«Ha ragione. Ma potevamo fare la stessa campagna aggiungendo anche una critica al sistema di redistribuzione del reddito. E riconoscendo che ci sono delle disuguaglianze da affrontare. Quando invece diciamo soltanto che c’è il 2% di crescita del Pil, non andiamo in quella direzione…».

 

Di errori ne ha commessi anche Berlusconi. Ora ammette di avere sbagliato ad attaccare Di Maio per avere svolto soltanto lavori come quello dello steward allo Stadio San Paolo.

«Quello è stato un favore enorme a Di Maio. Condannare uno perché ha avuto solo lavori precari e non pensare ai problemi di milioni di ragazzi che hanno avuto solo quel tipo di lavoro: ma come si fa?».

 

Si avvicina Andrea Di Maria, deputato della sinistra del Pd. Nel capannello si finisce a parlare un po’ per gioco delle tesi di aprile di Lenin. «Compagni – scherza Orlando – la situazione è difficile e a questo punto l`unica prospettiva è il socialismo…».