“La parola chiave che propongo oggi è: rispetto”. Con queste parole Matteo Renzi, ha aperto, da segretario dimissionario, i lavori dell’Assemblea del Partito democratico. “E’ una delle parole più belle, richiama al guardarsi intorno, dentro, negli occhi. Avere rispetto è una delle prime cose che i genitori insegnano ai figli. Una comunità politica deve scegliere di rispettarsi sempre e praticare il rispetto nei confronti della comunità di militanti e iscritti che, senza chiedere niente, passano le serate a organizzare le campagne elettorali e le feste dell’Unità e chiedono a noi di rispettarci. In questi mesi il Pd non si è rispettato, ha buttato del tempo, ha bestemmiato il suo tempo, ha perso l’occasione per parlare fuori. Guardiamoci negli occhi rispettandoci e proviamo a capire se esiste lo spazio per immaginare un domani”.
 
“Il Pd ha perso l’occasione per aprire le finestre e parlare fuori. Ora dico, senza distinzioni: fermiamoci”, ha detto il segretario dimissionario.”Fuori da qui ci stanno prendendo per matti. La nostra responsabilità e’ nei confronti del Paese. Adesso basta, non possiamo più discutere al nostro interno. Facciamolo oggi ma dobbiamo rimetterci in cammino”.

 

“C’è un prima e c’è un dopo il 4 dicembre nella politica italiana, e mi spiace perché mi sento responsabile, c’è un prima e un dopo, c’è una frattura nella politica e nella società con la fuga dei capitali all’estero e in generale è stata una botta per tutto il sistema paese e noi abbiamo la responsabilità di rimetterlo in moto”, ha sottolineato Renzi, aggiungendo “è tornata la prima Repubblica ma senza la qualità della prima Repubblica, non riguarda solo il Pd, si stanno scindendo tutti, compreso a sinistra. Ma anche a destra, ci sono fratture che il proporzionale fisiologicamente favorisce”.

 

“Nessuno viene a fare politica per cambiare un comma di uno statuto. Quella grande ambizione collettiva è come se fosse venuta meno. Se immaginasse questo 2017 per l’Italia in Europa, ci sarebbe da mangiarsi la mani. Il Trattato di Ventotene, 110 anni dopo la nascita di Spinelli è ancora forte nel nostro cuore: l’Europa deve tornare a cambiare passo”.

 

“Nel Pd siamo fermi. Siamo impelagati nel dire: congresso sì, congresso no. Resti agli atti quel che è accaduto in questi due mesi e mezzo. Ho cercato tutti i giorni di raccogliere le proposte degli altri per restare insieme. All’ultima assemblea due amici storici mi hanno preso a male parole per dirmi ‘fai un errore’. A quel punto una parte della maggioranza e minoranza ha detto fermiamoci e mi sono fatto carico di non fare il congresso perché pensavo potessimo fare una campagna di ascolto insieme. Ci siamo organizzati per lanciare una nuova segreteria. Quando siamo partiti c’è arrivata la richiesta: ci vuole un luogo di contendibilità. E allora abbiamo scelto le primarie. Ma ora dicono no al congresso…”, ha spiegato Renzi.
“Io soffro all’idea di arrivare alla scissione. Io soffro a sentire la parola scissione, come tutti noi, è una delle parole peggiori, peggio c’è solo la parola ricatto: non è accettabile che si blocchi un partito sulla base dei diktat della minoranza”.

 

“Dobbiamo troviamo un criterio nuovo per la forma partito. Altrimenti passa l’idea di partito azienda o azienda partito. Questo argomento dovrà essere affrontato nel congresso. Inoltre dopo il 4 dicembre continuiamo a pensare ad un modello maggioritario oppure no? Non sempre si è proceduto al rinnovamento”, ha fatto notare ancora il segretario del Pd. “Il congresso deve ragionare di argomenti centrali: di che cosa è la sinistra di oggi. Vorrei definire la sinistra, non accetto un copyright della sinistra”, ha aggiunto. “Anche se non canto Bandiera rossa penso che il Pd abbia un futuro che non è quello che altri immaginano”.
 

“Il congresso è l’alternativa al modello Casaleggio o al modello Arcore. C’è un altro punto per cui va fatto il congresso. E’ solo uno scontro di poteri, come ha scritto Michele Serra nella sua Amaca di ieri, sì. Ma non nel modo che potete capire. C’è la legittima aspirazione a diventare segretario. Ma c’è di più: a chi appartiene il potere nel Pd? Quando si definisce il congresso come il luogo della conta e non della democrazia, si sta dicendo qualcosa che va contro il cuore del partito. La condizione per cui si può stare tutti dentro, non è la logica del veto, ma che il potere appartiene ai cittadini che vanno a votare alle primarie, non ai caminetti a Roma. Il Pd si può basare su dei voti ma non su dei veti. Questa è l’ultima assemblea di questo mandato” di segreteria del Pd, “ma non è l’ultima assemblea del Pd. Il Partito democratico è più forte dei destini personali e dei leader, comunque si chiamino. Come comunità il Pd ha un passato, un presente e un futuro”.

 

“Basta con la discussione e le polemiche sul governo. Faccio un applauso a Gentiloni che è qui, per quello che sta facendo con i ministri. E’ impensabile che si trasformi il congresso in un congresso sul governo. Sarebbe un errore allucinante per tutti. Sul governo non ho cambiato idea, mi fa piacere che altri lo abbiano fatto passando dall’appoggio caso per caso all’appoggio fino a fine legislatura. Rispettiamo l’azione del governo e i poteri del presidente della Repubblica”.

 

A chi in questi tre anni “ha pensato si stava meglio quando si stava peggio, non dico che siamo nemici e neanche avversari ma dico mettetevi in gioco, non continuate solo a lamentarvi e non potete chiedere a chi si dimette di non candidarsi perché è l’unico strumento con cui si evita la scissione. Non è una regola del gioco democratico. Avete il diritto di sconfiggerci non quello di eliminarci”.