Matteo Richetti
Imagoeconomica

Sabato scorso, con la sua “Harambee”, un’iniziativa che ha riunito circa 500 persone all’Acquario Romano, è iniziata la cavalcata del fioranese Matteo Richetti verso la segreteria nazionale PD. Harambee corrisponde al nostro “oh issa” ed è il nome del suo movimento, preso in prestito dall’Africa.

 

Richetti, se non abbiamo capito male, alla domanda “si candida?” oggi risponde con un sì bello tondo.

Sì ma il punto non è il mio percorso personale. Sabato a Roma ho lanciato un percorso che ha l’ambizione di rifondare un pensiero e la presenza politica del centrosinistra in Italia. Quando le persone decidono di dare vita a un grande movimento di idee e passione, che prenderà forma in tutti i territori e unirà ragazzi che vengono dal volontariato, dall’associazionismo, cercherà di studiare e approfondire tematiche legate all’Europa, all’ambiente, ai modelli di protezione sociale dei paesi più evoluti, insomma, è chiaro che tutto questo ci porterà a metterci in gioco. Se il PD farà le primarie è certo che ci sarà un nostro protagonismo. La persona che si candida è l’ultimo pezzo.

 

E se le primarie non si faranno come starà dentro il PD?

Starò nel PD come ho sempre fatto, con responsabilità e passione. Io non ne faccio una questione di persone: Maurizio Martina è un dirigente di partito per cui ho stima, ma il PD avrebbe bisogno di una fase straordinaria, di rifondazione. E anche di ripensamento della sua forma di partito. Trovo giusto che le diverse visioni si confrontino in un congresso che, per quanto riguarda il PD, si concluda con le primarie. Se una parte significativa di società ti volta le spalle tu hai l’obbligo di ripartire in modo straordinario. Spero che non si termini il mandato iniziato con Renzi portandolo fino al 2021, perchè vorrebbe dire che non si intende affrontare l’accaduto.

 

Lei e Renzi avete parlato di Harambee?

Sì, ne abbiamo parlato a lungo. Ho organizzato Harambee con molte persone che vengono dal territorio e non l’avevo informato di questa iniziativa. Quando l’ha saputo ne abbiamo discusso. Tra di noi c’è un rapporto di confronto, c’è una diversità rispettosa di approccio e di ragionamento. In politica fare un percorso insieme non vuol dire affittare il cervello ad altri, ma vivere di confronto.

 

Il PD è riuscito a sprofondare anche nella rossa provincia di Modena. Che errori ha fatto?

Non credo ci sia una peculiarità negativa modenese. Il risultato è stato uno tsunami da nord a sud. Modena e l’Emilia Romagna non sono indenni ai sentimenti di chiusura e di frammentazione che vediamo in tutto il territorio nazionale. Le persone stanno perdendo fiducia nella possibilità di relazione e nelle comunità che ti aiutano se hai un momento di difficoltà. Stefano Vaccari è universalmente riconosciuto come uno dei parlamentari che ha svolto al meglio il suo lavoro, ma al suo posto ciascuno di noi avrebbe avuto lo stesso risultato. Non era un giudizio sulla persona.

 

Se sarà segretario, però, ci sarà un gran lavoro da fare.

Sì, in molte parti di Italia il lavoro del PD è asfittico, chiuso e autoreferenziale. Ci vorrebbe una continua osmosi con i mondi vitali, la scuola, le professioni. Il PD deve essere la forza che parte sempre dai più deboli, ma che allo stesso tempo non smette di guardare a chi tutti i giorni lavora e garantisce competitività al Paese, a cui stiamo sottraendo risorse con la fiscalità.

 

Governo. Come finirà?

I Cinquestelle e Lega finiranno insieme e Di Maio dirà che sono stati costretti perchè il PD non c’è stato. Questo atteggiamento lo abbiamo già visto per i presidenti delle Camere e nella costruzione delle commissioni speciali. C’è un’intesa quotidiana. Ribadisco che per noi il punto non è maggioranza o opposizione. Il Movimento 5 stelle è una forza fondata su aspetti che la mettono ai limiti della democrazia. Deputati che devono dare il contributo alla Casaleggio? Io sono molto preoccupato di uno scivolamento della democrazia in una sfera privata nel nostro Paese. Il PD deve tenere la schiena dritta. Non basta un generico appello alla responsabilità: con loro non ci sono punti in comune.