«L’Abruzzo dimostra che il vero bipolarismo è tra destra e sinistra, non tra destra e 5 Stelle», ragiona AndreaRomano , parlamentare dem e direttore di Democratica, che ha condiviso la scelta di sottoscrivere il manifesto Calenda. Ma all’ex ministro chiede «di decidere di stare nel Pd, ma con entrambe le scarpe».

 

Partiamo dal dato abruzzese: non è stata una vittoria, ma sicuramente un mezzo miracolo rispetto alle previsioni nefaste della vigilia.

 

Il dato politicamente più significativo di questo voto è che dimostra come il vero bipolarismo è tra destra e sinistra, non tra destra e 5 Stelle. Abbiamo smontato la narrazione di questi mesi che dava il centrosinistra per sparito. Non solo, il Pd ha dimostrato di saper aggregare intorno a sé forze politiche e civiche con cui condivide la prospettiva politica fondamentale: battere il populismo sovranista che sta distruggendo l’Italia.

 

Il termine bipolarismo ricorda molto la seconda Repubblica. Si ritorna lì?

 

Quello di oggi è un bipolarismo profondamente diverso nei connotati delle forze politiche. La destra di oggi è molto più radicale e pericolosa, perché capace di toccare nervi nascosti come il razzismo ele paure legate all’immigrazione. Vi sono liberali che pensano ancora di poter civilizzare Salvini, ma è un’illusione. I leghisti stanno perseguendo un disegno chiaro: egemonizzare la destra italiana su posizioni lepeniste.

 

Non è un po’ presto per parlare di crisi dei 5 Stelle?

 

Impossibile negare il ridimensionamento dei 5 Stelle. La loro crisi è all’inizio ma è inarrestabile. La ragione è semplice: Di Maio ha vinto grazie alla promessa di abolire la povertà e aumentare il benessere degli italiani. La realtà della loro incapacità di governo si sta traducendo in aumento della disoccupazione e crollo dell’economia, e dunque meno lavoro e più sofferenza sociale.

 

Però, guardando il voto abruzzese, la lista targata Pd è sprofondata all’11,3%. Un pulpito basso per parlare di crisi altrui?

 

Il dato che conta in Abruzzo è il risultato del centrosinistra, che ha guadagnato circa 50.000 voti dal 4 marzo 2018.11PD ha saputo creare intorno alla figura autorevole e convincente di Legnini un ampio fronte di forze politiche e civili, indicando una strada: l’alternativa alla destra e ai Cinque Stelle è la costruzione di una coalizione intorno al PD. Inoltre abbiamo dimostrato grande generosità nel nome del bene comune: come faremo in Sardegna sostenendo con convinzione la candidatura di Zedda che non è esponente PD e come faremo in molte realtà amministrative (compresa la mia città, Livorno, dove stiamo lavorando ad una coalizione ampia per salvare la città dal malgoverno di Nogarin e per fermare la destra leghista).

 

Addio alla vocazione maggioritaria, quindi.

 

È la vocazione maggioritaria declinata nelle condizioni reali di oggi: senza il PD non esiste alcun progetto di alternativa alla des tra e ai Cinque Stelle. Proprio per questo il Partito Democratico va curato e fatto crescere.

 

A proposito di questo, è di ieri la firma del presidente Orfini a nome del Pd, in calce al manifesto europeista di Carlo Calenda.

 

Il manifesto Calenda è ottimo e considero positivo che il mio partito lo sostenga. Io lo intendo come un impulso a condividere un orizzonte europeista anche tra forze che appartengono a famiglie politiche diverse. Orfini ha fatto bene a firmarlo.

 

Ma la lista Calenda non rischia di superare il Pd?

 

Io non parlerei di “Lista Calenda”, a meno che Carlo non decida di fondare un proprio partito. Parliamo per l’appunto di un “Manifesto Calenda” che stimola vari partiti a condividere un comune orizzonte europeista. La lista unitaria potrebbe essere un passaggio successivo, ma dobbiamo domandarci cosa convenga davvero nelle condizioni proporzionali del voto europeo. Su questo bisogna ragionare insieme agli alleati, con l’umiltà e la fatica che servono nel dialogo tra culture politiche diverse.

 

Secondo lei Calenda vuole fondare un nuovo partito?

 

Francamente non lo so. Carlo è stato un ottimo ministro, anche grazie all’intuizione di Renzi che lo ha voluto al governo, ed è dotato di grande energia. Ho letto messaggi molto contrastanti nelle sue uscite di questi mesi: un giorno sembra che voglia fondare un suo partito, un giorno polemizza con il PD, un altro giorno attende una sorta di incoronazione. Con la franchezza che devo ad un amico, gli suggerisco di scegliere con convinzione e senza ambiguità di impegnarsi dentro il PD. Perché senza il PD non è possibile alcuna alternativa allo sfascio giallo verde, e perché al PD servono la sua competenza e il suo entusiasmo.

Calenda parla spesso di civismo, forse quella sarà la sua strada?

 

Il civismo è una brutta bestia, perché tutti aspirano a rappresentare “i cittadini” (persino i Cinque Stelle). Il problema è quando l’aspirazione al civismo si trasforma in partito, come è indispensabile fare per tradurre i desideri in voti e rappresentanza. Anche per questo il mio auspicio è che Carlo scelga di stare dentro il PD con tutti e due i piedi, perché senza il PD non si va da nessuna parte.

 

Il dibattito sul manifesto europeista rischia di fagocitare quello congressuale?

 

Non credo. I congressi sono faticosi e persino noiosi, ma è la fatica della democrazia. Esiste un’alternativa alla discussione democratica: il modello del partito-azienda (incarnato da Forza Italia e Cinque Stelle) e il modello “uomo della provvidenza”. Sono alternative profondamente antidemocratiche. In realtà occorre restituire dignità alla politica e alla democrazia, anche ricostruendo partiti adeguati alla nostra epoca con la fatica che serve ad alimentare comunità di militanza ed opinione che discutono e si confrontano. Nessuna democrazia può sopravvivere senza partiti.

 

Lei sostiene Martina, perchè?

 

Perché più di altri ha la capacità di tenere unito il Pd, superando rancori e nostalgie. Penso anche che chiunque vincerà il congresso dovrà scommettere su una gestione condivisa che abbia il sostegno di tutti. In questo senso sono ottimista: è un congresso laico, non dell’un contro l’altro armati. I candidati si stanno battendo con la convinzione che, chiunque sarà segretario, dovrà chiedere e avere il sostegno di tutti.

 

Il nuovo segretario verrà subito messo sotto la lente elettorale alle europee.

 

Sarò fuori dal coro, ma non ritengo che le europee saranno come le elezioni del ’48. Saranno, invece, elezioni di passaggio, anche perché si voterà guardando alle famiglie politiche europee e ritengo che prevarranno quellapopolare, liberale e socialista segnando la sconfitta del populismo sovranista.

 

Nessun banco di prova, quindi?

 

Sono elezioni importanti, ma il risultato sarà interlocutorio anche per il nostro paese. Per l’Italia, il passaggio veramente cruciale rimangono le prossime elezioni legislative.

 

Prevede crisi di governo?

 

Non credo voteremo a breve, perché in Lega e 5 Stelle prevarrà fino all’ultimo l’attaccamento alla poltrona. Noi dobbiamo lavorare per farci trovare pronti in qualsiasi momento al voto politico: e toccherà a noi aggiustare l’Italia, sia moralmente che economicamente, dopo la catastrofe del governo gialloverde.