Maurizio Martina
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Maurizio Martina, cambiano le regole del Pd come ha stabilito la commissione Statuto che lei presiede e che presentate oggi in Direzione. Tra le modifiche anche la creazione di punti-dem online. Copiate i meet up dei 5Stelle?

“A dodici anni dalla nascita del Pd, la nostra ambizione è quella di vincere una nuova sfida di partecipazione e radicamento. Quello che stiamo cercando di fare con il nuovo Statuto è disegnare gli strumenti di un nuovo Pd come grande partito di persone, alternativo ai partiti personali. Una riforma radicale. Bisogna cambiare la politica costruendo una nuova prossimità territoriale, sociale, digitale. E quindi, circoli online, punti-pd sui luoghi di lavoro, di studio, una nostra piattaforma deliberativa online. Non però come la piattaforma Rousseau. Perché prima che a votare, servirà alla discussione e al confronto”.

L’alleanza duratura tra Pd e grillini proposta da Zingaretti, come la giudica?

“Credo che dobbiamo avere la capacità di costruire con il passaggio di queste settimane una strategia, perciò se e come si può lavorare a una comune prospettiva con i 5Stelle, sapendo che siamo soggetti diversi e su alcuni punti siamo molto distanti. Ma dobbiamo aprire un nuovo corso, a patto che l’ambizione sia comune”.

Questa prospettiva non crea ulteriori divisioni nel partito?

“Parlarne è utile ed è una discussione di carattere congressuale, secondo me. Sono certo che Zingaretti avanzerà una proposta all’altezza della sfida”.

Come Repubblica ha anticipato, grazie al nuovo Statuto il congresso del partito sarà più snello e veloce, ma rinunciate alle primarie?

“No, assolutamente. Sono confermate le primarie aperte agli elettori per la scelta del segretario nazionale. Però immaginiamo una fase di confronto sui contenuti, per temi, nei circoli, prima che si schierino i candidati alla segreteria e prima dunque della competizione”.

Dodici anni dopo, il Pd cambia uno dei suoi cardini: il segretario non sarà più automaticamente il candidato premier. Perché?

“Non è tempo di automatismi, perché noi Dem dobbiamo liberare e aprire la nostra iniziativa politica. È buonsenso superare l’automatismo. Sì, nel partito ci sono opinioni diverse in proposito, ma l’obiettivo comune, che ci unisce, è quello del rilancio e dell’innovazione. A proposito di novità: tante donne e altrettanti uomini negli organismi esecutivi, ovvero la parità di genere. Nasce l’Assemblea nazionale dei sindaci. Pensiamo anche a un modello di partito federale che sappia portare al centro le esperienze dei territori. Costituiremo la rete dei volontari democratici sulla base delle esperienze fatte con le magliette gialle. Inoltre prende il via la Fondazione nazionale del Pd per la formazione e la promozione di cultura politica. Saremo il primo partito ad avere un bilancio green di sostenibilità”.

Quanto pesa la scissione di Renzi?

“Quello è stato un passaggio doloroso e per me un errore politico da parte di chi è andato via. Però penso che se il Pd fa fino in fondo il suo mestiere di grande partito aperto e popolare non deve temere nulla”.

Viene ribadita spesso la vocazione maggioritaria del Pd. Ma che senso ha se andate verso una legge elettorale proporzionale?

“La legge elettorale sarà un passaggio decisivo anche per capire quale nuova forma dare al partito. La vocazione originaria del Pd resta, nel senso che rimane la scommessa di parlare a tutta società italiana, a prescindere dal modello elettorale adottato”.

Pensa che il Pd, dopo l’addio di Renzi e in vista di nuove alleanze, possa modificare il nome?

“Democratici vuol dire tantissimo ancora per l’Italia. Il titolo scelto per la riforma dello Statuto è: più democratici. È il valore di una parola e di un principio che vanno tutelati”.