Nicola Zingaretti (Imagoeconomica)

Segretario Zingaretti, gli italiani si sono affidati all`unico leader che hanno visto in  campo, Salvini?

«Beh, fa il leader dal governo della Repubblica con tutti gli strumenti che questo comporta. Si è candidato capolista in ogni circoscrizione. Comanda lui, non c’è dubbio. Lo fa con una maggioranza che non è la sua, dove i parlamentari dei 5 stelle alla Camera e al Senato sono quasi il doppio di quelli della Lega e vedremo quanto può durare questo gioco al massacro».

 

La sinistra ce l’ha il leader?

«Quando si voterà costruiremo una coalizione e decideremo insieme il leader che ha più possibilità. Quello che conta oggi è che siamo tornati a crescere e a vincere. Sono le prime elezioni che vinciamo negli ultimi cinque anni, a parte alcune eccezioni come il Lazio e Brescia. Questa è la verità. Siamo il secondo partito. Il Movimento 5 stelle un armo fa stava sopra di 15 punti e adesso è sotto di 6. È quello che dev’essere: è il primo passo. Ricominciamo da qui».

 

I renziani fanno notare che malgrado i 4 punti percentuali più delle politiche il Pd ha perso 110 mila voti in termini assoluti rispetto al drammatico 18 per cento delle politiche.

«Siamo alle comiche finali di una stagione politica superata. Con un’affluenza così inferiore è un calcolo che non regge. Prima eravamo terzi, marginali e moribondi, oggi siamo il pilastro di un’alleanza che rappresenta l’alternativa. E combattiamo a mani nude, senza soldi e senza strutture. È una partita lunga, ma si è riaperta. In 70 giorni dalla mia elezione abbiamo fatto il massimo».

 

Non è bastato ad arginare l’onda altissima della destra.

«La vittoria della destra, unica nelle sue proporzioni dal dopoguerra a oggi, è molto preoccupante. Occorrerà prendere le misure a questo fenomeno. Però io vedo anche delle forti oscillazioni nell’elettorato, una mobilità da valutare con attenzione. Siamo il  primo partito in molte città: Milano, Genova, Bari, Firenze, Roma, Cagliari, Bologna. Mentre alle Europee la Lega vola vinciamo le amministrative al primo turno a Bergamo, Modena, Pesaro, Firenze e Bari. Anche Lecce. Un anno fa eravamo morti, inutili, definitivamente fuori dal sistema, oggi non è più cosi».

 

Anche oggi state solo benino.

«Non è vero. Si è riaperta totalmente la partita politica. Il 5 marzo il 99 per cento degli osservatori diceva che era nato un bipolarismo Lega-5 stelle. Significa che la sinistra non era neanche più considerata un`opzione. Era fuori dallo scenario politico dei 20 anni successivi. Il 27 maggio possiamo dire che esiste un bipolarismo Lega-Pd».

 

Cosa è questa Lega?

«Un centrodestra nuovo, non è più quello di Berlusconi. Più estremista, più pericoloso».

 

Come si reagisce?

«Per me il tema è molto chiaro. Dobbiamo far partire una nuova fase di sviluppo coniugandolo con l`equità e la giustizia sociale. Salvini si è radicato puntando tutto sulla domanda di giustizia. Il Pd deve offrire una ricetta diversa basata sullo stesso bisogno».

 

Sa dove mettere mano?

«Sì. Ci vuole un nuovo programma per il Paese; un’alleanza larga, ancora più larga di quella che abbiamo messo in campo alle Europee; una fase costituente per rinnovare e riformare il Pd che così come è oggi è troppo gracile».

 

La Lega ha sfondato anche in Emilia, in Toscana, in Umbria. Se cadono le regioni rosse il Pd non rischia ancora di finire schiacciato?

«Ma quello che è successo è che nello stesso giorno, nella stessa cabina elettorale, le persone liberamente hanno fatto scelte diverse per le Europee e per i loro comuni. Proprio in Emilia vinciamo a Modena, in tanti paesi sotto i 15 mila abitanti e siamo in corsa in altri capoluoghi . Questa mobilità ci dice che la partita non è chiusa. Alle amministrative il Pd sta intorno al 28 per cento. Se lo sommiamo ai voti della Bonino e dei Verdi, la coalizione è sopra il 30. Dopo 12 mesi di buio quindi il tema è come mettere in piedi un’alternativa che esiste. Direi che qualcosa è cambiato».

 

È vero che si vince al centro, che la sinistra è inservibile per conquistare la maggioranza?

«Questa discussione la facciamo dopo, un altro giorno. Non parliamo degli spazi politici da occupare. Non è il momento. Adesso dovremmo essere contenti di essere vivi. Stiamo uniti, non dividiamoci per cortesia. Mettiamoci pancia a terra per vincere i ballottaggi».

 

Insomma, il 22,7 per cento fa la felicità?

«È il primo passo, sono il primo a saperlo. Ma un anno fa ricordo bene che tanti dicevano “sciogliamo il Pd perché non serve più a niente”. Invece serve. E c’è».