Nicola Zingaretti
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“Meno Macron, più equità”. Il governatore del Lazio, Nicola Zingaretti, candidato alla segreteria del Pd, si fa intervistare da Peter Gomez alla festa del Fatto mentre risuonano le polemiche di queste sue parole rilasciate a Repubblica. La sua presa di distanza dal presidente francese provoca la reazione di molti renziani. Tra cui Roberto Giachetti, caustico: “Lanciare la propria candidatura alla guida del Pd attaccando Macron, tra i pochi argini ai nazionalismi, mi sembra una cosa geniale: famose der male”.

Zingaretti, lei è stato comunista?
Sono stato iscritto alla Federazione dei giovani comunisti, ed è stata una bellissima esperienza.

Cosa ha pensato quando il Pd ha abolito l’articolo 18?
Nella mia esperienza politica non ho mai sostenuto Renzi, non ho mai fatto parte di cordate e ho sempre difeso la mia autonomia. Ma se la sinistra italiana è in queste condizioni non è solo per quanto successo negli ultimi quattro anni. Il punto è che la sinistra non ha più trovato il modo di difendere i diritti.

Non ha risposto sull’articolo 18.
Penso che non bisognasse partire da lì.

Qual è la sua idea di partito?
Magari il problema fosse solo quello di cambiare leader per poi ricominciare a vincere. Il tema è molto più complesso. Vorrei un partito che vada ben oltre l’esistenza di un leader, che da solo non può risolvere tutti i problemi. In questi giorni nel governo un singolo leader sta facendo valere la sua identità e l’esecutivo paga un prezzo altissimo. Stando ai sondaggi, la maggioranza degli italiani è dalla parte di questo governo. E giusto che questa maggioranza governi. Ma la difficoltà che sta attraversando non sono marginali, e il M5S appare come vittima e complice dell’azione di governo.

Perché una grande parte del Pd si è schierata con Autostrade per l’Italia sul la vicenda di Genova?
Non credo che questa sia la ricostruzione corretta di quanto accaduto. Dire ‘non sappiamo di chi è la colpa ma intanto togliamo la concessione’ non mi piace: siamo in uno Stato di diritto. Da un punto di vista civilistico il concessionario è per forza responsabile. Quella concessione va totalmente rivista. Ma non credo all’illusione che si debba tornare ai carrozzoni che hanno distrutto l’Italia e che sono stati il cuore della corruzione.

Oggi molti l’hanno attaccata per le parole su Macron,tanto che su Twitter Giuliano Ferrara le ha dato del”coglione”. Lei contrasta davvero “l’unico che può arginare il populismo”?
Mi attaccano perché capiscono che per la prima volta si sta muovendo qualcosa di competitivo. Io penso due cose sull’Europa. Primo, chi si definisce sovranista è il primo a mettere in discussione la sovranità nazionale. Secondo, non si può picconare l’unico livello che esiste per difendere questo Paese: se muore la barriera europea qua arrivano tutti e si comprano tutto. Io non abbandono l’euro per andare sul rublo. Alle Europee il Pd dovrà costruire un’alleanza con tutte le forze europeiste, anche con Macron. Ma noi siamo diversi da lui: quindi sì difendere l’Europa con Macron, ma non fare diventare il Pd quella cosa lì.

Quale è il suo progetto?
Si parte il 13 e 14 ottobre a Roma in un grande appuntamento che si chiama ‘Piazza grande’. Voglio ricostruire valori e classe politica. Sono vecchi quelli della ditta (i bersaniani, ndr) e vecchi quelli che si sono proclamati nuovi.

Calenda insiste: chiede di cambiare il nome al Pd.
Non lo escludo affatto, ma solo al termine di un percorso. Se questo porterà a una identità diversa, vedremo se si dovrà cambiare il nome al partito.

Secondo lei rischiamo il fascismo?
I rischi per la nostra democrazia sono inquietanti e pericolosi. Io sono stato indagato per tre anni e non ho mai pensato di accusare alcun magistrato. Per questo reagisco quando vedo l’arroganza di chi ha il potere e pretende l’impunità (Matteo Salvini, ndr).

Si è sempre detto che lei fosse favorevole al dialogo con i 5Stelle.
Su questo si è fatta molta confusione. Penso che paghiamo ancora il prezzo della sceneggiata in streaming con Bersani di 5 anni fa. Di fronte all’esigenza di fare un governo si scelse di umiliare un leader che aveva vinto le elezioni.

Ma con i 5Stelle riaprirà il dialogo?
Sono convinto che gli elettori del M5S e quelli della Lega e della destra non siano la stessa cosa. Voglio aprire un confronto, ma non per accordicchi, piuttosto per una sfida culturale.

Si confessi a Matteo Renzi.
Caro Matteo, è andata così, ma ora, in una posizione diversa, prova a dare una mano.