“Siamo pronti a ripartire e saremo a fianco delle corse dei candidati a sindaco del Pd che si concluderanno tra due settimane con il secondo turno. Ripartiamo con la consapevolezza della rinnovata forza espansiva del centrosinistra e del ruolo centrale del Pd”. E’ un Nicola Zingaretti visibilmente soddisfatto quello che si presenta nella sala conferenze della sede del Pd per incontrare i giornalisti e fare un punto il giorno dopo le elezioni regionali e il referendum confermativo sulla riduzione del numero dei parlamentari.

“I numeri – spiega il segretario del Pd – confermano che il Pd torna ad essere il primo partito politico italiano con il 19,8%. Non dimentichiamo che dopo il 2018 il Pd era una forza politica marginalizzata dalla bipolarizzazione tra Lega e M5s. Oggi è il pilastro attorno al quale costruire alleanze competitive”.

Un altro dato interessante, citato da Zingaretti, è quello che fotografa la somma dei voti ottenuti dalle forze che sostengono il governo e quelle che sono all’opposizione: “Se si sommano le percentuali delle forze politiche di maggioranza, siamo al 48,7 per cento, mentre la destra è al 46,5%. Quello che ci ha penalizzato dove non siamo riusciti a vincere è la divisione e la moltiplicazione delle candidature”.

Ora cosa accade? Il leader del Pd ha le idee molto chiare. “Va aperta una fase nuova all’insegna del fare e della concretezza per dare un futuro al Paese”.

Parliamo di tre cantieri.

“Il primo è un patto per le riforme dopo il Sì al referendum. L’agenda c’è: superamento del bicameralismo paritario, per cui è pronto un testo di legge che depositeremo a giorni in Parlamento. Poi la legge elettorale, per cui c’è un testo base e crediamo che bisogna andare avanti. La riforma dei regolamenti parlamentari, che è già incardinata, e infine la riforma del sistema delle autonomie locali, per cui è giunto il tempo di mettere ordine in questo campo, insieme ai sindaci e agli amministratori locali”.

“Il secondo cantiere è il rilancio di una nuova agenda di governo che deve mettere a fuoco le priorità: i decreti sicurezza vanno varati e approvati, non cancellati, perché quelli di Salvini non erano decreti sicurezza. Poi bisogna entrare nel vivo del recovery fund, su cui crediamo che serva produrre le scelte. Il cuore deve essere quello di puntare su green economy, digitalizzazione, inclusione sociale per dare vita al più grande piano di occupazione giovanile e femminile, basato su crescita e lavoro. Dobbiamo poi costruire la migliore sanità del mondo, anche utilizzando i canali di finanziamento che arrivano dal Mes, ma uscendo dalle discussioni ideologiche e nominalistiche”.

“Infine, il cantiere del rinnovamento e del radicamento del partito. Vogliamo aprire un percorso, una sfida nel rapporto con la società. Aprire un confronto e una piattaforma politica che sia frutto del confronto con il Paese, con mondo della cultura, del lavoro, dell’impresa, della scienza. La carta fondamentale dei democratici. E accanto a questo una riforma organizzativa che porti questo soggetto ad essere sempre più inclusivo verso quella parte di società che in questa fase è tornato ad accendere i riflettori verso di noi”.

Infine, una riflessione sul referendum: “Confermo che siamo molto soddisfatti di come il Pd ha affrontato il dibattito sul referendum, con una scelta netta ma anche con una discussione libera al nostro interno, non lacerante. Anche chi ha votato No, nel Pd, si è sentito a casa“.

(Stefano Cagelli – Immagina)