«II Pd ha sottovalutato la situazione, ha lasciato troppe persone sole nel disagio. Chi ha preso il voto degli operai però non è oggi in grado di risolvere i loro problemi».

Nicola Zingaretti, ieri a Repubblica delle Idee, è stato intervistato da Claudio Tito in una sala stracolma, davanti a persone entrate dopo una lunga fila.

 

Zingaretti, il risultato del Pd alle ultime elezioni per qualcuno è stato positivo per altri un pareggio. A Bologna lei si sente ancora a casa o teme l’insidia dell’onda leghista?

«Ringrazio Bologna per il risultato delle europee, ho fatto comizi a Reggio Emilia, Carpi e Ferrara, che vanno al ballottaggio e ho visto un popolo che toma a combattere unito. Bisogna aver fiducia nella possibilità che le cose cambino, sono già cambiate. Il 5 marzo l’Italia era in un bipolarismo tra Movimento 5 Stelle e Lega, oggi è diverso. Il Pd è il pilastro dell’alternativa che ancora non c’è, ma questo è il nostro obiettivo e dall’altra parte c’è la Lega di Matteo Salvini. Dobbiamo costruire un programma, riorganizzare un campo e dimostrare che la Lega non è il destino degli italiani».

 

Se è vero che l’Italia è davanti a un pericolo populista, molti ne individuano le cause nei deficit del centrosinistra. Qualcosa è cambiato nel rapporto tra il Pd e gli operai?

«Siamo stati la forza che è riuscita a tirare fuori l’Italia dalla crisi. Ma il nostro partito ha sottovalutato la crescita inconcepibile delle diseguaglianze sociali, facendo rimanere troppe persone sole nella propria condizione di disagio. In questo disagio non visto è passata l’antipolitica, che oggi usa i problemi contro le regole della democrazia. La battaglia politica è per svelare le truffe. Come i minibot, che servono a coprire i debiti con altri debiti. Noi puntiamo al radicamento del partito tra le classi più deboli. Raccoglieremo idee da tutti per il programma con una grande campagna e dall’8 al 10 novembre a Bologna presenteremo l’alternativa, per mandarli a casa».

 

Lei si sente a suo agio in mezzo agli operai?

«In autunno organizzeremo la prima conferenza operaia del Pd, per chiamarli a scrivere il nostro programma. In crisi come quelle di Whirlpool, Knorr, Mercatone Uno, il tratto comune è l’assoluta assenza di indirizzo del governo. C’è stato chi ha raccontato i problemi degli operai, ha preso i loro voti ma oggi è incapace di risolvere il problemi. Se fosse confermato che oggi durante una manifestazione sindacale si è impedito di aprire uno striscione per motivi di carattere politico, sarebbe un fatto di una gravita inaudita».

 

Che effetto le ha fatto leggere i verbali che riguardano anche alcuni esponenti del suo partito, in particolare Luca Lotti?

«È un caso molto serio, che va visto con grande attenzione. Chi deve indagare lo fa con il nostro pieno sostegno. Siamo noi a chiedere chiarezza, trasparenza e verità. Se ci sono state ingerenze, nessuno lo ha fatto a nome del Pd, si accertino le responsabilità individuali. Io non sopporto il giustizialismo di partito di M5S e Lega. Noi difendiamo sempre lo stato di diritto, anche affermando che un accusato fino a prova contraria è innocente. Nell’incontro che ho avuto con Luca Lotti mi ha assicurato che non ha fatto nessun atto di illegalità».

 

Secondo lei il Csm deve decadere?

«Non credo, penso non dobbiamo più aspettare per una riforma che garantisca il merito, l’anzianità e il valore».

 

Il rating della regione Lazio è aumentato, questo vuoi dire che quando peggiora il giudizio è anche sul governo?

«Dimostra che è possibile ottenere questo risultato se ci sono buone politiche. Invece il bilancio dell’azione di questo governo è quello che l’Europa ci ha comunicato: guardate che così l’Italia muore».

 

Quando l’Europa ci bacchetta alla fine fa bene?

«Era una bugia che se avesse vinto la Lega, l’Italia sarebbe stata più forte in Europa. Invece non contano niente, seguo più io la dinamica delle nomine che non chi governa questo Paese. Se ci fosse la possibilità che una delle figure apicali possa essere di un italiano, questo governo dovrebbe dire di sì. Pensando ai loro interessi, diranno di no».

 

Come giudica l’ipotesi di voto a settembre?

«In questo parlamento credo siano impensabili altri governi parlamentari, io dirò che il Pd non è disponibile. Dobbiamo prepararci con una radicale riforma organizzativa. Una confraternita di correnti a questo Paese non serve. Serve un’alleanza nuova».

 

Alle prossime politiche vi presenterete con + Europa, una lista civica nazionale e i nuovi Verdi?

«Io credo nella forza di riaccendere i motori dentro la società italiana. Non confusione da riproporre ma spirito di alleanza. Non dobbiamo vergognarci di dire che attraverso l’esperienza di Romano Prodi, l’Ulivo ha portato all’unica vittoria del centrosinistra».

 

Sarà lei il candidato premier alle prossime politiche?

«Candideremo la donna o l’uomo che ha più chance di vincere».

 

Come si sceglie?

«Costruiremo la coalizione e si deciderà».

 

Ritiene possibile un’alleanza con il Movimento 5 Stelle?

«Il vero tema non è l’alleanza tra i vertici, ma come ricostruire un progetto politico che dia a quell’elettorato una sponda».