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8 agosto 1956, un tragico incidente in miniera toglie la vita a 262 minatori, di cui 136 italiani, in Belgio. 
Da allora Marcinelle è diventato il simbolo del sacrificio dell’emigrazione italiana nel mondo e, più ancora, del lungo percorso di lotte sociali per la dignità del lavoro. 
 
Proprio oggi infatti, nella commemorazione dei 62 anni di quella catastrofe, Marcinelle ci appare in modo ancora più netto come uno spartiacque nel cammino verso la creazione di una Europa sociale e verso la graduale definizione di diritti comuni a tutti i lavoratori.
I lavoratori italiani all’estero, d’altronde, divennero in qualche modo i primi veri cittadini europei, furono i primi a muoversi per lavoro e partire in Germania, in Svizzera, in Belgio, in Francia.
 
Non esisteva il concetto di mobilità, l’idea di cittadinanza comune non era nemmeno agli albori. Eppure, proprio a partire dai sacrifici e dalle battaglie dei nostri lavoratori italiani all’estero si è progressivamente creato lo spazio comune di diritti sociali e politici.
 
A oltre 60 anni dalla tragedia, ha senso ricordare Marcinelle proprio perché – accanto alla doverosa commemorazione dell’altissimo numero di vittime – la storia di quel sacrificio rischia di essere dimenticata nel suo senso più profondo: essere con la mente a Marcinelle oggi è infatti un modo per lanciare un messaggio a un’Europa alla prese con la sua più grave crisi, affinché si recuperi la dimensione della solidarietà sociale e politica. 
Accoglienza, libertà di movimento dei lavoratori, portabilità dei diritti sociali: è proprio attorno a queste sfide che si muovono oggi gli assi del conflitto politico interno alle società europee. 
 
Tali sfide, occorre ammetterlo, stanno paralizzando anche una parte delle forze progressiste, scosse da un elettorato sempre più timoroso sul tema dell’inclusione e dell’estensione dei diritti ai lavoratori, a prescindere dall’origine. 
 
C’è voluto molto tempo per riempire di diritti il cammino dell’integrazione europea, l’auspicio è che il ricordo di Marcinelle possa scuotere il campo del socialismo europeo e dare nuovo coraggio per una forte iniziativa politica comune, perché solo una risposta positiva e inclusiva ai nodi lavoro-mobilità-sovranità potrà garantire un futuro al progetto politico europeo.