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Il diritto di cittadinanza da estendere ai nuovi italiani, nati in Italia da genitori stranieri o scolarizzati nel nostro Paese, è diventato argomento di feroce contesa politica parlamentare, alla quale sono seguite manifestazioni di forze e movimenti politici radicali fuori da Palazzo Madama, sede del Senato della repubblica italiana e un agguerrito dibattito nel paese. Le scene di violenza verbale e l’eccessivo accanimento politico al quale stiamo assistendo mortifica le istituzioni, rende difficile la discussione parlamentare e la convivenza civile, nuoce all’immagine dell’Italia. Questo tema divide il paese, crea tensioni, inasprisce gli animi nei fronti due alimentando anche aspettative e disincanto. Semplicemente, è lo specchio delle vicissitudini italiane e delle resistenze a qualsiasi forma di cambiamento e di riforma del nostro ordinamento, che tutti sollecitano e pregiudizialmente molti avversano per speculazioni elettorali, anteponendo l’egoismo di parte al bene comune.

Bloccare il necessario cambiamento avviato in questi ultimi anni nel nostro paese, rendendolo ostaggio di tatticismi politici, oltre a minarne il progresso civile e materiale lo espone alla marginalizzazione nei processi geopolitici, che vanno delineandosi dopo gli avvicendamenti alla guida degli Stati Uniti d’America, della Francia e del Regno Unito non aiuta l’Italia a normalizzare i rapporti tra i rappresentanti e i rappresentati, semplicemente ne mortifica lo sviluppo sociale e culturale.

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