Dalla Terra all'Italia

Le chiama le «tre A italiane: agricoltura, alimentazione, ambiente». E su queste tre A il ministro per le Politiche agricole Maurizio Martina, candidato per il Pd alle prossime elezioni, ha raccolto idee, proposte e impegni in un manifesto che lo vede come primo firmatario, seguito da agricoltori, imprenditori, studenti, allevatori delle aree terremotate, ricercatori universitari. Tutti under 40 e con l’obiettivo di essere «protagonisti di una svolta ecologica del modello di sviluppo dell’Italia». Il manifesto è stato presentato ieri a Foggia durante un evento del gruppo di giovani agricoltori «Vazapp».
 

Una mossa da campagna elettorale, non le sembra?

 
«Assolutamente no. E un lavoro che nasce dall’esperienza di questi anni e ha un orizzonte che va ben oltre. L’Italia può essere protagonista di una svolta ecologica del suo modello di sviluppo e le settimane verso il voto dovrebbero essere un’occasione per confrontarsi su scelte strategiche come queste anziché su facili proclami».
 

Ma la svolta ecologica è davvero realizzabile?

 
«Certo. Lavorando concretamente come abbiamo fatto fino a qui. Penso alle priorità: equa remunerazione degli agricoltori, rispetto dei diritti dei lavoratori, sostegno ai giovani. Azzeramento del consumo di suolo e abbandono dei pesticidi nei campi entro il 2025. E poi la lotta allo spreco alimentare e contro il falso cibo. C’è tanto da fare ma credo molto nell’impegno di tante ragazze e ragazzi con noi».
 

Quante sono le adesioni?

 
«Hanno firmato i primi cento giovani da tutta Italia. Ora il manifesto è aperto al contributo e alla sottoscrizione sul sito dallaterraallitalia.it per chi vuole lavorare per un’economia verde e costruire una società verde».
 

Lei lancia anche l’idea del Ministero dell’alimentazione. Serve davvero?

 
«È una scommessa culturale e sociale, prima ancora che economica e produttiva. Un unico riferimento per la politica del cibo italiano. Un impegno nel solco di quanto fatto anche da altri Paesi europei e che potrà dare ancora più forza a un settore che nel 2017 ha toccato il record di 41 miliardi di euro di export».
 

A proposito di export: Matteo Salvini propone dazi per difendere il made in Italy. È la soluzione giusta?

 
«Con i dazi uccideremmo le nostre piccole e medie imprese che esportano. Noi lavoriamo per regole giuste in mercati aperti. Solo così tuteliamo chi è stato protagonista del record di esportazioni agroalimentari, 41 miliardi nel 2017. E poi dobbiamo lavorare su origine e tracciabilità su tutti gli alimenti».
 

I vostri decreti sull’origine in etichetta hanno lasciati scontenti alcuni industriali, come quelli della pasta.

 
«Abbiamo fatto una scelta all’avanguardia in Europa per la massima trasparenza delle informazioni al consumatore. Su questo punto ci aspettiamo più unità. I decreti su pasta, riso, latte e formaggi consentono ai cittadini di conoscere l’origine dei prodotti e agli agricoltori e allevatori italiani di essere remunerati meglio. Ora anche Bruxelles ha battuto un colpo aprendo una consultazione pubblica per una legge su questo tema».
 

Le associazioni protestano contro l’etichetta a semaforo, che penalizza i nostri prodotti. Non siamo riusciti a farci ascoltare?

 
«Non abbiamo smesso di lottare contro un sistema sbagliato adottato da alcuni Paesi europei e che chiediamo alla commissione Ue di fermare. Siamo per la trasparenza come abbiamo fatto con l‘origine in etichetta per pasta, latte, riso. Ma dare semaforo rosso all’olio d’oliva e invece verde alle bibite gassate se non hanno zucchero è assurdo».