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Fosse dipeso da lui, sarebbe forse finita in modo diverso. Ma i Cinque stelle hanno scelto di correre da soli alle regionali emiliano-romagnole del 26 gennaio. Stefano Bonaccini governatore Pd uscente e ricandidato ne prende atto e professa ottimismo.

«Non credo che la cosa mi danneggerà. Anzi, il contrario. Nelle persone che incontro ogni giorno cresce la voglia di esserci per un’Emilia-Romagna che vuole guardare avanti e non ripiegarsi su se stessa».

Si parlava di una possibile alleanza dem-grillini.

«Non ho mai pensato a un’alleanza per battere l’avversario, ma a un confronto sui programmi basato su cose che in questi mesi abbiamo condiviso: ambiente, strategia plastic free, politiche sociali, diritti delle persone. Ero e resto disponibile a discutere, ma davvero non rincorro nessuno».

Crede sia ancora possibile uno scenario diverso?

«Non mi permetto di discutere il modo in cui i 5 Stelle debbano o meno stare in campo. La nostra proposta e quella della destra sono molto diverse e distanti, credo che i 5 Stelle potrebbero far pesare le proprie idee e i loro progetti su alcune questioni rilevanti».

Insomma, li invita ad assumersi le loro responsabilità.

«Per la prima volta potrebbero puntare a governare una regione importante come l’Emilia-Romagna, dove sono nati. Oggi invece rischiano molto concretamente di rimanere tagliati fuori da ogni possibile governo regionale. Vedo spazi di collaborazione che sta a loro decidere di cogliere o meno. Lo dico con rispetto, senza alcuna spocchia».

Chi la appoggerà?

«Un centrosinistra aperto e largo, insieme a tante esperienze civiche nate e cresciute nel territorio. Così come è importante che tante figure moderate abbiano abbandonato una destra sempre più sovranista e muscolare, che di moderato non ha più nulla».

I renziani saranno al suo fianco senza riserve?

«Di fronte a lacerazioni importanti a livello nazionale, proprio il rapporto positivo che c’è qui in Emilia-Romagna con Italia Viva può essere un modo concreto di riavvicinare le persone e le posizioni. Non ho alcun dubbio sul loro sostegno».

Lei si dice ottimista. Ma la spinta della Lega è, anche qui, molto forte.

«Il vento populista e sovranista che investe più in generale l’Europa non si ferma al Po. Non sottovaluto i nostri avversari, non prendo sottogamba nessuna delle inquietudini e delle paure che la nostra gente esprime. Ma dobbiamo dare una risposta diversa e migliore a questi bisogni e a queste inquietudini. Non si tratta di una professione di ottimismo, ma di un progetto di governo che rimetta al centro la coesione e lo sviluppo.

Quale sarà la priorità di un eventuale secondo mandato?

«Tagliare i tempi di alcuni interventi chirurgici programmati e quelli di permanenza nei pronto soccorso, dove vogliamo anche comfort migliori. Cinque anni fa mi ero assunto l’impegno di tagliare drasticamente le liste d’attesa per visite ed esami e oggi, circa nel 98% dei casi, stiamo effettivamente nei 30 e 60 giorni previsti. Lavoriamo per migliorare ancora, ma siamo orgogliosi della sanità regionale».

Altri punti di programma?

«Azzerare le liste d’attesa e le rette dei nidi: a settembre abbiamo fatto un primo passo importante, ma dal 2021, con la prossima programmazione dei fondi europei, vogliamo che l’EmiliaRomagna diventi la prima regione che assicura a tutti i bambini e a tutte le bambine il pieno accesso ai servizi educativi. E poi vogliamo condividere una strategia per la sostenibilità ambientale e sociale con tutte le rappresentanze sociali ed istituzionali, attraverso un nuovo Patto per il Lavoro».