Stefano Ceccanti
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Stefano Ceccanti, costituzionalista e deputato del Pd. L’opzione di un governo dei “semi-vincitori”, che ieri sembrava a portata di mano, non è maturata. Di Maio vuole un’intesa con Salvini e l’appoggio esterno di Forza Italia, senza la sua firma sotto il patto né ministri azzurri. Fattibile?

«Non mi sembra. In passato i governi Andreotti che erano monocolore della D c avevano comunque l’appoggio esterno di  tutte le altre forze del pentapartito: se ad astenersi fosse stato solo il Pci si sarebbe rivelato discriminatorio nei suoi confronti. Oggi vedo la volontà di discriminare Berlusconi, fuori da un patto che coinvolge la sua coalizione».

 

Di Maio ha detto con chiarezza che non si siederà al tavolo con lui a trattare poltrone.

«È molto difficile che Berlusconi possa accettare una conventio ad excludendum a suo danno con condizioni così umilianti».

 

Cosa resta, allora, in campo?

«Dal punto di vista del Pd solo un’eventuale iniziativa del Quirinale rivolta a tutti».

 

E se tornasse sulla scena un mandato al presidente della Camera Fico per un esecutivo che coinvolga il Pd?

«Fico dovrebbe svolgere una esplorazione analoga a Casellati, non per costituire lui un governo ma per verificare se esiste una maggioranza M5s-Pd. Ma non ha alcuna possibilità di successo».

 

Nemmeno partendo da alcuni punti di programma, come quelli elencati da Martina, per un patto di coalizione?

«Martina ha ribadito le priorità programmatiche presentate agli elettori. Non si  può chiedere al Pd di andare in direzione opposta a quanto prospettato in campagna elettorale. Su quella base non c’è realisticamente possibilità di intesa perché le piattaforme leghiste e grilline sono opposte. Per quanto il M5S sembri discostarsi da quegli impegni, è poco credibile che rinneghi tutta la sua  impostazione. Sembra un po` il partito comunista rumeno di Ceausescu che era così monolitico all`interno da essere spregiudicato all`esterno. Il che non lo rende credibile come partner di una maggioranza politica a due in cui dovrebbe guidare il governo con qualunque dei suoi esponenti designasse per tale compito».

 

E se M5S si ostinasse a rimanere fuori? Fare un governo senza di loro non sarebbe un suicidio persino più che farlo con loro?

«Penso che di fronte a un`iniziativa del Quirinale sarebbe pressoché impossibile sottrarsi da parte del M5S, specie dopo aver ottenuto il risultato simbolico di un mandato esplorativo».

 

La legislatura durerà un anno solo per cambiare la legge elettorale – o può essere più lunga?

«A mio avviso la soluzione migliore sarebbe stabilizzare anche in Costituzione la forma di governo e non solo la legge elettorale. Avendo il referendum bocciato la soluzione neoparlamentare, sarebbe meglio imitare per intero la Francia con elezione diretta del presidente e doppio turno di collegio. Ho presentato un progetto alla Camera, mentre al Senato ne ha presentato uno analogo Tommaso Cerno, con sostegni trasversali. Se un sistema con più minoranze molto distanti non riesce a produrre accordi di lunga durata bisogna consentire alla minoranza più forte di governare come facciamo per Comuni e Regioni e come fa il sistema francese».

 

L’assemblea del Pd è già stata rinviata. A questo punto non è meglio fare il  congresso entro l’anno?

«Va fatto prima delle Europee perché a un appuntamento nazionale di quel tipo non si può andare senza un passaggio democratico tra iscritti ed elettori. Però non troppo in anticipo: abbiamo bisogno di un confronto non affrettato su un  programma nazionale ed europeo che tenga conto della sconfitta elettorale e dei
problemi emergenti».