Gianni Cuperlo
Stefano Carofei / IMagoeconomica

Gianni Cuperlo, leader della minoranza del PD, come le è parsa la convention guidata da Piero Grasso?

«Come un momento vissuto da tanti con passione. Ho affetto verso persone, compagni, con cui ho condiviso un pezzo di strada molto lungo e insieme provo inquietudine per una sinistra che divisa rischia di svegliarsi più debole».

 

La divisione nel centrosinistra è consumata. Sbaglia Grasso a non citare neppure il Pd?

«I principi evocati da Grasso come le parole di Pietro Bartòlo sono quelli di un campo orgoglioso di sé e nulla può spingermi a pensare che su quella base non si possa ricostruire il perimetro largo di una unità che consenta di scorgere la quota di giusto in chi non la pensa su tutto come te».

 

In questo senso Grasso è uno sfidante temibile?

«Grasso è un uomo che stimo. La sua biografia racconta un pezzo della storia migliore del Paese. Se penso a lui non posso immaginare che la sfida sia interna alla sinistra. La sfida vera, quella che deciderà il destino di chi è rimasto più indietro e solo, sarà con la destra. Confondere i due piani è un peccato mortale».

 

Lei ha fatto un appello ancora all’unità del centrosinistra: non le sembra di essere fuori tempo massimo?

«Come altri mi sono speso con tutto me stesso perché questa rottura non vi fosse. Il mio appello non è a incollare i cocci fingendo che la tazza sia ancora intera ma a governare i prossimi mesi evitando di scorgere l’avversario in chi ti sta più vicino».

 

Chi è in errore: chi se n’è andato o lei che si ostina a restare, sempre che resti?

«Vorrei dirle che in errore è chi non dubita di nulla e vive cullato da certezze scolpite nella pietra. Io ho scelto di restare e battermi nel Pd. L’ho fatto rivendicando le cose buone dei governi di questi anni e senza tacere i limiti o gli errori. Continuerò finché l’agibilità politica melo consentirà ma insisto: servono ponti e non fossati».

 

“Liberi e uguali” ha convocato il popolo multiforme della sinistra, con attenzione ai lavoratori e ai sindacati. Renzi dovrà rincorrerli?

«Se il Pd rinuncia a quel mondo rischia di perdere nelle urne e di perdere se stesso. Quella lavoratrice di Ikea colpita nei suoi diritti di donna e madre o le forme di nuovo sfruttamento sono un banco di prova per tutti. In questo senso ascoltare e dialogare con la Cgll è una necessità in sé ma giusta anche per tenere unito il sindacato”.

 

Nessun richiamo a un futuro dialogo tra nuova sinistra e Pd: la cosa la preoccupa?

«Certo che mi allarma perché dialogo e alleanze non sono una somma di sigle ma la visione che hai del futuro del paese e dell’Europa».