Graziano Delrio
GRAZIANO DELRIO / Foto di Palazzochigi - CC BY-NC-SA

Alitalia nazionale al 51%? Mi pare non sia una novità: era così anche con Etihad, e sono le regole europee che lo impongono. Direi che il governo giallo-verde sta continuando le trattative che già avevamo avviato noi».

 

Graziano Delrio, presidente dei deputati Pd ed ex ministro di Infrastrutture e Trasporti, il vicepremier Di Maio annuncia di star discutendo con tante aziende del  settore. Non è forse una novità?

«Ho l’impressione che stiano prendendo tempo. Discutiamo seriamente quali siano i partner giusti per Alitalia».

 

Le offerte ricevute erano di Lufthansa, Easyjet e WizzAir.

«Sono quelle che erano state consegnate ai commissari Alitalia. Il guaio è che a un certo punto il prestito ponte che ha tenuto in vita l’azienda si interromperà. Non c’è tanto tempo a disposizione».

 

Lei come giudica queste proposte?

«Quella di Lufthansa la giudicammo insufficiente, comportava troppi sacrifici per i lavoratori. Direi che nel complesso nessuna delle tre offerte aveva le caratteristiche per permettere un rilancio vero, un serio piano di investimenti e un mantenimento dell’occupazione. Bisogna migliorarle, o trovare nuovi interlocutori. Alitalia non va venduta a tutti i costi, c’è un mercato che cresce. Ho il timore che il governo, come su Ilva, stia solo rinviando».

 

E se invece ci fosse un interlocutore, che farà il Pd?

«Noi stiamo dalla parte dei lavoratori e delle aziende italiane. Politica non è polemica, e se ci sono soluzioni buone lavoreremo per favorirle. Speriamo però che il governo smetta di fare annunci».

 

Cambiamo tema: la fusione tra Fs e Anas. I sottosegretari Rixi e Siri hanno detto che l’operazione – che tra l’altro farebbe uscire Anas dal perimetro pubblico – potrebbe essere stoppata. Che pensa?

«Aspettiamo di sentire cosa dice il ministro Toninelli. Ma non capisco quale sia il vantaggio di smontare un’operazione che aiuta gli investimenti italiani: portare Anas in Ferrovie è un progetto industriale con un fatturato di 11 miliardi di euro, più di 100 miliardi di investimenti già programmati per i prossimi 10 anni. Un progetto fondamentale per il Paese, specie per il Sud».

 

L’obiezione principale è che sono due aziende che hanno missioni molto differenti.

«Non è vero: quando si costruisce una ferrovia o una strada si hanno gli ingegneri che costruiscono i ponti e le interferenze tra le opere. Quindi c’è una grande potenzialità di sinergie e risparmi per centinaia di milioni. E per Anas è l’opportunità per entrare in una grande azienda come Fs, che ha migliaia di ingegneri e 81.000 dipendenti, per essere meno ingessata. Si sta creando una grande industria italiana delle infrastrutture e dell’intermodalità ferro-gomma, un salto in avanti sul fronte della logistica. Tra l’altro, mi chiedo, come vorrebbero tornare indietro? La fusione è già completata. E perché tornare indietro di venti anni? Sono allibito, non riesco a capire la logica. Non è un caso che i sindacati la pensino come noi, e siano contrari».