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“Bene una commissione comune. Ma no a un governo bipartisan”

“Va bene una commissione seciale o una cabina di regia per concordare le leggi da varare, ma non stiamo facendo un governo insieme alle opposizioni. C’è il governo Conte che noi sosteniamo”.

Graziano Delrio, capogruppo alla Camera del Pd, smonta le aspirazioni di quanti, anche nella maggioranza, puntano su un governo bipartisan per scalzare il premier. E chiede che nella fase due «si facciano riforme radicali per far sì che le banche aiutino le imprese a non morire per colpa del virus».

 

Ieri un accordo del governo con i sindacati per scongiurare uno sciopero che non avrebbe fatto bene al Paese, ma anche un tentativo di dialogo tra capigruppo che ha prodotto un primo strappo maggioranza-opposizione al Senato. Si può votare il decreto “Cura Italia” in un clima da rissa?

«No, faccio una preghiera. Il Paese ha bisogno che tutti diano un contributo, ognuno mantenendo le sue peculiarità, con una grande collaborazione tra maggioranza e opposizione, altrimenti ne usciremo con minore fiducia nelle istituzioni. Spero che si creino le condizioni per una collaborazione sempre più stretta. E la maggioranza non può sentirsi autosufficiente. Sono certo che il governo sceglierà le forme per coinvolgere al massimo le forze politiche di opposizione. Ma è il Parlamento il luogo per il confronto. Siamo disponibili a esaminare i provvedimenti in un’ottica di vera c bina di regia comune».

Anche strutturata in modo permanente?

«Se una commissione speciale con delegazioni di tutti i partiti non si ritiene sia la formula giusta, se ne possono trovare altre, come quella di relatori di maggioranza e opposizione che lavorino insieme. E se ci sarà spirito di collaborazione si potrà continuare a collaborare anche dopo. Il che non vuol dire un governo tutti insieme. Che non è all’ordine del giorno. Noi vogliamo che il governo si apra al dialogo sempre più».

C’è chi dietro le quinte spende il nome di Mario Draghi. Con lui al timone il Pd accetterebbe le larghe intese per dare stabilità al Paese?

«Noi viviamo un’immensa emergenza e siamo grati al presidente Conte per la sua azione e per noi questo governo resta l’orizzonte. L’Italia ha grandissimi talenti ma non voglio parlare di altre prospettive».

Fino a quando la maggioranza potrà reggere in queste condizioni di emergenza?

«Io mi auguro che sfrutti questo momento per aumentare la sua coesione. Non solo può, ma deve reggere, il Paese ha bisogno di tutto, meno che di instabilità».

Le è piaciuto il cambio di passo del premier per cercare un raccordo più stretto col Parlamento?

«Sicuramente ho apprezzato e avevamo già deciso di intensificare il dialogo col governo. È ovvio che Conte ha dovuto varare tanti decreti e capiamo il lavoro complicato fatto. Però è evidente che c’è bisogno di rafforzare il rapporto col Parlamento proprio quando le crisi diventano più difficili. Sono convinto che il cambio di passo farà bene ai provvedimenti del governo».

Salvini vuole far scivolare e intralciare la maggioranza su qualche norma del decreto economico approfittando delle assenze?

«Vedo che il dialogo è partito non bene, perché subito si sono proposti tanti emendamenti, che rischiano di penalizzare il tempo di dibattito alla Camera. Mi auguro che si trovino delle formule per gestire al meglio questo decreto economico, perché ne abbiamo bisogno e in fretta, per la cig, la protezione, le misure per gli autonomi. C’è tanto lavoro da fare e i cittadini sono in ginocchio».

Cosa servirà nella fase due, un maxi-risarcimento agli italiani?

«Certo abbiamo bisogno di fornire massima liquidità alle imprese e alle famiglie. Spero che ne usciremo con una finanza più amica. Dobbiamo imparare la lezione e fare riforme radicali, affinché ci sia sempre più finanza al servizio di impresa e lavoro. Da subito sia fornita liquidità alle imprese. Lo stato pensi a riforme strutturali. Adeguando le regole bancarie a questa fase. E poi va fatto un investimento sul capitale umano nei beni comuni, Università, scuola e sanità».

L’Italia e altri Paesi si battono per gli Eurobond. Andremmo a gambe per aria sui mercati se non fossero istituiti come difesa comune dalle speculazioni. Lei crede che l’Europa stavolta ce la farà?

«Difficile prevederlo, ma certo è aumentata la consapevolezza: la Bce ha messo a disposizione una grande quantità di denaro. Adesso è il tempo della politica, gli eurobond possono fare in modo che la ripresa dell’Europa sia concepita insieme. O sarà più unita o l’Europa non ci sarà più. Con la sospensione del Patto di Stabilità e stimoli alla liquidità i grandi Paesi hanno compreso che l’Europa deve diventare il vero argine alle crisi mondiali e lo può fare solo se si doterà di strumenti rafforzati. Esperienza ci insegna che i virus e le grandi crisi finanziarie non hanno confini».