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Se il governo fosse una squadra di calcio, il primo tempo lo avrebbe chiuso in pareggio. Il secondo inizia ora e i giallorossi devono cambiare passo, altrimenti è meglio abbandonare il campo. «Se ognuno pensa di vincere la partita da solo la squadra perde avverte il capogruppo del Pd alla Camera, Graziano Delrio Conte deve fare l’allenatore».

 

Lei è interista, giusto?

«Sì, il mio Conte è un grande allenatore. Se però l’Inter fosse in fondo alla classifica, la sua fama non sarebbe duratura. Allenatore e giocatori si giudicano dai risultati».

 

Il suo giudizio, dopo sei mesi di governo?

«Abbiamo fermato la corsa dello spread, messo più soldi in tasca ai lavoratori, promosso investimenti verdi e impedito l’aumento dell’Iva. Il ministro Gualtieri ha fatto il massimo e bene. Ma il primo tempo è finito zero a zero e abbiamo in campo sfide da far tremare i polsi. Spero si ritrovi l’armonia e che parta quella seconda fase di cui il governo ha bisogno».

 

Renzi uscirà dal governo?

«Spero proprio di no. Sul Milleproroghe abbiamo visto dieci votazioni in dissenso e le polemiche hanno raggiunto toni eccessivi. Da premier, Renzi non avrebbe accettato di lavorare in un clima di tale tensione. Credo che lui per primo si renda conto che è urgente cambiare strada».

 

Ma se Italia viva pone condizioni irricevibili?

«Mi auguro che il chiarimento sia definitivo. La scarsa crescita è la vera priorità. L’economia rallenta, a causa della tempesta cinese si fermano le catene di produzione e la gente finisce in cassa integrazione. Sono questioni serie, sarà un periodo non facile. O la strategia è forte e c’è profonda unità del lavoro, o non si esce da questa crisi».

 

E la riforma per l’elezione diretta del premier?

«Il Paese ha bisogno di crescita economica e protezione per le famiglie. Non capisco perché rilanciare le riforme istituzionali in un momento come questo e dopo aver raggiunto una proposta di legge elettorale condivisa da tutta la maggioranza».

 

Portando l’Agenda 2023 in Parlamento, Conte riuscirà a blindare la legislatura?

«Il premier dovrà fare in modo che si entri in una fase molto più fattiva, non siamo più nel momento dei rinvii. C’è bisogno che Conte faccia la sintesi dei tavoli di lavoro. Il Pd, lealmente e seriamente, ha portato delle proposte chiare su scuola, rivoluzione verde, semplificazione, nuova economia, riduzione delle diseguaglianze, crescita demografica. Ci aspettiamo dal premier non promesse, non un libro dei sogni, ma una scaletta seria e concreta».

 

La «cura da cavallo». Ma il cavaliere è quello giusto?

«Tutto il governo opera con dedizione, ma per superare la debolezza complessiva i problemi vanno affrontati con molta energia. Senza un cambio di passo si fa complicato mostrare al Paese che questa maggioranza è in grado di risolverli. Finita la fase emergenziale dobbiamo darci un respiro, un’anima comune. Se ognuno prova a vincere da solo, la squadra perde».

 

La «compravendita» di parlamentari continuerà?

«E una cattiva prassi, come lo sono i trucchetti parlamentari, i ricatti e le prove muscolari degli uni o degli altri. Se non c’è quello spirito che porta a confrontarsi e cercare compromessi per il bene del Paese, è inutile vivacchiare. Un governo simile non durerebbe e sarebbe un errore».

 

Meglio andare a votare?

«Se non abbiamo la forza di fare quel cambiamento che protegga la società italiana, meglio essere seri e consentire che ognuno si misuri con il volere del popolo».

 

Per Bersani, Conte salva il governo solo se rilancia con un progetto unitario tra Pd, M5S e Leu. Concorda?

«L’analisi di Bersani è giusta. C’è bisogno di uno slancio anche più politico, di una visione della società nelle sue fratture e diseguaglianze. Bisogna rilanciare avendo una visione del futuro del Paese».

 

Davvero il Pd non ha la tentazione di mandare a palazzo Chigi Zingaretti, Gualtieri, Franceschini o Delrio?

«No. A noi interessa fare le cose, non chi le fa. Interessa che il presidente Conte sappia fare la sintesi, con grande determinazione e senza timidezza. Siamo interessati a governare per aiutare gli italiani e non per difendere rendite di posizione. Il simbolo di un governo che fa le cose è l’abbattimento delle Vele di Scampia, voluto anni fa dal nostro piano per le periferie. La bellezza di governare è vedere la società italiana che cambia in meglio e se non sei in grado di farlo…».

 

E quando Iv proverà a silurare il Guardasigilli?

«Noi non voteremo nessuna sfiducia al ministro Bonafede. Si è discusso troppo di prescrizione, mentre la vera sostanza per i cittadini è la riforma del processo penale».

 

Lei che «Matteo» lo conosce bene, ha capito perché ha sparato a salve?

«Non so fare la psicanalisi di nessuno, ma sono convinto che le grandi riforme si fanno con i grandi partiti popolari. Un tempo, quando avevamo un percorso comune, era anche l’idea di Renzi».