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1. Cosa ci insegna il risultato SPAGNOLO
Il risultato delle elezioni generali in Spagna ci consegna un quadro molto frastagliato. Tutti dicono di aver fatto un buon risultato, tutti dicono che bisogna fare accordi per creare un governo di coalizione, tutti dicono che servono riforme: è la Spagna di oggi, ma sembra l’Italia di ieri.
Dico l’Italia di ieri perché con la legge elettorale abbiamo cancellato ogni balletto post-elettorale. Sia benedetto l’Italicum, davvero: che, lo ricordo, funziona così.
Con la nuova legge elettorale – approvata su impulso del nostro Governo a maggio 2015 – ci sarà un vincitore chiaro. E una maggioranza in grado di governare. Stabilità, buon senso, certezze. Punto.

Ma le elezioni spagnole sono molto interessanti anche per un altro motivo. Come già accaduto in Grecia e in Portogallo i governi che applicano rigide misure di austerity accompagnate magari anche da risultati positivi di crescita (ma crescita jobless, cioè senza aumento dei posti di lavoro) sono destinati a perdere la maggioranza. La ricetta economica che è stata pensata in questi anni dall’Europa non aiuta i cittadini e paradossalmente punisce chi la esegue. Questo è un punto molto interessante. L’anno scorso – praticamente da soli, durante il nostro semestre – abbiamo ottenuto la flessibilità per un totale di un punto di pil (da noi oltre 16 miliardi di euro). Adesso sarà interessante capire se l’Europa si renderà conto che una miope politica di rigore e austerità non ci porta da nessuna parte. Questo ho spiegato dettagliatamente all’ultimo consiglio europeo. Questo dirò nei prossimi mesi. E (spero) in compagnia più numerosa. Anche perché meno numerosa sarebbe tecnicamente impossibile…

Io non faccio una battaglia contro l’Europa, a differenza di quello che scrivono alcuni commentatori. Io faccio una battaglia per l’Europa. Ma l’Europa del sociale, della cultura, dell’innovazione, dell’occupazione. Non solo l’Europa dei numeri, dei parametri, dei vincoli. Tutto qui. Così facendo difendo l’interesse dell’Italia, certo. Ma difendo anche la dignità dell’Europa.

 

2. La legge di stabilità dei BONUS.
In queste ore sento molte polemiche contro la legge di stabilità. Autorevoli esperti, i grandi esperti che raramente ne azzeccano una ma sono bravissimi nel dimenticarselo subito, dicono che questa legge di stabilità è una legge di stabilità fatta di bonus. Probabilmente hanno nostalgia di quanto la legge di stabilità era fatta solo di…malus!
Sì, è vero. È piena di buone notizie questa legge di stabilità. E sono buone notizie vere, concrete. Altro che marchette come le ha definite con raffinata proprietà di linguaggio economica un quasi premio nobel che guida i resti di un gruppo parlamentare che una volta era molto numeroso (qui lo scambio di battute in aula). Sono buone notizie.
Ma c’è un disegno organico che ci guida: giù le tasse, difesa dei più deboli, semplificazione con le riforme, solidi e solidali.
I cinque stelle hanno detto che questa legge di stabilità è pensata per gli amici.
È vero. Il Governo ammette di aver pensato agli amici.

1. Perché questo Governo è amico dei proprietari di casa e infatti ha tolto l’Imu e la Tasi.
2. Perché questo Governo è amico dei carabinieri, dei poliziotti, dei finanzieri, dei militari, dei vigili del fuoco e di tutti quelli come loro che avranno finalmente anch’essi gli 80 euro mensili.
3. Perché questo Governo è amico degli agricoltori che non pagheranno Imu e Irap agricola.
4. Perché questo Governo è amico delle famiglie che stanno in condizioni di povertà, per le quali è prevista per la prima volta una misura ad hoc.
5. Perché questo Governo è amico di chi paga le tasse: pagare tutti significa pagare meno. E a cominciare dal canone se paghiamo tutti – finalmente – si paga meno.
6. Perché questo Governo è amico del sociale, dal dopo di noi al servizio civile, dal terzo settore alla non autosufficienza, dalle case popolari al miliardo in più sulla sanità.
7. Perché questo Governo è amico di chi investe sul capitale umano, dalle borse di studio all’area post-Expo, dai 500 milioni sull’ediliza scolastica alle nuove cattedre e ai nuovi ricercatori.
8. Perché questo Governo è amico della cultura, con teatro spettacoli e concerti non solo per i diciottenni, aumentato il tax credit per il cinema, per l’art bonus per i musei.
9. Perché questo Governo è amico delle famiglie numerose e della cooperazione internazionale, delle periferie e della cybersecurity.
10. Perché questo Governo è amico del mezzogiorno, dal credito di imposta fino a Bagnoli, dalla terra dei fuochi fino all’Ilva, dalla continuità territoriale con la Sardegna fino alla Napoli Bari.
11. Perché questo Governo è amico delle piccole imprese e delle partite iva, con l’anticipo iva per i crediti non riscossi, con lo statuto dei lavoratori autonomi.
12. Perché questo Governo è amico degli imprenditori che decidono di assumere, con una forma di decontribuzione mantenuta e che decidono di investire, con i superammortamenti.

Sì, noi pensiamo agli amici. Perché pensiamo che gli italiani abbiano diritto all’amicizia del loro Governo. Per anni i Governi hanno tagliato e la legge di stabilità vedeva aumentare le tasse. Adesso le tasse vanno giù. E crescono investimenti in ciò che l’Italia rappresenta meglio: cultura, qualità della vita, sanità, sociale, associazionismo, scuola, sport, ricerca. Può sembrarvi una piccola cosa ma è un cambiamento strutturale. Davvero una inversione di marcia a U. Un gigantesco #cambiaverso.

In questi giorni le polemiche sulle banche (sulle quali non mi sottraggo: qui a Porta a Porta; qui dal minuto 53 a l’Arena; qui a RTL102.5; qui al Tg5; qui alla Leopolda per chi se l’era persa) e non solo hanno oscurato la legge di stabilità. Ma questa legge di stabilità è incredibile per forza del cambiamento che imprime all’Italia.

Sì, nel fare la legge di stabilità abbiamo pensato ai nostri amici. Che sono gli italiani, nessuno escluso. I primi amici però sono i nostri figli, i nostri nipoti. Per questo dal 2016 il rapporto debito-pil torna a scendere! Non accadeva da dieci anni. Il primo bonus di questa legge di stabilità dunque è il debito che va giù

 

3. Buon NATALE
Nella enews di lunedì prossimo – l’ultima del 2015 – racconteremo nel dettaglio tutti i risultati politici e parlamentari di questo anno, dall’elezione del Presidente Mattarella e dai decreti del JobsAct fino all’inaugurazione della variante di valico (eureka! Sembrava impossibile) e di sei domus restaurate a Pompei, che finalmente fa notizia per i restauri e non per i crolli.
Domani, anche a nome vostro, sarò in Libano per augurare il Buon Natale – dal profondo del cuore – alle nostre truppe che guidano il contingente delle Nazioni Unite. Viva l’Italia!

Buon Natale in Libano, buon Natale sulla variante di valico, buon Natale a Pompei.
E buon Natale di cuore a tutti voi, carissimi preziosi compagni di strada delle enews.

Un sorriso,
Matteo