ROBERTO GUALTIERI - Ph. Valerio Portelli / Imagoeconomica
ROBERTO GUALTIERI - Ph. Valerio Portelli / Imagoeconomica

Roberto Gualtieri corre per il suo terzo mandato all’Euro parlamento. Negli ultimi 5 anni è stato presidente della commissione Econ; ruolo che lo ha portato al terzo gradino nella dassifica di «influenza» dei parlamentari europei, dietro al presidente Tajani e al capogruppo popolare Manfred Weber, e che punta a ricoprire anche nella prossima legislatura. Ha quindi visto da vicino progressi e limiti della costruzione europea sui conti.

 

L’attacco all’«Europa dei vincoli» domina il dibattito e ha fortuna elettorale. Quanto è “colpa” di Bruxelles, e quanto delle difficoltà italiane?

Un conto è impegnarsi, come abbiamo fatto noi, per la flessibilità delle regole e per la loro riforma, altro è predicare l’irresponsabilità di bilancio. Così l’effetto è solo l’aumento dello spread: a oggi i mercati sono stati assai più severi della Commissione. L’Europa è evocata strumentalmente come capro espiatorio del fallimento della politica economica del governo.

 

Pisapia, capolista Pd nel Nord 0vest, ha detto al Sole 24 Ore che «i criteri di Maastricht sono stati superati dalla storia», e ha riproposto la golden rule. È una strada percorribile?

È la proposta del Pd, e io mi batto da tempo per questo. Con la flessibilità abbiamo introdotto in alcuni casi la possibilità si scorporare il cofinanziamento dei progetti europei dal calcolo del deficit, e io ho esteso il regime al piano Juncker e al nuovo InvestEu. Nella revisione del Patto in autunno occorre andare oltre, nel quadro del piano straordinario di investimenti europei ininfrastrutture, reti, ambiente, welfare e innovazione proposto da Pd e Pse ma anche dalle forze economiche e sociali italiane. Metteremo il tema al centro del negoziato per la Commissione.

 

Anche la proposta Pd, dallo «stipendio in più per 20 milioni di italiani» all’estensione degli 8o euro, sembra disinteressarsi di deficit debito. Non rischia di alimentare il”sovranismo”? O serve al dialogo con i Cinque Stelle?

Quando abbiamo governato siano riusciti arealizzare misure espansive in un quadro di sostenibilità delle finanze pubbliche. La proposta Pd di riduzione delle tasse sul lavoro è attuabile e ha le coperture, al contrario della fiat tax che è insostenibile, ingiusta e incostituzionale. Su M5S, siamo alternativi a questo governo e ai partiti che lo compongono.

 

C’è la possibilità di una nuova maggioranza che porti all’opposizione popolari e socialisti? Quale scenario alternativo vede?

I cosiddetti sovranisti continueranno a essere in minoranza, l’Enf di Salvini è dato sotto l’8%, ed è un bene visto che le persone sfilate a Milano hanno posizioni non solo antieuropee ma anti-italiane su tutti i dossier. Noi invece puntiamo a costruire uno schieramento europeista e progressista da Macron a Tsipras che già oggi è sopra al 40% e che potrà contendere al Ppe la guida della Commissione e definire le priorità della legislatura.

 

Vede il rischio di una procedura contro l’Italia ora? Oppure il pericolo aumenta con la prossima manovra e la nuova commissione?

Non vedo una procedura a giugno ma molti problemi per la nuova legge di bilancio.Temo che l’isolamento del governo porti a riaprire iltema della modifica del trattamento prudenziale dei titoli di Stato che abbiamo sempre sventato. Ma ci penseremo noi a scongiurarlo