Aula Camera dei Deputati
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«Occorre scongiurare in tutti i modi una crisi di governo. Renzi pensa di tirare la corda fino a un millimetro dallo strappo, ma può scappargli di mano e lui stesso non se lo perdonerebbe». Piero Fassino, ex Guardasigilli, ex sindaco di Torino, fondatore del Pd, si appella alla volontà politica che consente di trovare soluzioni, anche sulla prescrizione.

Fassino, lei le ha vissute tutte, o quasi, le tensioni nel centrosinistra. Le sembra quella di oggi una situazione simile a quando Renzi liquidò Enrico Letta a Palazzo Chigi? Al posto di «Enrico stai sereno”, ora siamo a “Conte stai sereno”?

«Il modo di muoversi di Renzi fa tornare alla memoria quel passaggio. Ma sarebbe un errore gravissimo abbattere questo governo. Produrrebbe una crisi al buio, con una prospettiva ravvicinata di elezioni e senza sapere con che esiti».

Ma un altro governo è possibile?

«Non mi infilerei in prospettive oscure. Questo governo è nato sei mesi fa, ne va rilanciata l’azione. Non inseguiamo altri governi che rischiano solo di essere un modo per mandare all’aria quello che c’è».

Renzi però minaccia una mozione di sfiducia al ministro Bonafede, autore della legge sulla prescrizione.

«Sarebbe un grave errore. Voglio sperare che Renzi non sia così insensato da produrre una crisi di governo. E spero che sia vero quando dice che non la vuole. Però, attenzione: tirare la corda fino a un millimetro dal punto in cui si spezza, è molto rischioso. Ti può scappare di mano e allora non basterà poi dire “non volevo”».

Lei giudica il leader di Italia Viva un giocatore d’azzardo?

«Renzi cerca uno spazio politico distinguendosi. È legittimo, ma non lo è più se le distinzioni diventano divisioni. Una strategia perdente in primo luogo per chi la pratica: chi divide non raccoglie consenso. E non basta neanche fermarsi sempre un minuto prima del precipizio. Puoi farlo una, due, tre volte, alla quarta non sei più credibile e allora sei obbligato ad andare in fondo e produci il disastro».

Ma non è vero che il Pd è a rimorchio dei 5Stelle, in particolare sulla prescrizione?

«No, non vedo un Pd a rimorchio dei 5Stelle. In sei mesi abbiamo ricostruito il rapporto tra l’Italia e l’Europa, impostato una politica economica per la crescita e abbiamo rovesciato la politica migratoria».

E i decreti sicurezza?

«Li stiamo per cambiare radicalmente».

Sulla prescrizione?

«Non sfuggo alla domanda. C’è una diversità di approccio tra Pd e 5Stelle. Ma il problema è come cambi il processo penale, dando alla giustizia tempi certi. Il Pd si sta battendo per questo e perché lì sia inserito il nodo prescrizione».

Davvero ritiene che i dem non abbiano nulla da rimproverarsi?

«Per carità, nessuno è infallibile. Ma il Pd è un punto essenziale di stabilità e sicurezza contro le derive di una destra violenta. L’attacco a Repubblica non è solo figlio della brutalità di Salvini. Il leader leghista è l’interprete in Italia della “democrazia illiberale”, che dentro un involucro democratico persegue una gestione autocratica del potere. Una destra pericolosa che va arginata. E un centrosinistra coeso è l’unico presidio. Per questo sollecito il Pd e i nostri alleati, a partire da Renzi, a fare uno scatto in avanti per le riforme del Paese, anziché continuare a distinguersi».