Imagoeconomica
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Ha presidiato per l’intera giornata la Camera, ha parlato con tutti, ha discusso, scambiato pareri, scherzato, ha rievocato fatti e personaggi. Dario Franceschini si è fatto vedere ed è stato notato. Lui, indicato da chi gli vuole male al centro di congiure e tradimenti, questa volta può dire tranquillamente che la legge elettorale che si avvia a essere approvata porta le sue stimmate, c’è dentro quanto aveva chiesto: la coalizione, i collegi, non solo proporzionale puro. Una volta fu proprio lui a suggerire a D’Alema di togliersi di dosso quell’antipatico abito del congiurato. «E come no», ricorda con un sorriso il ministro. «E lui mi rispose che nella cultura contadina il traditore è il più intelligente di tutti, e lui ovviamente era il più intelligente».

 

Sta per cominciare la presentazione del libro di Fassino con Matteo Renzi. «Ci sarei andato volentieri», spiega, «ma ho impegni di ministro».

Si siede vicino Rosy Bindi, arrivano altri, alcuni giornalisti, e Franceschini rievoca: «Una volta Andreotti, Forlani e De Mita dovevano presentare un libro di Donat Cattin. Bene, parla il primo e dice scusate io non ho letto il libro, ma Donat Cattin è una grande figura della Dc, e via così. Parla il secondo, e pure lui scusate, io non ho letto il libro, ma Donat Cattin è una figura di primo piano eccetera eccetera; così anche il terzo. Alla fine prende la parola Donat Cattin e fa: sapete che vi dico, neanche io ho letto il mio libro, anzi, non l’ho neanche scritto io. Grandi. La Dc era così». La Bindi sorride, ma non sembra divertirsi più di tanto. Al contrario di Guerini, che la Dc la ricorda bene, non a caso è chiamato Arnaldo (dal nome del suo maestro Forlani).

 

La Dc, d’accordo, ma sicuramente la fiducia sulla legge elettorale i dc non l’avrebbero messa, conviene Franceschini? «Mah, la Dc non c’è più, c’era invece e c’è il grosso problema di dare una legge elettorale a questo Paese. Non si poteva fare altrimenti. Oh, dico, ci siamo scordati come è cominciata questa legislatura?».

 

Beh, con i 101 e i colloqui di Bersani abortiti con i cinquestelle. «No, non solo quello, bisogna ricordare tutto: l’accordo con Berlusconi, il governo Letta, e poi Renzi, e ora Gentiloni, e il referendum, e tre tentativi di fare una legge elettorale andati a vuoto con il voto segreto, se uno guarda indietro ne conclude che è stato un miracolo arrivare alla fine, e un super miracolo se portiamo a casa una legge elettorale. No, non potevamo permetterci un altro buco nell’acqua».

 

E adesso? «Ci sarà ancora un po’ di fibrillazione fino alle regionali siciliane, poi tutti a pensare ai collegi, al fatto che si vota a un turno, e a sperare che dalle urne esca una maggioranza».