Roberto Giachetti
Roberto Giachetti

Con Roberto Giachetti avevamo pensato di fare una passeggiata in bicicletta, ma a monitorare lo stato più agonico che agonistico delle strade di Roma ci hanno pensato prima di noi quelli del Giro d’Italia, che davanti alle pezze a colori sull’asfalto capitolino hanno concluso che no, l’Eterna non è una città per ciclisti.
 
«Hanno rattoppato la sera prima della tappa alla bell’è meglio, e quella era una finestra sul mondo, non una corsa campestre. Non si rendono conto dei danni che fanno», sospira il candidato sconfitto da Virginia Raggi due anni fa, oggi capo di una opposizione in Campidoglio che si vede e non si vede, un po’ come la sindaca che si vede spesso ai vernissage ma molto meno nelle stanze dove far nascere un progetto per la rinascita cittadina.
 
“Torpore”, lo definiscono i sindacati, infilando il dito nella piaga di una rivoluzione che si sta rivelando immobilismo: «Come Rutelli nel ’93, Virginia aveva l’occasione della rottura, e non ha saputo coglierla. Ma questo è il grillismo, meglio non fare che rischiare qualcosa. Attenzione però: il romano è uno strano soggetto, la prende a ridere, quasi rassegnato, poi da un giorno all’altro si rivolta».
 

Non è che l’opposizione brilli in visibilità, onorevole Giachetti.

 
«Vero, però teniamo conto di due cose. Intanto non è semplice fare opposizione a chi tende all’inerzia e si schiaccia sulla gestione del quotidiano. E poi siamo in tempi in cui sui media fai titolo se la butti in caciara, sui giornali e in tv meglio le pecore tosaerba che le proposte articolate. Noi di delibere ne facciamo tante, e una proposta che portasse ad una svolta io ho provato a farla…».
 

La Costituente per Roma?

 
«Esatto. AI di là di chi la governa, e la governerà, nessuno qui a Roma ce la può fare da solo. L’unica strada è una Costituente dove si affrontino i problemi strutturali: debito, regolamenti, decentramento e chiusura delle vertenze».
 

E Virginia che le ha risposto?

 
«Quando l’ho invitata non mi ha risposto al telefono, poi mi ha fatto chiamare da Frongia per chiedere una mail, infine è arrivata una lettera dal protocollo assai sgrammaticata in cui “declinava per impegni precedenti”. Questo è lo stile, ne sa qualcosa Malagò…».
 

L’Olimpiade mancata.

 
«È il segno di questa amministrazione. Pur di qualificarsi “nuovi” rinunciano alle opportunità. Con il Giubileo non abbiamo avuto un indagato e abbiamo migliorato di molto la vita della città».
 

Lo stadio si fa, però.

 
«Certo, solo che la logica di cui sopra ha fatto altri danni: per poter sfoggiare una retorica antisistema hanno bloccato le torri che sviluppano in altezza, ampliando l’area lottizzata e tagliando lo spazio del grande parco previsto».
 

Voragini monstre, sacchetti di spazzatura in strada, bus a fuoco. Eppure a Roma si respira una strana pax.

 
«Come dicevo c’è aria di rassegnazione. Ma basterebbe una scintilla per ridare ai romani l’energia che serve a rimettere in moto la città».
 

Casa delle Donne, cinema America. È una amministrazione di destra?

 
«Certamente sì. Guardate con chi governano ora. Detto ciò alcune elettrici della Casa delle Donne dovrebbero oggi farsi qualche domanda…».
 

La logica del non fare, questo il grande problema, dunque. Mi dica lei allora una cosa grossa che farebbe.

 
«Trasformare Ostia nella Barcelloneta di Roma. Dal Colosseo, con un treno veloce, ci si arriverebbe in venti minuti».
 

A Ostia c’è la mafia, non la movida.

 
«La mafia se ne va se entri in competizione, se rilanci, se crei posti di lavoro».
 

Intanto si poteva cavalcare il referendum radicale sull’Atac.

 
«Lasciamo perdere. Io e alcuni altri abbiamo passato un’estate a raccogliere le firme, attaccati da mezzo Pd».
 

Ma da radicale non è affascinato dal movimentismo

 
«Pannella ha anticipato il tema della partecipazione e non solo. La differenza è che lo ha fatto sulla base di valori e senza voler annientare la rappresentanza».
 

A Roma ne rappresentate pochini,ormai.

 
«Bisogna fare un grande lavoro. Paghiamo oggi un certo consociativismo con la giunta Alemanno, e la sindacatura Marino. Se vinci con uno che dice “questa non è politica, è Roma”, hai perso in partenza».
 

Marino sindaco grillino?

 
«Un po’ sì. E poi se fai i Fori pedonali poi li devi saper vendere».
 

La sindaca Raggi sa vendere bene?

 
«Ah non saprei. Bisogna intanto fare qualcosa per poterla vendere».
 

Ora ha il processo. Spera in quello?

 
«No. Per me si è innocenti fino al terzo grado. Nel caso, avranno loro un problema con i regolamenti interni».
 

All’esordio l’avvocato Sanmarco, che fece ottenere alla sindaca il praticantato nello studio Previti, era in prima fila. Ora chi comanda a Roma?

 
«All’inizio era quel mondo a guidarla, poi è entrato in collisione col Movimento. Comanda la Casaleggio, credo, però col mandato di stare il più possibile sottotraccia…».
 

Insisto: l’opposizione siete voi

 
«E la facciamo. Però serve tornare in mezzo alla strada, tornare a dire che la politica è bella».
 

Non le credono, è del Pd…

 
«Bisogna anche prendersi gli insulti, se serve. Altrimenti la politica è morta, e ci restano solo le battute di Osho o i calembour su Spelacchio via social network».
 

Un po’ la politica se l’è cercata.

 
«Dobbiamo ritrovare il nostro ruolo. Che è quello di trovare soluzioni, non di farci trascinare dal popolo».