Lancerete un’Opa sull’elettorato dei 5 Stelle?

«La nostra cultura di governo e politica non prevede di cannibalizzare gli alleati. Le dirò una cosa che forse la sorprenderà: i 5 Stelle stanno vivendo un travaglio drammatico. Soffrono, per loro stessa natura, uno schema bipolare. Stanno un po’ in mezzo al guado. E, dunque, attualmente pagano anche un prezzo elettorale. Ma nel futuro potranno essere decisivi nel campo democratico con la loro autonomia e le loro idee. Se faranno questa scelta con convinzione riprenderanno a crescere. Mi auguro questo esito».

 

È stata l’inizativa pd a smuovere le acque nel M5S?

«Ripeto. È l’avanzare di due campi chiari e contrapposti che pone loro un problema. Sono un mondo composito e con diverse pulsioni. Sia di destra che di sinistra, un tempo unificate da un sentimento antipolitico. Ora: o si sta di qua o si sta di là. Lasciamo che il loro sommovimento interno si svolga con serenità; senza voler, noi, lucrare qualcosa».

 

Senza le Sardine ce l’avreste fatta?

«Le Sardine sono state fondamentali. Hanno lanciato un messaggio identitario, valoriale, ideale che è valso cento programmi “perfetti”: politica scarna, diretta, corporea, comunitaria. Il tema che oggi abbiamo di fronte è molto delicato: come far contare nelle grandi decisioni questo movimento che, penso, deve rimanere autonomo, libero, spontaneo, seppur duraturo. Si dovrebbero costruire dei luoghi (le ho chiamate “agorà”) nei quali tutti gli elettori del centrosinistra dovrebbero incontrarsi, discutere e decidere sulle grandi questioni del Paese, nell’esercizio della loro personale responsabilità. Una sorta di laboratorio aperto, permanente e unitario da far vivere accanto, ma separatamente, ai partiti; integrando dal basso orientamenti e i diversi elettorati democratici».

 

Nell’alleanza c’è posto anche per Matteo Renzi e Carlo Calenda?

«Considero naturale la collocazione di Renzi e Calenda nel campo progressista. Ma sul futuro non sono emerse da Italia viva parole chiare. Confido che maturino orientamenti più positivi. Anche perché i prossimi anni vedranno contrapposizioni nette. Com’è stato in Emilia. Ed è un’illusione pensare di fare l’ago della bilancia della politica italiana».

 

Dopo questo risultato chiederete un rimpasto?

«Nel governo lavoriamo continuamente per spostare gli equilibri delle decisioni a favore delle idee di cui siamo convinti. Lo facciamo con passione e accortezza. Perché se sfasciamo il governo Conte II, apriamo di nuovo la strada alle destre. Continueremo così. Non ci interessano posti in più o una maggiore “visibilità” di partito».

 

Ma il Congresso si farà? I maggiorenti del Pd potrebbero non volerlo per non rafforzare troppo il segretario…

«Semmai è il contrario. Zingaretti ha vinto il congresso con il 70%. Può solo rischiare nel rimettersi in discussione. E poi a me sembra che i cosiddetti maggiorenti abbiano tirato insieme la carretta con una lealtà che non si avvertiva da tanti anni».