ROBERTO GUALTIERI - Ph. Valerio Portelli / Imagoeconomica
ROBERTO GUALTIERI - Ph. Valerio Portelli / Imagoeconomica

Roberto Gualtieri, europarlamentare Pd ricandidato nella circoscrizione centro,  al lancio della sua candidatura lei ha chiamato Pierre Moscovici, socialista francese, commissario economico dell’Unione. Non è un esponente dell’Europa rigorista che oggi dite di voler cambiare?

In questi anni di dure battaglie che ho condotto per più flessibilità e meno austerità, Moscovici è stato la principale sponda nella Commissione. Senza di lui non avremmo superato l’opposizione dei falchi al superamento di fatto, con l’introduzione della flessibilità, dell’assurda regola del pareggio di bilancio e di quella ancora più assurda sul debito, che è tempo di riformare. Peraltro il governo gialloverde deve anche a lui se non siamo in procedura di infrazione. Poi ci ha aiutato nella lotta contro i paradisi fiscali e le elusioni fiscali delle multinazionali.

 

L’«assurdo» pareggio di bilancio il Pd l’ha votato persino nella Costituzione, in Italia.

Fu un errore, non lo dico da oggi, in Europa abbiamo assunto una posizione diversa.

 

Moscovici è stato tra gli interlocutori dei «piani di salvataggio» per la Grecia. È finita con la Grecia in ginocchio e il presidente Junker che nel 2019 fa autocritica dicendo che l’Europa è stata «poco solidale».

Nel 2010 e nel 2012 la Commissione Barroso e l’eurogruppo fecero scelte sciagurate sulla Grecia. Nel 2015 invece ci fu uno scontro durissimo: da una parte Schàuble, che voleva cacciare la Grecia dall’euro, dall’altra quelli che difesero Tsipras, fra cui Hollande e Renzi. La Commissione fu messa ai margini, anche per questo bisogna riformare l’eurozona. Il terzo programma fu un compromesso migliore ma comunque pieno di limiti e errori. In questi anni in Parlamento abbiamo fatto asse con Tsipras, cosa che ha consentito di evitare i tagli alle pensioni imposti dall’Emi e ottenere l’alleggerimento del debito. In questo processo abbiamo costruito una vera unità con Siryza, con Tsakalotos invitato permanente alle riunioni dei ministri economici e leader parlamentari del Pse.

 

Insomma lei non è un esponente del socialismo rigorista.

Tutti sanno che sono un keynesiano e che sono tra i capofila di questa linea in Europa: mi batto da tempo per la golden rule – lo scorporo degli investimenti dal calcolo del deficit – , che ora è nel programma di Pd e Pse. Non ci sono due linee nel Pd. Ce n’è una ed è quella di un’Europa con un vero governo economico capace di realizzare politiche comuni più espansive e di rafforzare la sua dimensione sociale.

Ma c’è un Pd, lato Gentiloni, che consiglia al premier spagnolo Sanchez di lasciare Podemos e allearsi con i centristi di Ciutadanos. E un altro Pd invece che propone le alleanze a sinistra. Lei da che parte sta?

Questa è una caricatura. Peraltro il Psoe farà un monocolore o un’alleanza con Podemos, anche perché Ciudadanos si è spostato a destra. Il Pd ha varato una lista unitaria e vuole costruire in Europa uno schieramento progressista-europeista da Macron a Tsipras. Un’alleanza per difendere l’Europa dai sovranisti e rilanciarla con un piano di investimenti per il green new deal, l’innovazione, la ricerca, un bilancio della zona euro che alimenti un’indennità europea di disoccupazione, con un salario minimo basato sulla contrattazione collettiva per aumentare le retribuzioni. Questo è il programma dei socialisti e del Pd. Non ci sono due linee. Su questa linea vogliamo costruire un polo alternativo alla destra e ai conservatori.

 

I socialisti non finiranno in una nuova alleanza con il Ppe?

Con il fronte da Macron a Tsipras vogliamo contendere la guida della Commissione al Ppe e mantenere centralità al parlamento che deve eleggere il presidente della Commissione. Non accetteremo il ritorno al primato dei capi di stato e di governo: ci batteremo per Timmermans.

 

Il partito della sinistra europea però nega questo fronte. È sicuro che Tsipras sia d’accordo?

Le parole di Tsipras contro Weber (candidato presidente Ppe, ndr) al vertice di Sibiu sono chiare. Le componenti più avanzate della sinistra radicale hanno capito che per cambiare le politiche servono alleanze. Già avviene in Portogallo e in Spagna. Auspichiamo che in Europa prosegua questa collaborazione, dopodiché la nostra alleanza deve essere larga e isolare la destra nazionalista e conservatrice.

 

C’è un’incognita su cosa farà M5S in Europa. Potrebbe far parte di questa alleanza?

La linea di M5S in Europa, come quella in Italia, è chiara: hanno scelto forze di destra, il loro alleato è un partito polacco che ha venature neonaziste. Una scelta incompatibile con i progressisti. «Il Pse fa asse con Tsipras, Moscovici lo ha aiutato nella crisi. L’alleanza con il Ppe è finita»