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Onorevole Francesco Boccia, da circa sei anni bussate alle porte del M5S. Memorabile la prima mossa in streaming di Bersani.

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«Partiamo da un fatto. Il panorama politico è composto da tre blocchi: la destra di Salvini, il centrosinistra che non l’ha distrutto certo Zingaretti, e il M5S. Poi abbiamo una legge elettorale proporzionale. Detto ciò, se non vogliamo condannarci all’irrilevanza, dobbiamo provare, su alcune grandi questioni, a dialogare. E tenuto conto che con Salvini non ci può essere nessun confronto culturale, va da sé che le parole di Franceschini siano di buon senso. La politica non si fa con i pop corn, ma sommando forze ed energie su alcune grandi questioni. È evidente che Lega e M5S sull’immigrazione, sull’Autonomia, sulla politica estera, nel rapporto con l’Europa, abbiano posizioni completamente diverse. E un grande partito politico che fa? Prova a disarticolare questa maggioranza. In sostanza, vogliamo dialogare con quella parte dell’elettorato M5S e quella dirigenza che non è contaminata dal salvinismo. Di Maio è contaminato, non è più credibile. Non è certo lui il nostro interlocutore».
 

Chi può essere, quindi, l’interlocutore?

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«Sull’immigrazione, ad esempio, mi pare evidente che l’interlocutore è Fico; sull’Autonomia, è il premier Conte come anche sulle politiche europee. Poi bisogna capire se il M5S ha dei gruppi dirigenti in grado di essere autonomi rispetto agli ordini che arrivano dall’attuale capo politico che è fortemente condizionato dalla propria sopravvivenza. Di Maio sta cercando di sopravvivere ai suoi errori».
 

La minoranza del partito condanna la poca chiarezza su questa ventilata alleanza con i M5S.

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«In questa legislatura non si possono fare alleanze. La legislatura è compromessa, e come ho detto, non si può discutere con persone come Di Maio che ha dimostrato di anteporre la sua carriera politica di fronte alle battaglie fatte dal Movimento. Dopo di ché, all’interno del M5S ci sono degli interlocutori credibili con cui si deve dialogare. In altre parole, non penso che in questa legislatura sia possibile fare un accordo con i M5S. Ma è possibile trovare delle intese su alcuni temi come l’Autonomia».
 

Insomma, cantieri aperti di cui lei è uno dei protagonisti.

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«Sì. Lo faccio per convinzione ideale e culturale. Perché sulle grandi questioni sociali io mi ritrovo nell’elettorato dei pentastellati, con gli stessi obiettivi, e vedo tra i loro elettori molti nostri ex elettori ai quali voglio dire tornate a casa. E se non riesco a farli tornare a casa ci faccio un accordo».