SERGIO CHIAMPARINO
SERGIO CHIAMPARINO

«Più ricostruisco i pezzi e più mi convinco che, magari senza premeditazione, qualcuno abbia voluto seguire un disegno. La cosa è stata orchestrata, basandosi anche su prese di posizione e fatti che hanno alla fine favorito questo disegno. L’obiettivo, ormai chiaro, era quello di far prevalere un asse lombardo-veneto. Anche se ho dei dubbi che possa reggere senza un appoggio finanziario dell’esecutivo».

 

Presidente Chiamparino, siamo di fronte ad una scelta del governo per penalizzare il Piemonte?

«Se l’opzione Milano con Cortina dovesse andare avanti con il sostegno del Governo, si confermerebbe una manovra per tagliare fuori il Piemonte, manovra che la componente pentastellata non ha saputo fermare, neanche per difendere gli interessi di una città come Torino la cui sindaca è una esponente di primo piano del Movimento 5 Stelle».

 

Giorgetti dice che Veneto e Lombardia si dovranno coprire da soli i costi. Non ci crede?

«Ho chiesto anche al presidente del Coni Malagò, ma sul punto non mi ha risposto: non so se le regole siano cambiate, ma sapevo che per la candidatura ci deve essere comunque la garanzia finanziaria del governo. Non so se quella di due Regioni possa sostituire quella di uno Stato. Non vorrei che le prese di posizioni di Giorgetti e Di Maio sul fatto che saranno la Lombardia e il Veneto a sostenere la spesa poi cambino».

 

Cosa intende?

«Una volta spenti i riflettori e depositata la polvere, chi nel governo può negare una lettera di sostegno e garanzia alla candidatura lombardo veneta che magari rimane riservata nel dossier del Coni?».

 

È possibile un recupero della situazione?

«Se Milano chiarisce la sua posizione e il fatto che non vuole un ruolo di capofila forse ci sono margini per recuperare la formula tridente, anche se la posizione del governo per me rimane sospetta e il fatto che il Movimento 5 Stelle a Roma abbia mollato Appendino non aiuta».

 

Il Piemonte è sempre più la periferia del Nord per questo governo?

«È chiaro che l’asse di questo governo è spostato verso il Nord-Est. L’esecutivo tira da quella parte. E i 5 Stelle di governo sono così deboli che non riescono a sostenere una personalità di spicco del loro Movimento come Appendino. Gli effetti sono chiari: il Piemonte è l’agnello sacrificale dell’esecutivo giallo-verde. Può essere la Tav, le Olimpiadi, l’Asti-Cuneo o i grandi eventi che sono indigesti ai Cinque Stelle. Il risultato è sempre lo stesso: siamo penalizzati. I silenzi del ministro Toninelli mi preoccupano tanto quanto gli equilibrismi di Giorgetti sui Giochi del 2026».

 

La Lega può sfruttare la questione per fini elettorali: con noi non sarete isolati?

«Potrebbe provarci. Di certo la classe dirigente della Lega a livello piemontese non mi sembra che sia forte e autorevole. Se questi sono i risultati, non viene ascoltata a Roma da Salvini o da Giorgetti. E non riesce a condizionare le scelte dell’esecutivo che preferisce sostenere la Lombardia e il Veneto. Per cui spero che i piemontesi non si facciano strumentalizzare».

 

C’è chi potrebbe crederci, non trova?

«Per il momento la Lega toglie, non dà. Se poi le Olimpiadi venissero usate come arma elettorale sarebbe grave. Spero che il Carroccio non voglia impostare una campagna che si basi sull’idea di piemontesi sudditi che debbono accontentare il sovrano di turno se vogliono avere qualche cosa in cambio. Io conto molto sull’intelligenza dei piemontesi e soprattutto sulla loro dignità».

 

Appendino è più debole?

«È sola. I suoi non l’hanno aiutata, né a Torino né a Roma».