Stefano Carofei/Imagoeconomica

«Nessun governo con i grillini ma occorre verificare come spezzare l’asse di questo governo che ha portato il Paese, in un anno, alla paralisi», analizza Gianni Cuperlo, ex presidente del Pd ed ora membro della segreteria a trazione zingarettiana.
 

L’ex ministro Franceschini ha ipotizzato una sorta di alleanza con M5S, anche per spezzare l’asse con la Lega. Lei è d’accordo?

 
«Franceschini non ha proposto nessun governo coi M5S, ha posto un tema diverso, cogliere le differenze che ci sono tra la Lega e quel movimento anche per spezzare una maggioranza che in un solo anno ha portato il paese alla paralisi su ogni fronte, dall’economia alla politica estera alla violazione dei diritti umani. Pochi giorni fa per la prima volta due forze della stessa maggioranza si sono divise nel voto sulla presidenza della Commissione Europea, è un fatto enorme ma è solo l’ultima frattura di un governo che Di Maio tiene assieme con lo spago perché terrorizzato dalle urne».
 

I renziani sono in rivolta e anche Zingaretti non è d’accordo: è dell’idea che serve una votazione tra gli iscritti per decidere?

 
«Zingaretti ha speso parole chiare anche sul ragionamento di Franceschini. Quanto al resto sono io a chiedere, ma rivolta su cosa? A fronte di una posizione politica a Franceschini si risponde che ha perso il collegio? Ma ci ricordiamo che noi in due anni abbiamo perso tutto, referendum, elezioni politiche e governo? Vogliamo capire come recuperiamo quel consenso? Zingaretti ci sta provando e va sostenuto per questo».
 

Di questo passo, solo facendo opposizione e non mischiando mai le carte sul tavolo da gioco, non c’è il rischio che il Pd si ritrovi sull’Aventino?

 
«Lasciamo stare l’Aventino. È chiaro che noi abbiamo due obiettivi. Rinsaldare un legame di fiducia con quei milioni di elettori che ci hanno voltato le spalle anche per alcune scelte vissute come una lesione ai loro diritti e fermare questa destra che ha tratti e cultura autoritari. Entrambi i traguardi chiedono discontinuità, scelte radicali e alleanze sociali e politiche larghe».
 

Franceschini parla di qualcosa che comprenda partiti che prendano le distanze dalla Lega sul modello della I Repubblica. È d’accordo? E se sì quali dovrebbero essere gli obiettivi da darsi?

 
«Mettiamola così, davanti a noi c’è una destra a traino leghista che vuole trasformare le paure in odio. Dossetti dava una definizione della matrice di ogni cultura autoritaria: una iniezione di paura a cui si offre un antidoto in cambio di una quota di libertà. Ecco, questa è la radice del pensiero della destra. Noi dobbiamo allargare il perimetro di chi, di fronte a questa aggressione, difende e rinnova i principi cardine della democrazia liberale scolpiti nella nostra Costituzione. Ridurre un discorso di questo tipo al gioco delle alleanze è un modo per concentrarsi sul dito con quel che segue».
 

Non crede che sul Russiagate il suo partito avrebbe dovuto essere più incisivo, magari proponendo una mozione di sfiducia a Salvini?

 
«Di fronte a fatti di una gravità inaudita come un vicepremier che sdogana un faccendiere filonazista impegnato a trattare finanziamenti in nero da una potenza avversaria dell’Europa e del nostro sistema storico di alleanze io trovo semplicemente assurdo che per giorni la polemica sui giornali sia rivolta al segretario del Pd per una condotta dell’azione parlamentare per altro condivisa coi gruppi e che porterà domani il premier Conte a riferire al Senato. Noi siamo i soli che vogliono trascinare Salvini fuori dai social e davanti al Parlamento. Il solo e vero problema è un ministro che scappa».