Cesare Damiano
CESARE DAMIANO - Ph. Paolo Cerroni / Imagoeconomica

«Ho scelto di sostenere Nicola Zingaretti». Anche Cesare Damiano si ritira dalla corsa per le primarie. L’ex ministro del Lavoro ed ex sindacalista Fiom, appoggerà il governatore del Lazio, ovvero la scommessa di massima discontinuità nel Pd e l’archiviazione del PdR, il partito di Renzi.
 

Damiano, così lei evita di raccogliere lei 500 firme che sono necessarie per la candidatura…

 
«Le firme per la verità le ho già raccolte tutte. Anzi, ho superato abbondante il numero necessario: 400 sottoscrizioni in Sicilia, 300 in Piemonte e in Calabria, tanto per fare un esempio».
 

Si ritira seguendo l’esempio di Marco Minniti?

 
«Io faccio un passo indietro di responsabilità e anche una scelta di unità. La mia area, quella dei laburisti dem, vuole mettere a disposizione della battaglia congressuale l’attenzione allo sviluppo, al lavoro, allo stato sociale, all’eguaglianza».
 

Perché ha scelto Zingaretti?

 
«Ho discusso con Nicola in modo approfondito e convenuto sul fatto che in questo momento sia necessaria una convergenza. Che deve mettere da parte la spinta individuale e privilegiare un lavoro di squadra. Mi convince la proposta di Zingaretti che contiene l’idea di discontinuità, la necessità di ricostruire un partito dalla fondamenta. Un partito inclusivo, aperto all’esterno».
 

Aperto ad un’alleanza con i 5Stelle?

 
«No, no, no. Basta con questa falsa polemica. Voler riconquistare i nostri elettori passati con i 5Stelle non vuol dire affatto allearsi con Di Maio. È esattamente il contrario».
 

Il Pd è nel caos, tra divisioni, resa dei conti e possibile addio di Renzi?

 
«La mia scelta di sostenere Zingaretti significa anche battermi contro nuove lacerazioni. Indebolendo il Pd, si contribuisce a rendere ininfluente il ruolo della sinistra nel nostro paese e in Europa».
 

Non sarà facile per i candidati segretari superare il 50% ai gazebo e quindi aggiudicarsi la vittoria popolare senza dovere ricorrere poi alla nomina a tavolino.

 
«Dobbiamo in questi mesi provare a ridare senso e cuore a questa sfida. Io sono un uomo di sinistra. Ritengo che ci siano dei temi-chiave per cui bisogna battersi, a cominciare dal lavoro e dall’uguaglianza. La proposta di Zingaretti è la più vicina al mio pensiero. Ho rinunciato alla candidatura anche per evitare troppe frammentazioni e invece favorire il superamento della soglia del 50%».
 

Vista la situazione, Calenda propone un time out: è una prospettiva?

 
«Il percorso del congresso è avviato. Mercoledì vanno presentate le candidature per le primarie e si saprà quali sono i candidati e se ci sarà anche uno di area renziana. Non si può fermare la macchina del congresso. Noi laburisti dem sosterremo Zingaretti con una nostra lista e, a gennaio, faremo una grande iniziativa su lavoro, Stato sociale e uguaglianza».
 

Pensa che Renzi stia per lasciare il Pd?

 
«Lo sa lui, però non fa nulla per smentire questa sensazione».
 

Non teme che queste primarie dem abbiano scarso appeal?

 
«Sarebbe una sconfitta se ci fosse una significativa diminuzione di partecipanti. Questo evidenzierebbe il distacco tra il Pd e il suo popolo. Ma mi auguro che con scelte nette, fondate su programmi e identità, si convinca chi è rimasto deluso a tornare per ricostruire la sinistra nel nostro paese».