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Sottosegretario all’editoria, Andrea Martella, Pd, le intimidazioni ai giornalisti stanno diventando la regola. Cosa pensa di fare?

 
«Quanto accaduto domenica a Pontida è intollerabile. La spirale che vede troppo spesso gli operatori dell’informazione oggetto di attacchi verbali, o nel caso del vostro operatore tv, Antonio Nasso, di aggressioni fisiche va fermata. Ogni professionista dell’informazione è portatore di un’istanza di democrazia e di libertà, come sancito dalla Costituzione. Abbassare la guardia significa tradire questi valori».
 

Gad Lerner è stato insultato perché ebreo.

 
«Intanto gli rivolgo la mia solidarietà per gli attacchi antisemiti. Tutti rappresentanti istituzionali che hanno a cuore le sorti della stampa, e quindi della democrazia, debbono aprire una nuova stagione, mettendo fine a quella segnata dall’odio e dagli attacchi al mondo dell’informazione».
 

Salvini non solo non ha chiesto scusa, ma ieri è tornato sugli episodi di Pontida liquidando i nostri colleghi con un “non sono neanche giornalisti”.

 
«Sono frasi inaccettabili. Una cosa è il confronto politico, e il conflitto sulle idee, altra cosa è il disprezzo, l’incitare alla violenza, il venir meno alle regole elementari della convivenza».
 

È una condizione che riguarda moltissimi giornalisti, molti dei quali vivono sotto scorta. Non si pone un problema di democrazia?

 
«Non è possibile che in un paese moderno un giornalista debba avere paura di andare a una manifestazione pubblica, o che il suo racconto debba essere condizionato da minacce o intimidazioni. La mia vicinanza a chi è costretto a fare il suo lavoro sotto scorta. Tutti dobbiamo essere consapevoli che occorre avviare una grande battaglia culturale per il diritto all’informazione».
 

Sì, come spezzare questa spirale?

 
«Intanto dobbiamo avere consapevolezza che questi episodi allontanano l’Italia dalle democrazie occidentali e quindi va ristabilito un clima e una cultura che riconoscono il lavoro dei giornalisti. Soprattutto questa emergenza non è finita perché ha preso avvio il nuovo governo. Bisogna avere contezza che su questi temi si gioca una partita importante, se vogliamo essere discontinui con il passato».
 

Cosa intende fare il governo?

 
«L’editoria è un settore cruciale. Nelle prossime settimane illustrerò le linee programmatiche, ma fin da subito posso precisare alcuni principi: da un lato lo Stato deve tornare ad assicurare la certezza dei sostegni diretti e indiretti per garantire il pieno pluralismo, dall’altro deve svolgere una funzione di sostegno alla domanda di lettura, di quotidiani, periodici, libri, rivolgendosi ai giovani, una fascia della popolazione più facilmente esposta ai pericoli delle fake news. È anche un modo per combattere le disuguaglianze sociali».
 

Quindi lei intende percorrere una strada opposta ai tagli del suo predecessore, Vito Crimi

 
«Dico solo che intendiamo avviare una nuova e diversa politica di sostegno e di attenzione all’informazione ai cambiamenti in corso con l’evoluzione degli strumenti digitali».
 

I tagli a Radioradicale quindi saranno revocati?

 
«Non voglio entrare nei dettagli, ma è chiaro a cosa mi riferisco con sostegno al pluralismo».
 

Ma su questi temi non si rischia la spaccatura nel governo?

 
«Penso che questa sia una battaglia a favore del sapere e dell’informazione, che è un patrimonio prezioso per tutti. Si troverà un’intesa».