Enrico Letta

Sintesi dell’intervento di Enrico Letta su Domani

 

La mia proposta di creare una Confederazione europea che comprenda i 27 stati membri dell’Unione, l’Ucraina e gli altri 8 paesi dell’est che vorrebbero entrare nell’Ue rappresenta una maggiore integrazione politica europea attraverso il potenziamento del pilastro sociale. (…) L’orizzonte è una svolta in senso finalmente federale, con l’abolizione del diritto di veto in quegli ambiti strategici ancora sotto l’egida intergovernativa. Quanto accaduto con la pandemia ha creato le condizioni per far avanzare il pilastro sociale per il quale Jacques Delors e Romano Prodi si sono battuti. (…)

L’Unione attuale è una costruzione originale, un oggetto politico non identificato come direbbe lo stesso Delors. Un esperimento unico perché al suo interno convivono componenti di vero federalismo con aspetti intergovernativi. E sono proprio questi, ai miei occhi, a frenare l’efficacia di alcune politiche europee.

 

Le crepe e l’unità

Il pilastro sociale oggi è una potenziale realtà. Grazie al piano Sure (che si sta cercando di trasformare in uno strumento permanente), alle politiche sanitarie e al Vertice di Porto stiamo avanzando verso l’Europa sociale. La fine dell’ostruzionismo britannico senz’altro ha giovato. L’urgenza di rispondere alla pandemia ha fatto il resto. Non possiamo fermarci. E l’Italia deve spingere in questa direzione. (…)

Per l’Europa è il tempo del when in trouble go big. Nel momento più buio dobbiamo pensare in grande. O vogliamo illuderci di andare avanti come se il 24 febbraio fosse una data qualsiasi? No. Il 24 febbraio, con la guerra di Putin, ha cambiato la storia europea: radicalmente e per sempre. Rispetto a questa cesura la Confederazione può essere una risposta immediata. Un modo per dire a milioni di cittadini che alla Ue guardano come orizzonte di pace, libertà e benessere: siamo tutti nella stessa famiglia europea. Si tratta di imparare dagli errori del passato: di non ripetere quanto accadde dopo la caduta del muro di Berlino. (…)

 

Mantenere le promesse

Sono convinto che molti dei guai odierni con Ungheria, Polonia e il resto del blocco di Visegràd siano il frutto di frustrazioni e incomprensioni originate da promesse non mantenute. Di un limbo troppo lungo al quale furono costretti prima di entrare. Un limbo in cui si sono creati sentimenti ostili a Bruxelles e all’Europa comunitaria, in contrapposizione al sentimento filo-americano che contemporaneamente cresceva.(…)

Creare ora la Confederazione risponderebbe all’immediato bisogno di accogliere subito l’Ucraina e gli altri paesi dentro la “famiglia europea” senza creare frustrazioni e delusioni inevitabilmente causate dai tempi di una seppur necessaria procedura di adesione all’Ue. Quest’ultima resterebbe l’orizzonte di fondo, ma si creerebbe uno spazio istituzionale intermedio per superare l’attuale alternativa binaria del “dentro o fuori”. La Confederazione, avrebbe l’obiettivo di costruire da subito legami economici e culturali, ponendo le basi per ulteriori convergenze. Si potrebbe partire da accordi che garantiscano un accesso preferenziale al mercato unico e ai progetti europei di ricerca o di scambio, come ad esempio l’Erasmus. Un secondo passo, potrebbe essere la condivisione di posizioni comuni sui grandi capitoli dell’agenda internazionale, come la lotta al cambiamento climatico, la promozione di modelli di sviluppo sostenibile, la difesa dei diritti fondamentali e della pace. (…) E’ il momento di scelte coraggiose. Scelte che, sono convinto, trovano forza nel sentimento comune che attraversa le nostre pubbliche opinioni. Per questo credo la Confederazione europea non debba muovere i suoi primi passi da un confronto tra i singoli governi, ma dal parlamento europeo. Il luogo della democrazia europea.

 

Intevento integrale su Domani