Imagoeconomica
Imagoeconomica

Questa sera, il vicesegretario del Pd e ministro dell’Agricoltura, Maurizio Martina, si confronterà alla Festa nazionale dell’Unità con Giuliano Pisapia: «Senza polemica, gli dirò che noi non sfidiamo il centrosinistra: il nostro avversario è il populismo delle destre e del M5S».

 

Secondo lui, nel Pd coltivate l’illusione di autosufficienza…

«No, nel Pd non c’è nessuna esasperazione dell’autosufficienza: il tema non è mai stato né mai sarà questo. Più semplicemente siamo consapevoli che senza il Pd non c’è alternativa ai nostri avversari. Il tema è costruire un progetto che unisca e non divida, a partire dai risultati ottenuti in questi anni duri».

 

Pisapia e Mdp hanno parlato di «politiche sbagliate del Pd».

«Se ci si vuole sedere per un confronto migliorativo su alcune scelte, ci stiamo. Se si vuole solo demolire il lavoro fatto, allora no. Non siamo disponibili ad abiure: abbiamo preso un Paese in recessione e costruito le condizioni per passi avanti concreti. Ora l’Italia non può tornare indietro».

 

Come risponde alla critica di essere ambigui sulle alleanze?

«Rispondo tranquillamente dicendo che guardiamo alle forze moderate e di centrosinistra che vogliono cooperare e non rendere quest’area politica un campo di battaglia».

 

Alle regionali siciliane però avete scelto Alfano, no?

«In Sicilia abbiamo lavorato sul solco dell’esperienza fatta a Palermo qualche mese fa. Poi qualcuno, secondo me facendo un errore, si è sfilato».

 

Per le politiche lei proponeva un listone da Pisapia a Calenda…

«No, aspetti, io non ho mai parlato di listone: ho posto il tema di un progetto aperto, da Pisapia a Calenda. E confermo questo approccio, a prescindere dalla legge elettorale. Il sistema di voto non risolve il tema politico di fondo. La vera domanda è: riusciamo a condividere una prospettiva?».

 

Con Pisapia lei ci spera ancora?

«È importante un confronto propositivo e non conflittuale. La prova della nostra volontà è anche nello sforzo che stiamo mettendo sulla legge elettorale. Non è un caso se in queste ore, per iniziativa del Pd, riprende la discussione sul Rosatellum, che conserva una parte maggioritaria e costruisce un equilibrio utile tra rappresentanza e governabilità».

 

Vuole dire che questa legge favorisce un centrosinistra unito?

«Segnalo che la quota di impianto maggioritario con collegi porta a riflessi di questo tipo. Il Pd si spende: ora ciascuno si prenda le proprie responsabilità».

 

Per Mdp il Rosatellum è una farsa per non fare la legge.

«Non capisco quale sia la loro proposta, visto che si limitano a commentare quelle degli altri, in particolare del Pd».

 

La prima reazione dell’M 5S è stata critica: sareste disposti ad approvarla anche senza di loro?

«Noi dobbiamo e vogliamo cercare la massima convergenza possibile, dopodiché che il M5S reagisse così me lo aspettavo: da tempo hanno scelto la propaganda al posto della proposta».

 

Per Prodi anche voi avete rinviato lo ius soli per i sondaggi…

«Io vivo da mesi questo lavoro serio che stiamo facendo. Ma tutti dovremmo contribuire a sviluppare una riflessione culturale e sociale nel Paese sulla necessità che questi bimbi nati in Italia si sentano italiani quanto i nostri figli: una battaglia da fare tutti insieme. Non vorrei che qualcuno pensasse invece di usare lo ius soli per fare campagna elettorale».

 

Riuscirete ad approvarla?

«Una legge non basta calendarizzarla: servono i numeri per votarla. È evidente che c’è un problema al Senato, ma ci lavoreremo fino in fondo e spero che ce la faremo».