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A fari spenti, come nello stile del personaggio, il leader del Pd Maurizio Martina si sta occupando da qualche tempo della Sardegna. O meglio, sta seguendo le evoluzioni politiche preelettorali in continuo contatto con il segretario regionale, Emanuele Cani. Ma nelle ore in cui i notiziari confermano che l’alluvione nell’Isola ha mietuto ancora una volta una vittima, quasi non vorrebbe parlare di altro: «Di fronte a quanto accaduto, il pensiero va alla famiglia della vittima e a tutti i cittadini colpiti da questa tragedia», dice Martina. «A loro esprimo cordoglio e vicinanza». Grande partecipazione sulla vicenda tragica, grande prudenza sulle questioni politiche: sono i giorni cruciali per le scelte del Pd sardo e del centrosinistra, ma lui ci tiene a ribadire che «decideranno i sardi». Non nasconde però la stima per il sindaco di Cagliari Massimo Zedda. Quanto al Pd, il segretario vuole solo guardare avanti: dribbla le domande sugli errori del passato e assicura che il partito non sarà superato, come pure suggeriscono esponenti autorevoli come Calenda e Orfini. «Ma prima di continuare riprende mi lasci fare anche un ringraziamento, doveroso, alle persone che ancora in queste ore sono impegnate nella vostra terra per portare soccorso e aiuti nelle zone più colpite dall’alluvione. È importante che il governo dichiari subito lo stato di calamità per aiutare i territori colpiti».

 

Sul piano nazionale invece si discute della manovra del governo. Perché siete così contrari?

Il punto sono le scelte di merito. Si tratta di una manovra pericolosa per gli italiani, perché carica sulle spalle delle giovani generazioni 100 miliardi di euro di debito nei prossimi anni.

 

Anche i governi di centrosinistra avevano accarezzato l’idea di utilizzare il deficit per dare respiro all’economia.

Ma questo debito non servirà per fare investimenti utili, ad esempio per scuola e sanità, o per creare posti di lavoro. Servirà per fare il condono fiscale voluto dalla Lega o l’assistenzialismo senza lavoro dei Cinque Stelle. Questo la rende anche una manovra ingiusta, oltre che pericolosa. E ci sono 8 miliardi di tasse in più. Si tratta di scelte disastrose.

 

Quali altri aspetti della manovra le appaiono più criticabili?

C’è il condono per i grandi evasori e ci sono tagli a sanità, scuola, assistenza. È una follia. Niente per il lavoro, niente per le famiglie e per le imprese. Così un Paese rischia di collassare.

 

II reddito di cittadinanza non è in fondo una misura di sinistra? Perché non vi convince?

La povertà non si sconfigge con l’assistenzialismo. Per questo ritengo sbagliata la misura del governo, una scelta che non produrrà un solo posto di lavoro in più. Rispetto al passato, oggi l’Italia ha una misura strutturale di contrasto alla povertà, il reddito di inclusione: bisognava incrementare di 3 miliardi quelle risorse per raggiungere tutti i 4 milioni di cittadini in condizione di difficoltà.

 

Sull’immigrazione il vostro partito non condivide la linea di Salvini: ma non crede che il ministro abbia ragione almeno sul fatto che Fife ci ha lasciato soli?

Salvini non ha portato a casa nulla fino a qui. Solo tanti slogan, zero fatti. L’Europa non offre ancora risposte forti, è vero, ma questo avviene per responsabilità di governi, come quello ungherese alleato della Lega, che non sono mai stati disposti a condividere oneri e responsabilità, e in compenso sono sempre stati pronti a ricevere regolarmente ingenti fondi comunitari.

 

Forse anche i vostri governi avrebbero dovuto richiamare con più decisione Bruxelles alle sue responsabilità.

Vede, il nostro compito oggi è costruire insieme a tante forze progressiste, civiche e democratiche l’alternativa a chi vuole riportare l’Europa agli anni ’30. Il nostro futuro non è nell’estremismo nazionalista. Il nostro futuro è nella pace e nella cooperazione fra i popoli europei, perché solo così ci sarà vera sovranità per i cittadini. Non serve la fine dell’Europa, ma una nuova Europa sociale.

 

Ora c’è chi propone di andare oltre il Pd, che per alcuni è diventato il capro espiatorio di ogni male. Lei pensa invece che il partito possa risollevarsi? E come?

Il Pd c’è e ci sarà. Deve aprirsi, cambiare, riorganizzarsi. Serve un nuovo Pd per un nuovo centrosinistra, in grado di essere alternativa a questa destra. Avanti con giovani e amministratori locali.

 

Lei si candiderà alla segreteria?

Non penso che il tema principale del Pd sia il nome di chi si candiderà. Ciò che conta prima di tutto sono le idee, poi le persone. Il mio compito ora è quello di lavorare unitariamente per il rilancio del Partito democratico fino al Forum nazionale, che terreno a fine ottobre a Milano. Come abbiamo fatto in Piazza del Popolo meno di due settimane fa, con migliaia di persone.

 

Ritornando alla Sardegna, dove presto si voterà per le Regionali: il 4 marzo nell’Isola il centrosinistra è finito a più di 20 punti percentuali dal M5S e a oltre 10 dal centrodestra, considerate questa regione una battaglia ormai persa?

Assolutamente no. Ogni elezione ha la sua storia e credo che alle prossime elezioni regionali la nostra coalizione possa giocarsi carte importanti per vincere.

 

Qual è la sua valutazione dell’operato della Giunta Pigliaru?

Penso che la Giunta abbia lavorato tanto e in modo coraggioso. Naturalmente, quando si governa una regione in un momento particolarmente complesso come quello di questi anni, i problemi da affrontare sono tanti ed è sempre giusto chiedersi come fare di più.

 

Molti sperano nella candidatura di Massimo Zedda: secondo lei sarebbe il nome giusto?

Non tocca a me dirlo. Quel che è certo è che in Sardegna decidono i sardi e la nostra coalizione sceglierà insieme sul territorio. Quello che posso dire io è che Massimo Zedda ha dimostrato capacità dì governo, passione per la propria terra e grande competenza. Lui è indubbiamente una grande risorsa.

 

In generale, che cosa pensa dell’idea di rendere protagonisti i sindaci nella prossima competizione elettorale?

Penso che sia cruciale che siano proprio gli amministratori locali i protagonisti principali di un forte progetto di prospettiva per una regione straordinaria come la Sardegna.