Andrea Orlando
STEFANO CAROFEI / Imagoeconomica

«Il Pd vuole ripartire dalla Sicilia per ricostruire un partito popolare e radicato, che sul modello spagnolo costruisca un centrosinistra largo e aperto alla società. Chi è preoccupato per l’estremismo può votare solo Pd»: lo afferma il vicesegretario del Partito Democratico, Andrea Orlando.

Come valuta i risultati del Pd al primo turno e cosa si aspetta dal ballottaggio in Sicilia?

«Il Partito democratico è reduce da due durissime sconfitte, prima alle regionali e poi alle politiche, nonostante questo alle ultime amministrative si è rimesso in campo, con alcuni risultati importanti. Le Lega, come è stato osservato, non sfonda e il Movimento 5 Stelle crolla anche alla luce di performance amministrative disastrose. C’è quindi uno spazio nei ballottaggi strappati che dobbiamo cogliere».

 

A Gela, Pd e Forza Italia sono insieme contro la Lega, e anche a Monreale parte del Pd e parte del centrodestra corrono insieme: che significa?

«Significa che a livello locale si è ritenuto opportuno dare vita a forme di alleanza su base civica. Nessun modello né laboratorio dunque. Purtroppo, per quanto riguarda il secondo caso, le divisioni nel Pd sono state frequenti in questi anni. Il nuovo corso che si è aperto con le primarie mira a superare questo».

 

Come si comporterà il Pd dove è assente dalle sfide che in più di un caso sembrano vedere Lega e 5 stelle insieme contro il Centrodestra?

«Ci riteniamo alternativi a questi schieramenti. I nostri elettori valutino il profilo dei candidati ed in particolare la distanza fra pratiche opache e settori compromessi della società siciliana».

 

La Sicilia per il Pd è un territorio importante, che però ha visto molte lacerazioni: cosa intendete fare da lunedì in poi?

«Ricostruire un partito popolare e radicato, promuovere una nuova generazione di dirigenti, valorizzare i tanti amministratori locali, tra cui molti giovani che nonostante le difficoltà di questi anni hanno saputo conquistare la fiducia delle loro comunità».

 

Chi sono gli interlocutori del Pd in Sicilia?

«I lavoratori che stentano ad arrivare a fine mese, i disoccupati raggirati dalla propaganda del governo di Salvini, i cittadini che credono nella democrazia, gli imprenditori che subiscono una competizione senza regole e pagano la paralisi provocata dalle destre al governo. Le donne e gli uomini che in questi anni hanno  detto no alla mafia».

 

La Sicilia spesso è stata un laboratorio politico anticipatore. Cosa impara il Pd dagli ultimi risultati elettorali, e cosa prevede per le imminenti Europee e i possibili sviluppi politici?

«Se c’è un laboratorio in questo momento, quello è la Spagna dove la sinistra ha saputo battere la destra e fermare i fascisti. Per questo va costruito un centrosinistra largo e aperto alla società. In questo quadro, se ci saranno settori moderati che intendono rompere con l’esperienza del centro-destra egemonizzato da Salvini, ci parleremo. Ad oggi non si vede nulla di questo. Chi non condivide la politica di questo governo, chi vuole mantenere la prospettiva europea ed è preoccupato per l’estremismo ha un solo strumento, il voto al Pd. Per questo ci aspettiamo una significativa inversione di tendenza».