“Sono giornate più serene”. Roberta Pinotti, ex ministra della Difesa, parla della vittoria dell’Emilia Romagna e del compito che ora spetta al Pd perché quel buon risultato non resti isolato. Pinotti, genovese, 58 anni, senatrice, è uno dei nomi in pole position per la presidenza del partito. Dice: “Dobbiamo fare nostri i consigli di Romano Prodi e spalancare il Pd, chiamando intelligenze, competenze, gli amministratori e le Sardine con il loro entusiasmo: l’apertura è l’esigenza più importante”.

Pinotti, un Pd completamente rinnovato prevede un presidente magari non del partito. Lei farebbe un passo indietro?

“Veramente non ne ho mai fatto neppure uno avanti. Il mio nome circola, è vero. Ma un progetto politico è più importante delle ambizioni personali, in generale. E il Pd deve apririsi. Perciò in questo percorso si deciderà”.

Cosa spetta fare al Pd per mettere a frutto la vittoria in Emilia Romagna con Stefano Bonaccini?

“Il segretario Zingaretti ha detto una frase che mi pare il cuore dell’azione democratica: pancia a terra e orecchie aperte per sentire le esigenze delle persone. Ecco, il punto è questo. E perciò è necessario tenere al centro le esperienze degli amministratori, non a caso il segretario è un amministratore, governatore del Lazio. Quindi fondamentali sono i nostri amministratori, ma anche quelli provenienti da esperienze civiche o da un’altra storia politica come Federico Pizzarotti ex 5Stelle. Poi uno degli attori della campagna elettorale in Emilia Romagna è stato il Movimento delle Sardine”.

Voi Dem cercate di annetterlo?

“Assolutamente no. Intanto la politica non procede per annessioni. Le Sardine sono autonome e il Pd non ha tentato affatto di metterci il cappello. Non ci sono e non ci saranno tentativi di strumentalizzazione. Ma l’energia di quelle piazze, con la richiesta di una politica al servizio dei cittadini, attenta all’umanità e alla solidarietà, può rendere forti le proposte dem. È nel senso di quell’invito ad avere le orecchie aperte”.

Romano Prodi in un’intervista a Repubblica, invita a spalancare il Pd e superare le logiche della nomenklatura perché solo così il centrosinistra rivivrà. Accetterete il consiglio?

“Quello che ha detto Prodi mi è piaciuto molto. Prodi ha saggezza e acutezza di analisi. Afferma: i problemi oggi sono complessi, dai cambiamenti climatici all’esigenza di solidarietà e di crescita. Indica la strada che è quella di mettere insieme esperienze e competenze e le migliori intelligenze del Paese. In questa sintesi il partito si deve aprire per avere una capacità di comprensione. La semplificazione brutale funziona in alcune campagne elettorali, per fortuna in Emilia Romagna quella di Salvini non ha funzionato”.

Farete un Congresso straordinario, ma sarà una conta, una sfida tra leadership? Come l’immagina?

“L’ultima cosa è un Congresso che parli all’interno del partito. Non ci sono più ricette semplici, da qui la parola d’ordine è: aprire porte e finestre. Prendiamo i giovani. Benissimo che girino il mondo e si confrontino, ma non devono essere costretti ad andare via dall’Italia: è il problema più urgente. O la denatalità, l’altra grande questione. Come possiamo immaginare che basti un tweet o un intervento in una assemblea per indicare una soluzione!”.

Sono cambiati i rapporti di forza nel governo, c’è la tentazione nel Pd di un rimpasto?

“Lo escludo nettamente. Quello che interessa al Pd è una agenda nuova di governo su alcuni temi: dal New Deal per l’Ambiente alla revisione radicale dei decreti sicurezza di Salvini”.

Proponete alleanze, a cominciare dalle prossime regionali, con i 5Stelle?

“Lo dico non da oggi. Quando ti presenti per governare insieme, ti devi fidare e fare del tuo meglio. Diventa incomprensibile non andare a vedere se può esserci un progetto comune. Vale per le prossime regionali, ovviamente nel rispetto dei 5Stelle che stanno discutendo al proprio interno”.