Queste amministrative segnalano certamente un protagonismo ritrovato del Pd che si afferma primo partito e si apre a forze diverse, innanzitutto il civismo. Cinque anni fa, ai ballottaggi scattò il ‘tutti contro’ di noi. Era il frutto di quella autosufficienza arrogante che ci portò nel 2018 alla peggiore sconfitta di sempre. Allora restammo tagliati fuori da ogni competizione, si prospettava un bipolarismo tra Lega e M5S. Anche per questo i risultati di domenica ci caricano del diritto e del dovere di costruire per le Politiche un campo competitivo e vincente“.

Lo ha detto, intervistato da la Repubblica, il vicesegretario del Pd Giuseppe Provenzano.

“Ha votato poco più del 40% degli elettori – ha aggiunto Provenzano -. Il rischio è consegnare il disagio sociale all’astensione. Che un pezzo di popolo si senta escluso dai processi di cambiamento e maturi, oltre alla sfiducia, risentimento nei confronti della politica. In passato ha trovato sbocco nell’antipolitica, ma oggi? O diamo risposte, o da qui alle elezioni potremmo avere brutte sorprese. Il Pd deve continuare a lavorare per aggregare, ma su un programma chiaro, riconoscibile, netto. E deve aprirsi ancora di più perché con la fluidità del voto, se intercetta ciò che si muove nel Paese, come quel civismo che è stato fondamentale alle comunali, se sarà capace di dare risposte ai tanti che si rifugiano nell’astensione, può arrivare al 30% e da lì coinvolgere le forze che non vogliono regalare l’Italia alle destre“.

Il vicesegretario Dem ha affrontato anche il tema del terzo polo: “Le amministrative ci dicono che i poli sono due, la partita è questa ed è aperta: consegnare l’Italia a Salvini e Meloni non è un destino ineluttabile”.

Infine una parola sul futuro di Draghi e sul suo ruolo richiesto da diversi partiti: “Draghi va sostenuto adesso, non strumentalizzato per i propri posizionamenti politici futuri. Nelle prossime settimane l’Italia si giocherà partite decisive in Europa e la credibilità del nostro presidente del Consiglio è un bene prezioso per l’Italia. Ma per noi le larghe intese sono un’esperienza irripetibile. Con chi approviamo il salario minimo o il ddl Zan? Destra e sinistra esistono. E, lo ripeto, alle elezioni la scelta sarà o di qua o di là”.