Lia Quartapelle, deputata del Pd eletta nel collegio Milano 2, cosa deve fare il suo partito per uscire dallo stallo sulle trattative per il governo?

 

«Dobbiamo restare lontani dai tatticismi. Di quelli son piene le fosse. Questo continuo scambio dialettico tra Salvini e Di Maio, tra uno che chiude i forni e l’altro che cura l’orto, è stucchevole e sta stufando gli elettori. Sono 43 giorni che l’Italia non ha un governo».

Dunque?

«Ci sono due vincitori che non riescono a trovare un accordo che permetta loro di  incassare quella che hanno venduto come una vittoria. Noi dobbiamo schierarci
dalla parte dell’Italia, come abbiamo fatti negli ultimi cinque anni».

Visto l’esito del voto non mi sembra sia servito molto.

«All’Italia serve un piano straordinario per i giovani che punti sulla formazione e continui le politiche sul lavoro. Poi, come dice Martina bisogna incentivare le politiche sulla famiglia perché il Paese fa fatica a dare un futuro ai nuovi nati».

Sembra un programma di governo, ma il Pd le elezioni le ha perse.

«Abbiamo fatto alcuni errori e l’esito del voto è stato abbastanza chiaro. C’è stata una delusione rispetto al progetto riformista e il partito plurale si è perso nelle divisioni interne e per eccessiva frenesia di fare, ma il progetto iniziale di Renzi resta buono. Nel 2014 gli elettori lo hanno premiato e deve indicarci la strada. Perché parla di cosa serve all’Italia e non di formule astratte».

Il Pd deve restare all’opposizione?

«Purtroppo la crisi sarà ancora molto lunga. Penso che per il momento il Pd debba dirsi alternativo alle proposte di Lega e Cinque stelle. Ci aspettano giorni di grandi chiacchiere e pochi passi avanti. Se falliscono, si aprirà una fase nuova e il Pd potrà dire delle cose. Non abbiamo mai guardato ad altro che all’interesse del Paese».

Cioè?

«Dovremo dire cosa serve all’Italia. La proposta di riforma del 2016 non è decaduta. C’è bisogno di un nuovo sistema istituzionale».

Gli italiani, però, hanno bocciato il referendum.

«Abbiamo fatto degli errori. Il più grande quello di rompere con i nostri avversari sulle riforme».

La pensa come Berlusconi?

«Non lo ha detto solo lui. Le regole si fanno insieme, oggi la situazione è diversa».

Voterebbe un governo del presidente?

«Questo lo decide Mattarella. Sarei disponibile a discutere qualsiasi ipotesi che guardi al bene dell’Italia prima di tutto su questioni reali. Se falliscono, anche Lega e 5 Stelle dovranno guardare all’interesse generale e non solo al loro. All’Italia serve partecipare al rilancio dell’Ue con un governo europeista».