Imagoeconomica

“Noi siamo riformisti perché la politica  naturale di un sindaco è il riformismo, non il sovranismo». Il colloquio con il neopresidente di Legautonomie inizia con Matteo Ricci che traccia una linea rossa. Di qua i sindaci, di là la legge di bilancio e non solo: «Di là anche il decreto insicurezza» puntualizza il sindaco di Pesaro.

 

Perché il decreto sicurezza non funzionerà?

Il decreto insicurezza di Salvini indebolisce l’integrazione. Avremo più migranti a spasso nelle città – quelle che amministriamo noi, faticosamente, tutti i giorni, mentre loro fanno propaganda -, più gente senza speranza sulle panchine, più occupazioni di case. Questo governo taglia i fondi al volontariato, ai corsi di italiano, a tutte le iniziative che i Comuni attuano per dare una traduzione concreta alla parola “integrazione”.

 

Lei è appena stato eletto da un’associazione di enti locali: cosa chiede al Ministro dell’Interno?

Prima di tutto gli faccio una richiesta da cittadino. Di prendere i delinquenti invece di starsene in tv a gioire quando un cittadino spara. Perché se un cittadino spara è il fallimento dello Stato e il ministro che sghignazza in tv non è un bello spettacolo: è un fallimento tutto suo, perché quel cittadino non è stato tutelato dalle forze dell`ordine. Altrimenti non avrebbe sparato.

 

Qual è la posizione di Legautonomie sulla manovra?

Ci sono ancora molte questioni legate alla parte corrente dei bilanci da rivedere: l’Anci ha proposto emendamenti che Legautonomie sosterrà. C`è lo sblocco degli avanzi dopo la sentenza della Corte Costituzionale ma anche il grosso nodo del Sud, dove gli avanzi non ci sono e si rischia di non saper come rispondere a molte esigenze di quei Comuni. Per non dire del problema enorme del Codice degli appalti, troppo farraginoso e costoso per gli enti locali, tant’è che rischia di non far partire lavori che devono partire; o del disegno istituzionale di questo governo, molto confuso. Legautonomie ha proposto un nuovo piano di riforme che fa perno sull’aggregazione dei Comuni, sul rafforzamento delle Province come casa dei Comuni e sulla riforma delle Regioni, perché non possiamo certo lasciare il tema delle Autonomie alla trattativa tra Stato e Regioni… come vede la partita è tutt’altro che chiusa.

 

C’è una parte della legge di bilancio che vi piace?

Guardate che non è un problema di contrapposizione politica, ma di numeri. Più dell’80% è parte corrente, pochissime risorse vanno in investimenti veri e questo perché gli investimenti costituiscono delle politiche di medio termine mentre l’obiettivo unico dell`esecutivo è la propaganda. L’obiettivo dell’esecutivo non è la crescita ma drenare consenso per le elezioni europee.

 

La maggioranza accusa i governi precedenti di averci portato sull’orlo dell’abisso.

I numeri sono numeri. Con i governi precedenti era ripartita la crescita, oggi c’è stagnazione: aumentano solo lo spread e gli interessi, mentre flette l’occupazione. I numeri dicono la verità, il resto è propaganda.

 

Si arriverà alla rottura con l’Ue?

Salvini teme solo la reazione dei ceti produttivi del Nord e quello è l’unico motivo che può trattenerlo e imporgli una trattativa: tuttavia, l’obiettivo strategico di tutti i sovranisti è sfasciare la costruzione europea (indebolendo l’Italia).