Ph. Imagoeconomica

Per il capogruppo del Pd alla Camera Ettore Rosato è ancora possibile raggiungere un accordo per inserire i radicali di Emma Bonino nella coalizione elettorale di centrosinistra. Rosato è fiducioso anche nel risultato elettorale del Pd («I sondaggi? Alle europee ci davano perdenti») e sottolinea che sia sulla qualità dei candidati che su quella dei programmi i Democrat offriranno agli italiani persone e idee di qualità.


Onorevole Rosato, iniziamo dal nodo radicali. Che prevede? Andranno alle elezioni da soli o in coalizione con il Pd?

«Noi confidiamo bene. La nostra disponibilità è di trovare una soluzione e, al di là dei tecnicismi, penso che ci sia uno spazio politico per lavorare e raccogliere insieme le firme che comunque sono necessarie».


Ma non trova che il caso dell’alleanza dei radicali assieme alla spaccatura delle  formazioni centriste vostre alleate durante la legislatura segnali un ritardo o una difficoltà strategica del Pd nel formare una coalizione?
«Sui radicali non vedo difficoltà culturali o politiche nella definizione di un’alleanza. I democratici sono sempre stati sensibili alle loro battaglie e lo dimostrano le molte leggi sui diritti approvate in questa legislatura come quella
sulle unioni civili o sul testamento biologico. Piuttosto vedo una grande attenzione della stampa su di noi e una molto minore sulle vicissitudini della finta coalizione di centrodestra e sui voltafaccia del M5S».


E come se lo spiega? Colpa dei giornali o della vostra politica?
«Il Pd ha mostrato un certo livello di combattività e di trasparenza. Facciamo più notizia degli altri. Ciò detto non posso non notare che fra i tre partiti del centrodestra non c’è accordo su nulla e che Berlusconi presenta 24 anni dopo il suo debutto le stesse proposte che non ha mai realizzato. Mentre i Cinquestelle, i cui sindaci non sanno governare le città, hanno aperto alle coalizioni nel dopo voto confermando quanto abbiamo sempre detto e cioè che hanno un accordo con la Lega».


I sondaggi vi danno in calo.
«Sono uno strumento utile. Ma ricordo che alle europee ci davano perdenti. Noi continuiamo a lavorare sui voti veri».


Come?
«Concentrandoci sui temi veri: occupazione, protezione sociale, sicurezza, ambiente».


Idee?
«Intanto partiamo da un bilancio dei fatti. Abbiamo ricevuto un’Italia in depressione e ora il Pil cresce. Cinque anni fa avanzava la disoccupazione e ora i posti di lavoro aumentano. L’export è a livelli record collocando l’Italia al quinto posto nel mondo. Mai il Parlamento ha approvato tante riforme per il riconoscimento di diritti. Tutto questo non basta ma vorrei rivendicare la bontà di un metodo: non facciamo promesse faraoniche irrealizzabili ma dimostriamo di raggiungere i traguardi fissati».


E dunque su cosa punterete per la campagna elettorale?
«Il primo punto è il lavoro. Sul quale bisogna continuare sul solco tracciato. La strada è quella di ridurre il costo del lavoro a tempo indeterminato e di incentivare le assunzioni di giovani e donne».


Basterà questo per far assorbire al Pd, nelle prossime elezioni, la botta della sconfitta del referendum istituzionale?
«Abbiamo tentato di semplificare i meccanismi istituzionali perché l’Italia ne ha bisogno. E rivendico che il Pd, con la nuova legge elettorale, ha mantenuto una quota di maggioritario. Confidiamo che gli elettori premino con un voto utile chi si presenta per governare sul serio e voteranno per candidati, come i nostri, in grado di dare davvero una mano al Paese».