All’indomani del più teso Consiglio dei ministri del Conte 2, sul campo rimangono le polemiche ma anche i punti fermi. Quelli che mette il responsabile Giustiza del Pd, Walter Verini.

Quanto è grave lo strappo della mancata presenza di Italia Viva in Consiglio dei ministri?

Credo si sia consumata una rottura molto grave, ancora più grave perché strumentale. Da settimane Matteo Renzi sta usando il tema della prescrizione per fini meramente politici e divisibilità, quando invece si tratta di una questione che deve trovare sintesi in una maggioranza, in cui si parte da posizioni molto diverse.

Eppure Italia Viva è apparsa la più intransigente, nel voler chiedere l’abrogazione e in subordine il rinvio della Bonafede. Dove sta la strumentalità?

Al netto delle dichiarazioni di principio, Renzi considera il tema un optional da usare per recuperare i sondaggi impietosi nei suoi confronti. Per questo ha usato l’arma del ricatto politico.

Addirittura ricatto?

È difficile trovare un termine diverso da ricatto politico. Ora, dall’angolo in cui ha costretto il suo partito, Renzi dice che li era per la mediazione. Falso: io c’ero alle riunioni e Iv si è presentata con una posizione di totale chiusura al dialogo. Le racconto quel che è successo. Bonafede è stato costretto a muoversi dalla sua rigidità grazie alle proteste dell’avvocatura, alle riserve di una parte importante della magistratura e dall’iniziativa delle forze della sua maggioranza. E alla spinta esercitata dal Presidente del Consiglio. Noi del Pd e Leu abbiamo colto questa disponibilità e abbiamo cercato la sintesi, tenendo ben presente che la cosa più importante è la riforma del processo penale. Iv, invece, ha posto un aut aut: o la legge si rinvia di un anno con il cosiddetto lodo Annibali, poi sottoscritto dalla Lega, o niente. Bel modo di fare mediazioni.

Non è stata una forzatura inserire il lodo Conte bis nel ddl penale? Questo non era all’ordine del giorno.

E’ vero, all’ordine del giorno c’era la riforma del processo penale, non la prescrizione. Per questo il premier Conte ha parlato di assenza ingiustificata delle ministre di Italia Viva: se avessero voluto dimostrare di non usare la prescrizione per destabilizzare il governo, avrebbero dovuto partecipare al Cdm e votare la riforma del processo penale. Invece, davanti a questa grave mancanza di rispetto e senso di coalizione, è stato giusto che il Cdm abbia inserito anche l’accordo raggiunto sulla prescrizione nella legge delega sul processo penale.

In questo modo, però, la riforma della prescrizione non sarà immediata ma ci vorranno almeno 8-10 mesi perché venga approvata la legge delega.

Io credo che il governo abbia fatto una scelta chiara e corretta. Ora sappiamo che, entro un lasso di tempo preciso, le due Camere con il contributo di tutte le componenti della giurisdizione potranno lavorare per condurre in porto la riforma del giusto processo in tempi certi. Sarà una svolta per l’Italia, per i cittadini, per un sistema giudiziario civile. E inoltre intanto il ministro sta per firmare il decreto ministeriale per la formazione della commissione di monitoraggio della prescrizione.

Con quali compiti?

Di monitorare gli effetti concreti negli uffici giudiziari della norma Bonafede. Se, tra sei mesi, ci saranno segnali negativi da parte di questa commissione, sarà un segnale importante e che non verrà trascurato.

Non era meglio trovare uno strumento più rapido per la modifica della norma Bonafede?

Mi faccia chiarire una cosa: se oggi è ancora in vigore la norma Bonafede è responsabilità di Renzi, che ha impedito qualsiasi confronto costruttivo per motivi che poco o nulla hanno a che fare col merito. Però, se l’iter di approvazione del ddl penale sarà rapido, i processi dureranno 5 o sei anni e allora anche la questione della prescrizione verrà di molto depotenziata. Richiamo le parole del vicepresidente del Csm, David Ermini: se  vogliamo che la prescrizione non sia più un problema, deponiamo le armi e cambiamo il processo penale. Facciamo davvero le riforme di sistema.

Bene così, quindi?

In Cdm è stato segnato un punto chiaro e una scelta precisa, con la maggioranza senza Italia viva molto convinta dei contenuti del ddl penale. Siamo convinti che sia stata la decisione migliore. Del resto i riformisti provano a fare le riforme, non fanno e non subiscono ricatti politici.

Approvare il ddl penale in Parlamento senza i voti di Iv, però, non sarà semplice.

Alla Camera non ci sono particolari problemi, al Senato ci sono sulla carta problemi numerici e dunque politici. Tuttavia mi chiedo: come faranno Italia viva e le opposizioni a votare contro una legge che porterà la durata dei processi a 5-6 anni massimo? Renzi davvero sarà capace di mettere le sue manovre da prima repubblica davanti alle riforme necessarie per il Paese?

Se così non fosse, però, il problema rischia di diventare la tenuta del governo…

Tutto è nelle mani del Parlamento e del Presidente della Repubblica. Questo governo è nato grazie a una clamorosa capriola di Renzi, che in un giorno di agosto ha detto di proporre un governo coi 5 Stelle. Nel Pd, in molti eravamo perplessi ma, davanti al rischio di un aumento dell’Iva e di esercizio provvisorio, abbiamo messo davanti le esigenze del Paese. Ora, però, la questione è: quanto deve durare questo governo? Noi crediamo che possa e debba avere l’orizzonte di realizzare un’agenda riformatrice che incida sulla vita vera degli italiani.

Dice che c’è modo di ricucire lo strappo?

Se Italia viva accetta di discutere senza ricatti e ultimatum, ben venga. Mi auguro che ci possa essere un dialogo con loro, ma anche con altre forze parlamentari. Non dipende da noi, però. Renzi sembra aver puntato proprio il Pd, come avversario. Guardi, io credo che non ci sia un problema tra Renzi e il Pd o tra Renzi e il governo, ma tra Renzi e l’Italia. Lui sta colpendo gli interessi del Paese, continuando a esercitare la sua forza destabilizzatrice. Questa sua modalità d’azione, che l’ha portato a importanti intuizioni ma anche a enorme capacità distruttiva e auto distruttiva, è il suo problema di fondo.

I sondaggi non lo premiano, spera così di conquistare elettorato magari proprio dal bacino del Pd?

Sinceramente escludo che succeda. Anzi, ho visto parlamentari renziani smarriti da queste capriole, anche perché le leggono sui giornali e non vengono coinvolti nelle scelte, che invece attengono all’amoralità politica del capo. Lo stesso smarrimento lo vedo anche in giro per il Paese, dove ex-militanti del Pd che hanno seguito Renzi ora si interrogano se hanno fatto la scelta giusta. Del resto, la scissione è fallita e il fatto che sia inchiodata a quel 3/4% nei sondaggi allarga la consapevolezza dell’errore.

Il Pd, invece, è stato tacciato di subalternità…

È un’accusa ingiusta. Senza enfasi fuori luogo: il Pd sta recuperando centralità nel centrosinistra e tra le forze progressiste. L’alternativa a un centro destra che è al 48% può essere solo questa: il dialogo tra tutte le forze che sostengono questo governo, pur con tutte le difficoltà di trovare un sentire comune, un’orizzonte comune in particolare coi 5 Stelle. Un campo che veda protagonisti il Pd e tante forze che esistono nel mondo progressista e riformista e soprattutto nella società. Più apertura, più mondi vitali della società e meno acquario dove nuota una politica troppo autoreferenziale.