luigi zanda, legge su fine vita
LUIGI ZANDA - Imagoeconomica

Il voto a distanza? No grazie. Luigi Zanda, numero tre del Pd di cui è tesoriere e capogruppo dei senatori democratici nella scorsa legislatura, è stato il primo a bocciare l’ipotesi di una votazione online dei parlamentari italiani per recepire i decreti sull’emergenza.

«L’essenza del Parlamento, lo dice la parola stessa, è nel confronto e nel dibattito: solo così si forma la determinazione degli eletti. Capisco le ragioni dell’emergenza ma le Camere si devono continuare a riunire normalmente. Il Senato si riunirà già oggi per l’informativa del presidente del Consiglio Conte. E aspettiamo la settimana prossima, quando verranno in Aula i decreti sull’emergenza: ci deve essere lo spazio per un dibattito e a seguire per il voto sugli emendamenti. A maggior ragione in questo momento».

Quanto al caos di questi giorni tra ordinanze regionali e decretazione del governo Zanda avverte: «È stato un errore non prevedere la clausola di supremazia dello Stato nella riforma del TitoloV del zoot, dobbiamo correggere».

No al voto a distanza o a forme semplificate di votazione, dunque, senatore Zanda. Perché, se in altri Paesi come la Spagna è già realtà?

C’è una evidente preclusione costituzionale: la nostra Carta fondamentale all’articolo 64 prevede che il voto debba avvenire con la presenza dei parlamentari e all’articolo 55 e 62 prevede che iparlamentari si debbano riunire. Il voto a distanza potrebbe minare la libertà di mandato dei singoli parlamentati.

Non sottovaluto il problema dell’emergenza, ma credo che occorra guardare le cose in prospettiva: se nel clima eccezionale di questi giorni introducessimo la pratica del voto a distanza daremmo un colpo fatale alla democrazia parlamentare già in difficoltà. E non da oggi.

Ricordiamoci che nel mondo è in atto uno scontro molto forte tra chi sostiene la democrazia liberale e chi con la motivazione dell’efficienza propone di fatto una democrazia di tipo autoritario.

La destra che tende ai sistemi autoritari, anche in Italia dove forze politiche importanti hanno mostrato di preferire ordinamenti alla Orban, ha tutto da guadagnare dall’indebolimento del Parlamento. È compito delle forze democratiche e liberali difenderlo.

L’eccesivo ricorso alla decretazione non è un problema di oggi. Ma colpisce che limitazioni forti della libertà personale siano state prese tramite decreti della presidenza del Consiglio, quindi senza passaggio in Parlamento.

Io credo che la situazione di crisi eccezionale giustifichi misure che non sarebbero tollerate in condizioni ordinarie e il Governo in questi giorni difficili è costretto ad operare come un gabinetto di emergenza. Ma proprio per questo, e a maggior ragione, il Parlamento deve poter funzionare impeccabilmente secondo le sue regole.

E guardi che il rischio dello svilimento della democrazia parlamentare c’è an- che a prescindere dalla pandemia in corso: veniamo da qualche decennio di indebolimento progressivo del Parlamento, ed ora l’emergenza rischia di diffondere più rapidamente il veleno del progressivo impoverimento della nostra forma parlamentare.

Tra decreti, maxiemendamenti e voti di fiducia il potere legislativo è di fatto già passato in gran parte all’esecutivo. Aquesto dobbiamo aggiungere le recenti leggi elettorali che hanno dato l’impressione che i parlamentari fossero nominati e non eletti, il taglio dei vitalizi anche per ex parlamentari anziani e nullatenenti, infine il taglio del3o% del numero dei parlamentari.

Il caos di questi giorni tra ordinanze regionali e decreti del governo ha riportato in evidenza le storture della riforma del Titolo V del 2001. Il Pd ha presentato alla Camera una proposta per introdurre in Costituzione la clausola di supremazia. Che ne pensa?

La clausola di supremazia è importante ed è stato un errore non inserirla già allora. Ma non la limiterei alla sanità e alla protezione civile:va estesa anche alle grandi reti di trasporto e navigazione così come alla produzione, al trasporto e alla distribuzione dell’energia.