Il passato non è mai replicabile, però ci aiuta sempre a trovare una linea». Luigi Zanda, senatore del Pd, riflette guardando al passato, ai drammatici anni di piombo della fine dei 70. E commenta gli allarmi sui possibili rischi che corre la democrazia per i provvedimenti per contrastare il coronavirus. «I paragoni sono improponibili ma, come Draghi dice che bisogna utilizzare ogni mezzo per difendere il sistema economico, io dico che bisogna usare ogni mezzo per difendere i principi fondamentali delle democrazie liberali e parlamentari».

 

Lei nella seconda metà degli anni 70 era in prima linea, come stretto collaboratore dell’allora ministro dell’Interno,Francesco Cossiga. Per strada si leggevano le scritte “Ps-Ss”, c’erano accuse anche da magistrati e giuristi su provvedimenti ritenuti illiberali. Qualcuno lo fa anche oggi.

Un parallelo è impossibile. In quegli anni la democrazia italiana ha resistito anche perché aveva una classe politica di un un livello straordinario. Moro, Berlinguer, La Malfa, Craxi, e tanti altri meno noti. È stato quel tessuto democratico che ha aiutato l’Italia a reggere e superare momenti estremamente difficili. Le regole costituzionali furono rispettate, e le leggi antiterrorismo superarono il vaglio della Consulta. Non ci fu nulla di paragonabile, come forza dell’azione dello Stato contro il terrorismo, ad altri Paesi. L’Italia si comportò da Paese democratico.

Però i rischi ci furono davvero.

Allora ho avuto molta paura per la democrazia italiana. C’era un “partito armato” che proclamava esplicitamente il rovesciamento dell’ordine democratico. E c’era anche un pezzo d’Italia, per fortuna minoritario, che lo guardava con simpatia.

 

«Allora le istituzioni ressero grazie a uomini straordinari, oggi contro la pandemia dobbiamo accettare certi sistemi eccezionali. Purché sia chiaro che non sono metodi ordinari. Vigilare é giusto»

 

Oggi qualcuno fa dei paragoni e chiede più severità oppure la teme.

La situazione è molto diversa. Però c’è bisogno di molta protezione del nostro sistema democratico, perché sono comparsi nemici molto insidiosi. La parola democrazia è abusata continuamente. In particolare da quelle che si dichiarano democrazie autoritarie, come i regimi di Putin, Erdogan, Orban. E che hanno trovato simpatie anche in importanti partiti italiani. Perciò la protezione della democrazia è importante anche in un tempo di eccezione come questo.

 

Chi parla di rischi per la democrazia fa riferimento soprattutto alle limitazioni degli spostamenti e all’utilizzo dei militari.

La pandemia è un vettore di morte, per questo possiamo accettare che lo Stato usi sistemi che, fuori dall’eccezionalità, non dovrebbero mai essere usati. Come l’uso molto disinvolto dei Decreti del presidente del Consiglio. Nessuno fa reali obiezioni, ma bisogna sapere che non è un modo ordinario di governo. Le limitazioni agli spostamenti dei cittadini sono un imperativo sanitario più che di ordine pubblico. Quanto ai militari starei molto attento.

 

Non le piacciono i militari in strada?

Polizia e Forze armate hanno funzioni diverse e collocazioni istituzionali distanti. La loro diversità attiene al funzionamento della democrazia. Bisogna evitare il più possibile di far svolgere ai soldati funzioni di polizia.

 

Quando c’è un’emergenza si invocano i militari, ma c’è chi ha criticato l’uso dei camion dell’Esercito per il trasporto dei morti.

I militari italiani sono una forza di pace. Che agiscano in occasione di calamità naturali o per operazioni come quella che ha ricordato, non solo è normale ma anche molto nobile.

 

C’è chi ha scritto che, alla fine dell’epidemia, la democrazia non sarà più come prima.

Se è un invito a vigilare va accolto. Se invece è una previsione va respinta.

 

Negli anni 70, malgrado quelle leggi straordinarie, la democrazia resse.

Contò molto che il Parlamento svolse quotidianamente pienamente il suo ruolo. In queste settimane ho espresso il mio parere contrario alvoto a distanza, chiedendo che il Parlamento fosse messo in condizione di lavorare secondo i suoi abituali calendari. Dal suo coinvolgimento viene molta parte della difesa della democrazia.

 

Ha ascoltato il discorso del presidente Conte. È soddisfatto?

Ho molto apprezzato la puntualità con la quale ha descritto i provvedimenti del governo. Avrei avuto piacere anche di poter cogliere una visione in prospettiva. Oltre la necessità di battere la pandemia, sono gli scenari prossimi che devono preoccuparci. Il governo deve dire al Parlamento in che modo si sta preparando. Non bastano soldi, bisogna mettere sul piatto una visione, come ha fatto Draghi.