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Zanda, a suo giudizio Renzi ha offeso Gentiloni?

«Francamente preferisco la sobrietà dello stile di Gentiloni al metodo maramaldesco che ci ha fatto perdere il referendum costituzionale 60 a 40».

 

L’ex segretario dem ha aperto sabato l’Assemblea dei mille delegati con un duro attacco all’ex premier, a Franceschini, anche a lei, alla sinistra dem, a Pisapia…

«È stato un intervento molto lungo, comiziante e ha impresso all’Assemblea una torsione rispetto a quello che doveva essere l’oggetto della discussione. Oggi parlare di politica è partire dalla grande questione italiana-che è la tenuta della democrazia. Da un lato c’è il Pd che difende la democrazia parlamentare e rappresentativa, fortemente europeista, la sensibilità ai diritti sociali e della persona. Dall’altro c’è il duo Lega-Cinque Stelle che tende verso una pseudo democrazia sovranista, molto solidale con i governi autoritari di stampo putiniano. È su questo che il Pd avrebbe dovuto fare la sua assemblea e su questo si deve impegnare nei 7-8 mesi che ci separano dalle elezioni europee».

 

Il Pd è finito all’angolo dopo la sconfitta pesante alle politiche del 4 marzo. Era inevitabile un’analisi da parte di Renzi, confermando le sue dimissioni da segretario, non crede?

«L’analisi del voto non può risolversi in accuse e insinuazioni senza fondamento, senza argomenti. E poi non possiamo fermarci al 4 marzo. Il Pd viene da 3 consecutivi armi di sconfitte. E’ la lunga fase negativa che dobbiamo spiegare».

 

E lei si è offeso per l’attacco?

«No, però ecco sono sardo: non mi offendo ma ricordo. E mi sono molto sorpreso che non abbia ringraziato le senatrici e i senatori del Pd che lo hanno sostenuto e spesso difeso per tre anni con lealtà. Ho condiviso alcune opinioni con Renzi, su altre abbiamo avuto posizioni diverse».

 

Tuttavia, perché non è stata messa in Senato la fiducia sullo Ius soli, come lamenta Renzi?

«La fiducia non è stata messa perché il governo su quella legge non aveva la maggioranza in Senato e quindi mettere la fiducia significava far cadere il governo e andare al voto anticipato senza avere la legge».

 

Ad affossare il taglio dei vitalizi è stato il gruppo del Pd a Palazzo Madama. Perché?

«A fine legislatura, i pareri di 23 importanti costituzionalisti hanno dichiarato il provvedimento in alcune parti incostituzionale ed era naturale che si cercasse di correggerlo in commissione. Portare in aula un provvedimento incostituzionale sarebbe stato un errore grave».

 

Come pensa che il Pd possa risalire la china se avete ancora congelato la situazione eleggendo Maurizio Martina segretario a tempo?

«Noi dobbiamo usare questi mesi prima delle europee per mettere in campo un Pd che sia alternativo a 5Stelle e Lega e che si riprenda i voti che sono andati via. Per farlo dobbiamo dare un orizzonte all’Italia, senza eludere le questioni di merito, individuando le alleanze perché non possiamo tornare alle elezioni isolati».

 

Quindi occorre ricostruire il centrosinistra o puntare a un fronte repubblicano?

«Il Pd deve rimanere il perno in qualsiasi formula».

 

Per chi tiferà alle primarie? Le piace Zingaretti?

«Parliamone quando tutti si saranno schierati. Mi ha fatto piacere che Zingaretti si sia già presentato come candidato, è stato coraggioso e lo apprezzo molto».

 

La leadership di Renzi è finita o è in campo?

«Renzi è certo in campo, personalmente o con i suoi. Deve essere lealmente battuto alle primarie, perché solo così il Pd potrà riprendersi una sua linea politica».