Caro direttore,

all’alba del 24 gennaio di 40 anni fa le Brigate Rosse uccidono a Genova un operaio dell’Italsider, un comunista italiano, sindacalista della Cgil, un appassionato di montagna che amava la sua città e la sua famiglia. Un delitto efferato che scuote il paese: i terroristi colpiscono a morte i propri avversari politici, le forze di sinistra diventano bersaglio all’interno di un fronte comune che si rafforza mentre sale il livello della violenza degli agguati.

 

40 anni fa le Brigate Rosse uccidono a Genova un operaio dell’Italsider, un comunista italiano, sindacalista della Cgil, un appassionato di montagna

 

È giusto ricordare il sacrificio di quella giovane vita spezzata, fa bene il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella a richiamare l’attenzione del Paese su un tornante terribile e delicato della sua storia, sulla biografia interrotta di un operaio di sinistra. Penso ai ragazzi e alle ragazze, a chi è nato e cresciuto dopo il gennaio 1979 e non ha avuto occasioni per conoscere una storia che ci appartiene, ha segnato tanti italiani lasciando un vuoto e molti interrogativi. Perché viene ucciso quel giorno? Di cosa viene accusato prima di cadere sotto i colpi del piombo brigatista? Era un operaio coraggioso, a viso aperto aveva combattuto ogni ambiguità nei confronti del fanatismo e della violenza, fino a denunciare infiltrazioni, connivenze, possibili zone d’ombra. Un esempio di una vita ispirata da principi e comportamenti coerenti.

 

Ci sono valori e comportamenti che non possono essere barattati, non ci si può girare dall’altra parte perché fa comodo

 

La figlia Sabina ne ha scritto in un libro più di dieci anni fa con l’orgoglio di combattere contro strumentalizzazioni e rischi di oblio: «Mio padre è morto perché la gente intorno a lui aveva paura. È umano avere paura. Ma che mondo sarebbe quello in cui una comunità intera venisse paralizzata dal terrore?». Da qui dobbiamo ripartire per evitare che un anniversario scivoli nella ritualità di commemorazioni formali e ingessate. Ci sono valori e comportamenti che non possono essere barattati, non ci si può girare dall’altra parte perché fa comodo: nascondere nell’indifferenza generale ciò che può incrinare il cammino di una comunità. Guido Rossa sceglie la denuncia, la firma, mette il suo nome su un appello che punta il dito sulle infiltrazioni di brigatisti in fabbrica, su quella connivenza complice e pericolosa, su quelle odiose posizioni di chi diceva e scriveva “Né con lo Stato né con le Br”.

 

Rossa rappresenta il meglio di quell’Italia libera, fatta di forze politiche e sociali che negli anni ’70 si schierarono a difesa della democrazia e sconfissero il terrorismo

 

Rossa rappresenta il meglio di quell’Italia libera, fatta di forze politiche e sociali che negli anni ’70 si schierarono a difesa della democrazia e sconfissero il terrorismo. Viene colpito perché difende i valori in cui crede, la giustizia, la democrazia, la libertà dalla tirannia dell’odio. Ricordarlo dopo tutti questi anni significa non disperdere un messaggio e una lezione che chiama in causa tutti. Il terrorismo viene sconfitto perché la partecipazione di tanti prevale sulla violenza di pochi, perché una comunità nazionale non accetta il ricatto dei gruppi armati, perché la sinistra (insieme a tanti altri) si organizza e si mobilità anche con l’iniziativa di massa e la battaglia culturale per far prevalere le ragioni dello Stato e della Repubblica. Una minaccia, anche la più terribile, può essere ridimensionata, sconfitta se si mettono da parte le ragioni dell’indifferenza a favore di una responsabilità consapevole e condivisa.

 

Una minaccia, anche la più terribile, può essere ridimensionata, sconfitta se si mettono da parte le ragioni dell’indifferenza

 

Ricordiamo Guido Rossa con l’umiltà di chi può ancora apprendere da gesti e comportamenti quanto siano fragili e minacciati i valori della pace e della convivenza civile. Allora, nella tempesta di anni così difficili e violenti, oggi nella ricerca di un cammino comune capace di sconfiggere vecchi e nuovi terrorismi, vecchie e nuove minacce, vecchie o nuove paure. La coerenza di Guido Rossa è un dono prezioso, può aiutarci quando tutto sembra andare storto o quando verrebbe voglia di lasciar perdere: una comunità nazionale può vincere le sfide più difficili.