Biografia

Sono nato  a Chieti il 24 novembre 1983. Era un giovedì e quel giorno, mi raccontano, faceva talmente freddo, che quando tornai a casa qualche giorno dopo, Pescara era ricoperta di neve. Mia madre è nata a Penne, mio padre a Francavilla, poi c’è mia sorella Francesca, ventiduenne, che studia Filosofia a Bologna. Un nonno era aquilano e l’altro chietino. Una nonna era maestra e l’altra professoressa di matematica.

Un mix di cose diverse già mi attendevano. Quando sono nato, c’era Pertini Presidente della Repubblica, Gaspari Ministro della Funzione pubblica, e Berlinguer segretario del Pci. Il mondo girava verso destra, Reagan in America, la Lady di Ferro in Inghilterra e a capo dell’Unione Sovietica,  Andropov. Nei cinema spopolava “Un Sacco Bello” di Verdone e la mia Roma aveva vinto lo Scudetto

Vivo a Pescara da sempre e come accade a ogni abruzzese ho amici, parenti, e conoscenze in ogni parte della regione.

Tra Michael Jordan e JFK

Ho giocato a Pallacanestro dall’infanzia fino all’adolescenza. Ho militato  nella magica Antoniana e la grande Yale Pescara. Nel settembre 1997 addirittura sono stato selezionato nelle giovanili della Nazionale Italiana. La mia cameretta era tappezzata di poster di campioni americani, faccio parte della fortunata generazione che faceva le nottate a guardare le finali NBA di Micheal Jordan. Un atleta immenso, il più grande di tutti. Di lui porto con me una frase celebre: “Nella vita ho fallito molte volte, per questo alla fine ho vinto tutto”.

Durante i primi anni di liceo, mi sono avvicinato molto alle organizzazioni studentesche ed ho cominciato a partecipare agli scioperi che venivano organizzati durante la Riforma della Scuola di fine anni 90.

Erano giorni per me intensi che definirei memorabili, come capita a ognuno quando pensa alla propria prima gioventù.

La svolta arriva nell’ottobre del 1999, ricordo bene le circostanze e la data, quando iniziò il mio impegno in politica. Leggendo “Ritratti del coraggio” di John Fitzgerald Kennedy decisi assieme ad un gruppo di amici di animare una lista alle elezioni di Istituto e grazie alla nostra buona volontà venni eletto a 15 anni rappresentante d’istituto del liceo scientifico Leonardo Da Vinci di Pescara.

Dopo il diploma, mi sono iscritto alla Facoltà di Scienze Giuridiche a Teramo.

Feedback. La stagione dei Blog

In quegli anni, in Europa, nel mondo arrivava la rivoluzione digitale. Il mondo dell’informazione si era cominciato a rovesciare e grazie ad internet, tutti improvvisamente avevamo l’opportunità’ di essere opinionisti e commentatori dei fatti che accadevano intorno a noi.

Erano gli anni di Berlusconi e di Bush, delle leggi ad personam e della guerra in Iraq e Afghanistan, gli anni del dopo 11 settembre, anni che  cambiarono la vita di tanti, una storia che ha toccato tutti. Così anche io ho aperto un blog e ho cominciato ad innamorarmi della condivisione, della possibilità di essere sempre connesso e di poter scambiare le mie impressioni con chiunque volesse lasciarmi un feedback.  Parlavo davvero di tutto: di politica, cronaca, arte, letteratura.  Erano osservazioni dirette e ancorate alla realtà quotidiana, raccolsi 30 mila visite, un successo e un piccolo insegnamento. Per fare politica devi avere un grande sentimento, tanta curiosità e soprattutto umiltà. Devi essere pronto a ricevere critiche, qualche lode, ma anche qualche risentimento. Fa parte dell’Esserci, non ti puoi sottrarre a questa regola. Se ci sei devi dimostrare che puoi fare meglio, di più, saper cambiare la tua opinione, se l’altro ti dimostra che non sempre puoi avere ragione. Ho fatto tesoro di quel confronto, si apprende molto, dalle altrui valutazioni. Mi piaceva molto fare parte di quel “divenire condiviso”.  Si cresce molto col sentire diverso da te. Il salto nella politica, fu una conseguenza di quegli anni sul blog. Non c’era trend che seguissi più attentamente che quello delle elezioni politiche del 2006. Così il salto avvenne Domenica 16 ottobre 2005. Alle Primarie dell’Unione che candidarono Romano Prodi come Presidente del Consiglio.

Una grande giornata

Quel giorno 4.300.000 italiani erano in fila per andare a votare alle Primarie del centrosinistra. Mi alzai presto, presi la mia bicicletta, che cigolava e andai a votare per Prodi. Fu per me la “giornata” esemplare, acquisii una carica umana e politica che cambiò la mia vita.

Chi legge e fa politica, può capirmi. Ricordo il colore di quel giorno. Ricordo l’entusiasmo positivo, la frenesia ai seggi. Era un colpo d’occhio magnifico vedere una risposta così sentita de parte di semplici cittadini e militanti di centrosinistra. Tutte quelle persone in  coda ai seggi, che attraverso la loro partecipazione attiva davano finalmente un nome  a quella voglia di cambiamento che c’era nel Paese. Quei volti, quel senso di fiducia e di speranza mi fecero capire che non potevo sottrarmi all’impegno, al mio desiderio di essere più utile, alla mia città, alla comunità di persone a cui appartenevo, alla mia regione. C’era talmente tanta gente che i volontari ai seggi erano molto in affanno, così chiesi al Presidente del seggio di rimanere a dare una mano. Intimamente, più con il cuore che con la mente volevo far parte concretamente di quel gruppo di persone che vedevo così attive e attente alle sorti dell’Italia. Alla fine della giornata ripresi la bicicletta e per il centro di Pescara, ricordo c’era un meraviglioso odore di castagne, la mia bicicletta cigolava forte mentre pedalavo verso casa. Ero felice. Qualcosa era cambiato dentro di me e non potevo più tornare indietro. Nei giorni successivi alla prova delle Primarie, entrai in contatto con la Sinistra Giovanile e poco dopo presi la tessera. Il mio impegno venne ripagato con una ondata di fiducia nei mie confronti. Sono stato segretario cittadino di Pescara, poi segretario provinciale e componente della Direzione Nazionale dopo il congresso del 2007.

Il Partito Democratico

Sono tra i fondatori del Partito Democratico in Abruzzo. Mi sono  candidato ed  eletto all’Assemblea Regionale, era alle primarie tenute il 14 ottobre del 2007. Quella della sfida elettorale non mi spaventa, non mi sono mai tirato indietro, credo che bisogna essere pronti al dialogo con le persone e con il partito. Raccogliere le idee positive, andare avanti, cercare consensi per fare cose che si ritengono utili alle persone, soprattutto, verso quelle che sono in difficoltà o che che magari solo perché deluse da tutto, ti sono ostili. Spesso proprio chi ti contesta può esserti di aiuto, ti può indicare una strada nuova. Detesto il calcolo in politica o peggio l’arroganza di chi non crede al confronto tra idee persone , di chi teme di perdere una posizione di rendita. Per fortuna nel Pd c’è sempre un dibattito aperto, talvolta anche acceso, ma leale. Possono esserci posizioni contrastanti, ma per la mia esperienza si é riusciti a trovare sempre una sintesi dove ha prevalso un bene comune, o se vogliamo, un sentire comune. I risultati ci danno ragione.

Sono stato eletto alle Primarie dei Giovani Democratici nel novembre 2008, raccogliendo una pioggia di preferenze nella provincia di Pescara  e il 9 gennaio 2009 l’assemblea regionale dei Giovani Democratici Abruzzo mi ha eletto segretario regionale.

Una grande soddisfazione unita a molto lavoro in più. Ho, infatti, speso tutto il mio mandato cercando di costruire una rete, una possibilità per giovani impegnati in politica che potesse essere grado di farci crescere e maturare in sintonia con il Pd Abruzzo.

Anni duri e poi le vittorie

Sono stati anni durissimi, non lo nego. Abbiamo percorso strade in salita che avrebbero scoraggiato molti. Nel 2008 sembrava che tutte le avversità si erano date appuntamento in Abruzzo e concentrate su di noi, abbiamo dovuto arginare con serenità e compostezza fatti, circostanze e tensioni, con umiltà, con impegno carichi però di una consapevolezza che saremmo riusciti a ridare ordine agli eventi. A mettere i fatti nelle prospettive giuste, lo abbiamo fatto con serietà e tenacia, non rivendico che sia stato merito mio o di chi aveva la gestione del partito, il merito é stato di ciascuno e i tutti. Lo dico, in questa mia semplice biografia,  senza retorica, i fatti non hanno bisogno di molte spiegazioni. Nel 2008 eravamo alle corde, oggi siamo un partito unito, responsabile, pieno di giovani, di persone che hanno idee, che chiedono che il nostro  impegno sia cristallino e certo. Questa richiesta l’avvertiamo tutti, perché sappiamo che abbiamo oggi maggiori responsabilità, che molte persone con il loro voto ci hanno dato una straordinaria fiducia. Dobbiamo saper affinare il nostro modo di dialogare, di aprirci all’esterno, che sia più attento e umile. Molte cose le abbiamo valorizzate e anche noi stessi siamo più forti.

Con un lavoro costante abbiamo creato una squadra che oggi conta numerosi amministratori in tutte le realtà d’Abruzzo, tantissimi dirigenti di partito che hanno a cuore il futuro delle sezioni, dei militanti. Con quel filo di orgoglio che mi prende quando parlo del partito,  nel 2013 sono stato nominato vice segretario vicario del Pd Abruzzo. Una chiamata a svolgere un ruolo, che lo dico senza enfasi,  è stato di straordinaria responsabilità, ma anche di soddisfazioni, in primo luogo per la crescita elettorale ottenuta dal partito con il segretario Silvio Paolucci.

Non solo Politica.

Nella vita di ogni militante  la politica, tuttavia non può essere tutto. Anzi se vi parlassi solo di partito, di elezioni, di impegno potrei apparire distante dal mondo. No non è così, la  vita mi ha portato a conoscere, apprezzare, molte altre cose.

La passione per il cinema che mi ha permesso di entrare in contatto con il mondo cinematografico locale e nazionale. Ho prodotto numerosi cortometraggi e collaborato con case di produzioni abruzzesi, ho lavorato anche  come produttore esecutivo in diversi progetti che hanno visto la luce e un qualche interesse di critica e pubblico.

L’altra grande passione della mia vita é la viticoltura. Certo, ho moltissimo da apprendere,  ma da tre anni ho cominciato a produrre per gusto amatoriale qualche bottiglia di Montepulciano  e di Trebbiano, con risultati, che mi dicono (la cerchia di amici), “sorprendenti”.

La letteratura, inoltre, è sicuramente uno dei miei  interessi preferiti,  gli autori sono diversi: Italo Calvino, Salinger, Kafka, Dostoevskij e Bulgakov. Tra i contemporanei ho un amore per Philip Roth, Haruki Murakami e Erri De Luca. Adoro le poesie di Anna Achmatova e Walt Withman, di Pessoa e Neruda.

Nella mia formazione civile e politica, devo molto al teatro di Beckett, che ha saputo indagare la profondità delle nostre vite, sul tempo che scorre beffardo.

Leggo molti saggi di sociologia, economia e politologia. Posso citare Dominique Moisi, Zygmunt Bauman, Aldo Bonomi, Ilvo Diamanti, Amartya Sen, Krugman e tanti altri.

Di musica, lo ammetto, capisco poco e le mie playlist sono variegate. I must sono Radiohead, Sigur Ros, gli XX; passando per cose intramontabili tipo Talking Heads.

Vengo tuttavia da una formazione più che altro causale, ho cominciato ad ascoltare troppo tardi i Beatles e ora non so farne a meno. Sono cresciuto con la musica d’autore italiana, con i grandi Paolo Conte, Jannacci e De Andrè

Viaggiare sognando l’Europa

Ecco, invece, un capitolo della mia vita per me essenziale.

Non so fare a meno di viaggiare. Di spostarmi. Le mie tappe preferite, con pochi soldi ma molto entusiasmo? Di certo Parigi e la Francia e quando posso, cerco di tornarci.

Da bambino ho avuto la fortuna di girare molto con i miei genitori che mi hanno fatto conoscere assai bene l’Italia e anche tanto del nostro continente. I viaggi mi hanno fatto sentire cittadino di questo mondo. Ho sviluppato una mentalità aperta verso il nuovo. Come tanti figli degli anni ’80, ho sete di nuovo e di conoscenza.

Faccio parte di una generazione che ha coltivato il sogno europeo, quella che é andata in Erasmus, sentendosi a casa in Europa. Che si sposta con i voli low cost prenotando con largo anticipo per risparmiare. Ho avuto la fortuna di vedere il nostro continente da Capo Nord a Creta. Ho vissuto per qualche mese a Londra cercando di apprendere l’inglese.

Mi sento Europeo, perché penso ai racconti della guerra che mi facevano i miei nonni, e vedo in quella storia, così dolorosa, le ragioni della nostra speranza europea. Il viaggio è memoria. Ci riconsegna pezzi tra le vite delle persone e ci mette in connessione con la nostra storia. Tra le mete che hanno più inciso nella mia vita ci sono sicuramente le tappe in Polonia e la visita al campo di sterminio di Auschwitz, ma anche la Casa di Anna Frank ad Amsterdam e lo straordinario e intenso viaggio nei Balcani a Sarajevo e a Srebrenica, quest’ultimo insieme ad un’associazione che ogni anno cura progetti per riavvicinare quello che la guerra ha separato.

In un’epoca di crisi economica e identitaria come questa non posso che riaffermare che l’Europa e’ il luogo migliore dove poter essere nati, ma non solo per i numeri del Pil, o per l’indice di qualità della vita, ma proprio grazie allo sforzo delle generazioni che ci hanno preceduto hanno fatto per tramandarci quello che loro hanno costruito dalle macerie di due guerre mondiali: questo continente.

Oggi davanti a un presente così incerto, che spesso ci spaventa, sta a noi nuovi europei ereditare quella memoria e accettare il compito di ricominciare a costruire, guardando al domani con fiducia. Ci vuole coraggio e determinazione per fare dell’Europa un posto più giusto, più equo dove chi merita va avanti ma chi e’ in difficoltà non viene dimenticato. Voglio contribuire affinché in Europa, dove la crisi della rappresentanza minaccia anche il ruolo della democrazia, la Politica torni a contare di più rispetto a certe logiche e poteri che negli ultimi anni l’hanno indebolita. Ma per farlo la politica va cambiata, resa più trasparente, più partecipata, più inclusiva e disponibile al cambiamento che porta innovazione. Voglio poter dare il mio contributo perché questo continente assomigli sempre di più ai desideri di quelle persone che ne hanno ispirato la nascita ovvero “Un potere democratico europeo”, per farlo abbiamo bisogno di costruire uno spazio politico europeo più forte e meno assoggettato all’interesse dei singoli paesi, scoprire insomma, un’interesse generale europeo. Portare l’Europa nel futuro é un compito che ci deve fare sentire tutti protagonisti.

Lo spazio umano.

Dobbiamo coltivare in ogni modo e con più attenzione quello che io chiamo lo: “spazio umano”, che è fatto di Empatia e  Responsabilità, la responsabilità  delle nostre azioni.

La politica può fare molto, non abbiamo altre vie, se non quella di esserci, di essere a pieno titolo cittadini. Di essere pronti a non impigrire le nostre menti e le nostre azioni. Altre generazioni hanno conquistato per noi la libertà e il benessere, non sciupiamo questi valori e questi  beni così alti.

Non interrompiamo le nostre conquiste, lo dobbiamo a chi ci ha preceduto e a quanti verranno dopo di noi. La politica mi ha dato anche un senso di ottimismo, perché siamo noi e solo noi, con le nostre idee, progetti e speranze, gli artefici del presente e del futuro. Provarci è giusto, Esserci apre quello “spazio umano” e politico che ci permette di essere non degli eroi ma degli uomini che hanno a cuore la pace, la vita, il benessere e la solidarietà.

Vi lascio con la mia citazione preferita.

“Senza voler togliere nulla a quel genere di coraggio che porta alcuni uomini a morire, non dobbiamo dimenticare quegli atti di coraggio grazie ai quali gli uomini vivono; il coraggio della vita quotidiana è spesso uno spettacolo meno grandioso del coraggio di un atto definitivo, ma resta pur sempre una miscela magnifica di trionfo e di tragedia…

Un uomo fa il suo dovere, a dispetto delle conseguenze personali, nonostante gli ostacoli, i pericoli e le pressioni, e questo è il fondamento della moralità umana; in qualsiasi sfera dell’esistenza un uomo può essere costretto al coraggio, quali che siano i sacrifici che affronta seguendo la propria coscienza: la perdita dei suoi amici, della sua posizione, delle sue fortune e persino la perdita della stima delle persone che gli sono care. Ogni uomo deve decidere da sé stesso qual è la via giusta da seguire; le storie che si raccontano sul coraggio degli altri ci insegnano molte cose, possono offrirci una speranza, possono farci da modello, ma non possono sostituire il nostro coraggio… per quello ogni uomo deve guardare nella propria anima”.

(John Fitzgerald Kennedy, Ritratti del Coraggio)