Gian Paolo Manzella, il Copasir ha lanciato un allarme forte sul 5G. È davvero così rischiosa la nuova tecnologia?

«Il 5G è essenziale per la competitività e la coesione del Paese – e su questo va fatto un grande lavoro di politica industriale per far sì che le nostre imprese colgano appieno tutte le possibilità che apre. Ma il 5G ha un “lato B”: è tecnologia potente, che apre grandi opportunità, ma comporta rischi che prima non c’erano, per i cittadini, le imprese, la Pa. Rischi di maggiore esposizione agli attacchi informatici, di maggiore vulnerabilità delle reti. E, insomma, uno strumento che trasforme- rà le nostre vite e va maneggiato con cautela. Dall’accelerazione sulla banda ultra larga con un’amministrazione centrale che guidi con ancor maggior determinazione un’infrastruttura strategica – sino ai profili di sicurezza nazionale».

Quindi ha ragione il Copasir a prospettare l’esclusione delle aziende cinesi?

«La relazione del Copasir è un atto da prendere con molta attenzione: sono stati ascoltati tutti gli attori coinvolti. Non solo, è un documento che arriva dopo un ulteriore adeguamento della normativa nazionale su questi temi. E anche gli altri Paesi sono molto allerta, basti pensare a Deutsche Telekom che ha bloccato 500 milioni di euro di forniture Huawei. Insomma, non è un atto fuori contesto, merita massima attenzione. Con un punto chiaro: qualunque sia l’esito di questa riflessione, deve essere un esito che coinvolge tutti i Paesi Ue. Su un tema così non si può andare in ordine sparso».

L’Ue ha redatto un documento che mette in guardia dalle «sfide per la sicurezza» che il 5G pone. E dice: «Tra i vari autori possibili (di cyber-attacchi, ndr), i paesi non membri dell’Ue o i soggetti sostenuti da governi sono ritenuti i più pericolosi». Huawei può diventare un cavallo di Troia?

«Se la si guarda con attenzione è una sfida che ci porta verso i nuovi scenari di politica industriale europea. Questa vicenda deve essere vista in un dibattito europeo che sta cambiando molto velocemente. Non si tratta più di proteggere solo la concorrenza interna, ma anche l’Unione dalla concorrenza esterna. Questo è il dibattito in cui dobbiamo stare. E l’Italia de- ve dare il suo contributo, lo ha detto chiaramente il ministro Patuanelli: e anche per questo stiamo riprendendo il dialogo con Francia e Germania in tema di politica industriale».

Intanto Pd e Iv hanno bloccato il Piano per l’innovazione.

«Proprio per questa centralità del digitale, è bene che ci sia un supplemento di istruttoria sul Piano per l’innovazione, perché tocca aspetti centrali come la sicurezza dei dati e profili cruciali per la competitività delle imprese… Dobbiamo lavorarci in maniera corale e come ministero dello Sviluppo economico siamo pienamente a disposizione, perché tocca aspetti centrali per la competitività delle imprese: dalla digitalizz azione all’IOT, all’intelligenza artificiale, che aprono possibilità importanti per il made in Italy».