Caro direttore, gli articoli di ieri su Europa e Difesa mi consentono di tornare su alcuni aspetti importanti riguardanti la posizione del nostro Paese nel contesto della politica di sicurezza e di difesa dell’Unione europea.

La visione della Difesa italiana e il suo collocamento in ambito internazionale sono ben chiari: Nato e Ue sono gli architravi della nostra sicurezza.

Il rafforzamento dell’Unione europea della Difesa come pilastro europeo del rapporto transatlantico è la direzione che con convinzione stiamo portando avanti. È una sfida che stiamo conducendo “facendo squadra” con gli altri Paesi europei, con una linea condivisa.

 

Con le mie colleghe francese, tedesca e spagnola l’abbiamo ribadito in una recente lettera indirizzata all’Alto Rappresentante dell’Ue, Borrell, e a tutti gli altri ministri della Difesa della Ue, indicando quelle che riteniamo linee guida imprescindibili:

  • potenziamento della Cooperazione strutturata permanente, la Pesco;
  • riduzione della dipendenza tecnologica da Paesi terzi per migliorare la resilienza, i contributi operativi alle missioni ed operazioni, di cui l’Italia è già oggi il secondo contributore;
  • avvio dello strategie compass – evocato nei contributi degli autori di Repubblica ieri – attraverso il quale determinare le sfide comuni e la postura dell’Unione europea.

Per la Difesa europea, dunque, serve di più. Maggiori investimenti. Maggiore ambizione. Un messaggio, quello della missiva, nei confronti del quale il favore dei nostri colleghi europei è stato unanime.

Ritengo sia frutto anche dell’apprezzamento legato al ruolo centrale che l’Italia ha giocato fin da subito proprio nella Pesco, dove partecipiamo a 25 dei 47 progetti di cooperazione industriale, guidandone 9.

Penso ad esempio alla European Patrol Corvette che vede Francia e Italia confrontarsi intorno alla possibilità di una sua realizzazione da parte di Naviris, la recente joint venture tra Fincantieri e la francese Naval Group.

Numerosi inoltre i programmi di alta tecnologia a cui partecipiamo da protagonisti: Euromale, per la realizzazione di un velivolo non pilotato di nuova generazione, insieme a Francia, Germania e Spagna, solo per fare un esempio. Come il progetto per la Difesa antimissile di nuova generazione che ci vede, insieme alla Francia, realizzare un nuovo sistema missilistico, navale e terrestre, a dimostrazione del nostro pieno coinvolgimento nello sviluppo di capacità europee, anche industriali.

Senza tralasciare il fatto che anche Tempest è un programma di cooperazione tra Paesi alleati. A ciò si aggiunge l’impegno messo su tutti i tavoli per l’istituzione di un Fondo europeo per la Difesa adeguatamente sostenuto. I sette miliardi previsti nel Quadro finanziario pluriennale 2021-2027 sono una prima risposta della quale bisogna cogliere il lato positivo, nell’ottica di favorire investimenti di cui la nostra industria nazionale di settore potrà beneficiare.

A riprova dell’impegno del ministero della Difesa in tal senso, ricordo che, nell’ambito delle progettualità inserite nel Piano di sviluppo industriale europeo di Difesa (Edidp), le industrie italiane hanno ottenuto nel 2019 circa 135 milioni di euro di finanziamenti nell’ambito di 9 progetti di ricerca e sviluppo, di cui 2 a guida nazionale.

L’Italia, lungi dal rallentare e con una visione chiaramente euro-atlantica e di sinergia con la Nato, cui ho voluto dare nuovo impulso, è quindi protagonista per dare concretezza e forza al progetto fin qui incompiuto di Difesa europea. Progetto decisivo per un’Europa politica che sappia essere autorevole attore globale.